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Crediti su pensioni: ecco come richiedere il rimborso

Crediti su pensioni: ecco come richiedere il rimborso
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro illustra l’iter amministrativo e giudiziario per ottenere il rimborso dei crediti pensionistici spettanti per la mancata rivalutazione delle pensioni non superiori a 3 volte il trattamento minimo INPS operato con riferimento agli anni 2012-2013

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 10 del 5 maggio 2015, fornisce un vademecum per il rimborso dei crediti pensionistici spettanti a seguito della sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, con la quale la Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale il blocco della perequazione delle pensioni non superiori a 3 volte il trattamento minimo INPS operato con riferimento agli anni 2012-2013.

L’abrogazione dell’art. 24 comma 4 del D.L. n. 201 del 2011 porta con sé come primo effetto il diritto dei titolari dei trattamenti pensionistici di esigere il credito spettante per l’appunto dalla rivalutazione non riconosciuta e il diritto a ricevere vita natural durante il ricalcolo della pensione attualmente in pagamento per la cui misura non si è tenuto conto della rivalutazione non attribuita e invece spettante cosi come definito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale.

L’impatto sulle finanze pubbliche della rivalutazione non riconosciuta fino al mese di maggio 2015 è stato stimato dalla Fondazione Studi, al netto degli effetti fiscali, in circa 6 miliardi di euro, cifra alla quale occorre sommare l’effetto finanziario del ricalcolo della pensione vita natural durante.

Iter amministrativo e giudiziario
E’ stato ipotizzato l’approvazione di un decreto legge che disponga i criteri ed eventuali limitazioni in ordine alla restituzione delle somme maturate dai pensionati interessati, ipotizzando l’individuazione di un diverso criterio di perequazione rispetto a quanto stabilito dall’art. 69 L. 388/2000.
Sul punto la Fondazione ritiene che la sentenza della Corte Costituzionale fa rivivere la citata disposizione del 2000 e dunque i soggetti interessati hanno già maturato il diritto a veder applicato tale criterio di rivalutazione.
Non appare dunque consentito che un possibile decreto legge approvato oggi possa incidere retroattivamente su un diritto già entrato nel patrimonio dei pensionati interessati.
Per avviare il recupero della perequazione dovrà, in via preventiva, depositarsi domanda amministrativa volta alla ricostituzione della pensione, presentata attraverso:

  • Pin personale;
  • tramite intermediari abilitati (consulenti del lavoro, avvocati, patronato ecc..).

Contenuto della domanda
Nelle voci opzionali da barrare: altre ipotesi o ricalcolo per motivi di reddito.
Inserire, in nota, ricostruzione per intervenuta abrogazione sentenza Corte Costituzionale sent. n. 70/2015, dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 cui allegare:

  • reddito personale;
  • reddito coniuge;
  • data matrimonio;
  • specificazione della tipologia della pensione (numero e categoria);
  • indicare l’IBAN per i pagamenti.

L’Inps potrà:

  • procedere con l’accoglimento dell’istanza, disponendo il relativo pagamento;
  • rigettare l’istanza;
  • procedere con un accoglimento parziale;
  • non rispondere.

Termine per formazione silenzio rigetto
Ai sensi dell’art. 7 della L. n. 533/1973 “in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie, la richiesta all’Istituto assicuratore si intende respinta, a tutti gli effetti di legge, quando siano trascorsi 120 giorni dalla data della presentazione, senza che l’Istituto si sia pronunciato”.
Decorso il temine di formazione del silenzio o ricevuto un riconoscimento parziale o il diniego del diritto, si potrà proporre azione giudiziaria secondo l’interpretazione dell’art. 47 comma 7 cit. norm.
I tempi di espletamento del ricorso giudiziale variano in funzione della collocazione geografica dei Tribunali e delle strategie processuali adottate per la richiesta delle somme.
Sarà sempre necessaria l’assistenza di un legale, in quanto la competenza del giudizio previdenziale è riservata al Giudice del Lavoro, che impone la difesa tecnica.

L’iter d’impugnazione amministrativa della mancata concessione impedisce all’Istituto la facoltà di erogazione del credito.
Laddove nel contesto della controversia si ritenga necessario l’espletamento dell’iter amministrativo, oppure ancora laddove non si ritenga di dover affrontare un giudizio in via preventiva in caso di formazione del silenzio o ricevuto un riconoscimento parziale o il diniego del diritto, si dovrà presentare ricorso attraverso:

  • Pin personale;
  • tramite intermediari abilitati (consulenti del lavoro, avvocati, patronato ecc..).
Oggetto del ricorso: Ottenimento dei ratei di pensione maturati e non percepiti nel biennio 2012-2013, maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria fino all’effettivo soddisfo, a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’azzeramento della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo INPS introdotto dell’art. 24, comma 25 del D.L. 201/2011.

Decorsi 90 giorni dal ricorso se non si è avuto riscontro, si potrà proporre azione giudiziaria.
Sul termine dei 90 giorni si esprime la circolare n. 165 del 15 luglio 1993, che in tal senso legge l’art. 46 comma 6 L. n. 88/1989 che testualmente afferma: “trascorsi inutilmente novanta giorni dalla data della presentazione del ricorso, gli interessati hanno facoltà di adire l’autorità giudiziaria”.
Prima dei 90 giorni e prima dell’espletamento dell’iter amministrativo non è possibile avviare un’azione giudiziaria ai sensi dall’art. 443 c.p.c.

La domanda relativa alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie di cui al comma 1 dell’articolo 442 non è procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa o siano decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi centottanta giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo [149 att.]. Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva l’improcedibilità della domanda a norma del comma precedente, sospende il giudizio e fissa all’attore un termine perentorio di sessanta giorni per la presentazione del ricorso in sede amministrativa [148 att.]. Il processo deve essere riassunto, a cura dell’attore, nel termine perentorio di centottanta giorni che decorre dalla cessazione della causa della sospensione [147 2 att.].
L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio la censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico, induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività.
Consulenti del Lavoro – Circolare N. 10/2015 Corte Cost. – Sentenza N. 70/2015

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