Diritto

Corte di Giustizia: indennizzi diversi per illecita apposizione del termine al contratto e licenziamento illegittimo

Corte di Giustizia: indennizzi diversi per illecita apposizione del termine al contratto e licenziamento illegittimo
L’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non impone di trattare in maniera identica l’indennità corrisposta in caso di illecita apposizione del termine e quella versata in caso di illecita interruzione di un contratto a tempo indeterminato

L’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non impone di trattare in maniera identica l’indennità corrisposta in caso di illecita apposizione del termine e quella versata in caso di illecita interruzione di un contratto a tempo indeterminato.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea, con la sentenza 12 dicembre 2013, Causa C- 361/2013, chiarendo che “la prima indennità è corrisposta in una situazione che è considerevolmente diversa da quella che dà luogo al versamento dell’altra”. La prima, infatti, riguarda lavoratori il cui contratto è stato stipulato in modo irregolare, mentre la seconda riguarda lavoratori licenziati.

Per cui osservano i giudici “la parità di trattamento fra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato comparabili non trova applicazione”. Ciò nondimeno, aggiunge la Corte, gli Stati membri e le parti sociali possono mantenere o introdurre disposizioni più favorevoli per i lavoratori di quelle nell’accordo quadro sul tempo determinato.

IL CASO

Il caso riguardava una signora assunta da Poste Italiane per lavorare presso il Polo Corrispondenza Campania, con contratto a tempo determinato per il periodo dal 4 giugno al 15 settembre 2004. L’apposizione del termine al contratto era stata giustificata con l’esigenza di provvedere alla sostituzione del personale assente nel periodo delle vacanze estive.

IL RICORSO

Successivamente il Tribunale di Napoli aveva constatato la sussistenza di un contratto a tempo indeterminato. Inoltre aveva rilevato una contraddizione fra il regime di indennità previsto dalla legge n. 183/2010 (per il lavoratore illecitamente assunto a tempo determinato un’indennità nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale) e l’ordinario risarcimento previsto dal diritto civile.

Il lavoratore illecitamente assunto a tempo determinato fruisce, infatti, di una tutela meno favorevole rispetto a quella riservata al lavoratore assunto a tempo indeterminato licenziato illecitamente il quale (legge n. 300/1970) ha diritto ad un’indennità commisurata al lasso di tempo trascorso dal giorno del licenziamento illecito sino a quello dell’effettiva reintegrazione nel posto di lavoro.

LA MOTIVAZIONE

Oggi la Corte ha chiarito che le due situazioni non sono comparabili ma che comunque gli Stati membri possono introdurre disposizioni più favorevoli per i lavoratori di quelle dell’accordo. Per questi motivi, la Corte ha dichiarato che: “Sebbene l’accordo quadro consenta che gli Stati membri introducano un trattamento più favorevole rispetto a quello per i lavoratori a tempo determinato non impone di trattare in maniera identica l’indennità corrisposta in caso di illecita apposizione di un termine ad un contratto di lavoro e quella versata in caso di illecita interruzione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato”.

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