Diritto

Credito erariale verso terzi e pignoramento: competente il giudice ordinario

Credito erariale verso terzi e pignoramento: competente il giudice ordinario
Il giudizio avente ad oggetto l’opposizione al pignoramento di un credito del debitore verso terzi, pignoramento avente alla base un credito dell’erario per IVA ed IRAP, è relativo ad atti dell’esecuzione forzata “successivi alla notificazione della cartella di pagamento”, e come tale è estraneo alla giurisdizione del giudice tributario

Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative (aventi natura tributaria) irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio: restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove prevista, dell’intimazione di pagamento. E’ questo il principio sancito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 8618 del 29 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione tributaria provinciale di Milano accoglieva il ricorso proposto da una contribuente avverso il pignoramento presso terzi in relazione ad un credito dell’erario relativo ad IVA e IRAP per l’anno 2005 sul rilievo che, pur essendo priva di fondamento la lagnanza in ordine alla mancata notifica dell’avviso di accertamento e della cartella di pagamento, il detto pignoramento avrebbe dovuto essere limitato alla quota conferita (dalla ricorrente) alla S.a.s. D., avendo (la ricorrente) dimostrato di esserne socia accomandante.

La Commissione tributaria regionale della Lombardia, adita in appello tanto dall’Agenzia delle Entrate che dal concessionario per la riscossione, i quali, “dopo aver dimostrato la definitività dell’avviso di accertamento e della cartella esattoriale regolarmente notificati e non impugnati”, hanno ribadito, alla luce dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/92, l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice tributario in ordine alle impugnazioni degli atti di pignoramento presso terzi, in quanto atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento, ha confermato la sentenza di primo grado.
E ciò “in quanto la contribuente aveva dimostrato di essere socia accomandante della società D., e come tale deve rispondere nei limiti della quota versata”.

Nei confronti della decisione l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione per motivi di giurisdizione. In particolare, l’amministrazione assume che in base alla attuale normativa la giurisdizione tributaria si estenderebbe fino all’impugnazione degli atti prodromici all’esecuzione, quali la cartella esattoriale e l’avviso di mora, ma si arresterebbe davanti alle controversie riguardanti l’esecuzione forzata, per le quali la giurisdizione spetterebbe al giudice ordinario.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, a norma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/92, appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative (aventi natura tributaria) irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio: “restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove prevista”, dell’intimazione di pagamento, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di tale decreto.

Nel caso di specie, il giudizio ha ad oggetto l’opposizione al pignoramento di un credito del debitore verso terzi, pignoramento avente alla base un credito dell’erario per IVA ed IRAP. Esso è quindi relativo ad atti dell’esecuzione forzata “successivi alla notificazione della cartella di pagamento”, ed è come tale estraneo alla giurisdizione del giudice tributario (Cass., sez. un., 31 marzo 2008, n. 8279).
Né è idoneo ad incidere sul carattere della controversia il rilievo secondo cui con l’opposizione al pignoramento si era inteso impugnare anche la cartella di pagamento per nullità della sua notificazione, atteso che la Commissione regionale aveva accertato come l’ufficio e l’agente per la riscossione avessero “dimostrato la definitività dell’avviso di accertamento e della cartella esattoriale regolarmente notificati e non impugnati”; anche il giudice di primo grado aveva del resto rilevato che era “infondata la (dedotta) mancanza di notifica dell’avviso di accertamento e della cartella di pagamento”.
Con la definitività della cartella di pagamento viene infatti meno la possibilità formulare contestazioni che concernano il rapporto tributario ed i suoi elementi costitutivi, assegnate alla cognizione delle commissioni tributarie, appartenendo alla giurisdizione del giudice ordinario “gli atti posti in essere durante la successiva espropriazione forzata, atti che non propongono questioni di natura tributaria, ma riguardano le situazioni giuridiche tutelabili dinanzi al giudice dell’esecuzione” (Cass., sez. un., 5 maggio 2005 n. 10958).

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

A norma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/92, appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative (aventi natura tributaria) irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio: “restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove prevista”, dell’intimazione di pagamento, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di tale decreto.
Corte di Cassazione Sezioni Unite – Sentenza N. 8618/2015

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