Diritto

Corte di Cassazione, le sentenze più interessanti e curiose

Corte di Cassazione, le sentenze più interessanti e curiose
Ecco un elenco completo delle sentenze più curiose della Corte di Cassazione

Pur non avendo “valore di legge”, le sentenze della suprema Corte di Cassazione costituiscono un precedente rilevante di cui giudici e avvocati tengono sempre conto. La Cassazione rappresenta il massimo organo interpretativo delle leggi nonché l’ultimo grado di giudizio e ha il compito di verificare la corretta applicazione della legge al caso concreto (cosiddetto giudizio di “legittimità” e non di merito).

GIOCA AL PC IN UFFICIO, RISCHIA LICENZIAMENTO

I Giudici della Suprema Corte danno ragione ad un’azienda che aveva licenziato un dipendente che usava ripetutamente il pc per giocare durante l’orario di lavoro.
La Cassazione ha accolto il ricorso della società contro un verdetto della Corte d’Appello di Roma e adesso il dipendente rischia il licenziamento. Per la Suprema Corte è “dunque illogica” la motivazione della sentenza d’appello “che lamenta indicazione specifica delle singole partite giocate, essendo il lavoratore posto in grado di approntare le proprie difese anche con la generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 25069/2013)

BAR RUMOROSO RISARCISCA IL CONDOMINIO

La sentenza della Corte di Cassazione n. 22892 ha accolto la richiesta di risarcimento dei danni (morale, biologico e patrimoniale) proposta dal condomino che denunciava il bar sottostante. Secondo il ricorrente, il locale, rimanendo aperto sino a tarda notte e commerciando in tabacchi ed alcolici, arrecava disturbo all’intero palazzo.
I supremi giudici hanno tuttavia precisato come non rientri nel potere del regolamento condominiale il limitare il godimento delle unità abitative destinate a proprietà esclusiva dei singoli condomini (tra questi, il titolare del bar); in caso contrario tale facoltà si tradurrebbe in un’ingiustificata compressione del diritto individuale al godimento del bene, lecito soltanto ove vi sia il consenso espresso del titolare (circostanza che, nel caso in oggetto, non si è verificata).

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 22892/2013)

RITARDO NON SEGNALATO, TRENITALIA CONDANNATA A RISARCIMENTO

Trenitalia è stata condannata dal giudice di pace di Roma a risarcire con 2.337,82 euro Andrea Mannino, un avvocato che nel 2009 aveva subito un danno dal ritardo non segnalato del treno Roma Termini – aeroporto di Fiumicino e aveva fatto causa. La sentenza – pronunciata nel novembre 2010, ma depositata solo nel giugno scorso – è stata resa nota dallo stesso professionista. “Per la prima volta in Italia la principale compagnia di trasporto ferroviario viene obbligata a risarcire un cliente per i danni subiti a causa di un ritardo disinformato” – si legge in un comunicato -. Nella fattispecie il disservizio riguardava un treno da Roma Termini all’aeroporto di Fiumicino, che pur subendo un considerevole ritardo per cause tecniche (come spesso accade), non veniva in alcun modo segnalato all’utenza in attesa. E per la prima volta in Italia Trenitalia decide dolorosamente di non fare appello contro la sentenza del giudice di pace del Tribunale di Roma. Sull’argomento: Ritardi, cancellazioni e overbooking: risarcimenti su tutti i mezzi di trasporto. Le tabelle dei rimborsi.

ITALIA PAESE DI M…” – E’ VILIPENDIO

Dire “in questo schifo di Italia di merda” costituisce vilipendio alla nazione italiana, reato previsto dall’articolo 291 del codice penale. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato la condanna a 1.000 euro di multa (pena condonata) inflitta ad un uomo di Campobasso che si era particolarmente arrabbiato con due carabinieri che lo avevano fermato perché viaggiava a bordo della sua auto con un solo faro acceso. Secondo la Suprema Corte, il diritto di manifestare il proprio pensiero “non può trascendere in offese grossolane e brutali“.

IL “DECORO” DELLA FACCIATA BOCCIA IL CONDIZIONATORE

Il decoro architettonico della facciata di un condominio non si può alterare. In base a questo principio, la Corte di Cassazione ha in più occasioni dichiarato illegittima la collocazione di condizionatori sui muri esterni di immobili condominiali. Il veto vale anche se non si tratta di edifici di pregio e se la facciata risulta deturpata da precedenti interventi.
Inoltre, con l’entrata in vigore, il 18 giugno, della legge di riforma del condominio, la facciata farà parte a pieno titolo della più ampia categoria delle parti comuni di proprietà di tutti i condomini.
Secondo un consolidato orientamento della Cassazione, il decoro architettonico è costituito dall’estetica data dall’insieme delle linee e delle strutture ornamentali che costituiscono la nota dominante ed imprimono all’edificio una sua armoniosa fisionomia

(Sentenze della Corte di Cassazione n. 2189/81, 2313/88 e 8731/98).

DANNO BIOLOGICO E MORALE AL LAVORATORE PRIVATO DI INCARICHI

La Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale del lavoratore privato, di fatto, di ogni compito lavorativo.
Caduto in depressione dopo essere stato trasferito a nuova sede e privato degli incarichi che svolgeve precedentemente, un lavoratore ha sporto denuncia nei confronti dell’azienda alle cui dipendenze lavorava. La società propone ricorso alla sentenza d’Appello che aveva riconosciuto la sussistenza del danno ma i Giudici supremi non accolgono la tesi del datore di lavoro.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 16413/2013)

NESSUNA CONDANNA PER CHI AFFITTA A UN CLANDESTINO

Non è sufficiente favorire la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione unità abitative in locazione, ma è necessario che ricorra il dolo specifico, costituito dal fine di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri, che si realizza ad esempio quando chi affitta un immobile ad un clandestino impone un canone particolarmente oneroso.
Nel caso in esame, la Cassazione annulla la sentenza della Corte d’Appello che aveva condannato una donna per aver favorito la permanenza in Italia di due cittadini extracomunitari privi del permesso di soggiorno, ospitandoli in un appartamento a lei regolarmente affittato, dietro pagamento di una somma di denaro quale pigione.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 26457/2013)

OBBLIGO DI ALIMENTI PER A SORELLA CASALINGA

Il caso ha visto contrapposti una sorella vissuta per quarant’anni nella casa del fratello, occupandosi delle faccende domestiche: terminata la convivenza, indipendentemente dalle motivazioni da valutare, la sorella chiedeva di condannare il fratello all’obbligazione alimentare, trovandosi in una situazione di stato di bisogno, in quanto incapace di provvedere al proprio mantenimento con i proventi di una attività lavorativa.
La Cassazione ha accolto il ricorso della signora, sottolineando che “la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 15397/2013)

MAGGIORENNE DÀ FUOCO ALLA COMPAGNA. LA COLPA ALLA SCUOLA

Una goliardata finita in tragedia. E’ accaduto a Venezia, in un Liceo artistico, durante la recita natalizia. In occasione della rappresentazione, un alunno (maggiorenne) appicca il fuoco per scherzo alle ali d’angelo indossate dalla compagna per la scena. Nell’intento di spegnere le fiamme interviene una seconda studentessa il cui costume prendere fuoco a sua volta, con conseguenti gravi ustioni sul suo corpo, con esiti deturpanti. Quest’ultima muove causa all’Istituto, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.
La Cassazione Civile, a distanza di 15 anni dall’inizio del processo di primo grado, imputa la responsabilità dell’accaduto alla scuola, concludendo che: “La domanda e l’accoglimento di iscrizione alla frequentazione di una scuola – nella specie statale – fondano un vincolo giuridico tra l’allievo e l’istituto, da cui scaturisce, a carico dei dipendenti di questo, appartenenti all’apparato organizzativo dello Stato, accanto all’obbligo principale di istruire ed educare, quello accessorio di proteggere e vigilare sull’incolumità fisica e sulla sicurezza degli allievi, (…) senza il limite del raggiungimento della maggiore età dell’allievo“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 11751/2013)

NASCONDERE L’AUTOVELOX È UNA TRUFFA

L’autovelox non può essere usato dalle amministrazioni comunali come uno strumento per fare cassa a qualunque costo. E quindi è colpevole del reato di truffa la società che colloca i rilevatori di velocità in posizione nascosta con lo scopo di registrare più infrazioni possibili. Questi apparecchi, sembra dire la Cassazione, devono fondamentalmente avere una funzione deterrente a favore della sicurezza stradale. Collocarli in punti nascosti e senza segnalazioni, sebbene lo strumento sia omologato e tarato correttamente, rappresenta un uso illegittimo.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 22158/2013)

UNA RELAZIONE EXTRACONIUGALE ONLINE NON È VERO ADULTERIO

Non c’è addebito della separazione se la relazione è solo “virtuale”. La Cassazione entra di nuovo nelle questioni tra moglie e marito stabilendo che un rapporto, sia pure prolungato, ma che si svolge solo via web non ha i requisiti dell’adulterio. La vicenda riguarda una donna sposata che aveva intrattenuto per più di 2 anni una relazione su internet con un altro uomo (residente in un’altra città) senza avere – nel linguaggio della sentenza – “congressi carnali” (cioè senza sesso). Ma non è questo, per i giudici, l’unico motivo per cui non c’è addebito: una relazione online non è di pubblico dominio e quindi non comporta “offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge” nei confronti della comunità.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 8929/2013)

L’INADEGUATEZZA DEL DIPENDENTE GIUSTIFICA IL LICENZIAMENTO

E’ giusta causa di licenziamento non essere all’altezza del ruolo professionale che viene affidato. La Cassazione riconosce pienamente la facoltà del datore di lavoro di giudicare l’adeguatezza del dipendente (ed eventualmente di provare il contrario). Il caso riguarda una psicologa assunta dall’Asl di Trento e licenziata per carenze professionali: per l’azienda non era in grado di relazionarsi col pubblico né con gli altri colleghi, ostacolando il lavoro altrui. Il ricorso della lavoratrice era stato respinto anche in primo e secondo grado perché la Asl era riuscita a fornire le prove della sua inadeguatezza. La Sezione lavoro della Cassazione, riconoscendo la validità formale delle prove (e non potendo entrare nel merito delle vicenda), ha stabilito che il licenziamento è legittimo perché si è verificata una circostanza che – come recita la legge – “non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 12561/2013)

L’INQUILINO NON PAGA L’AFFITTO? IL PROPRIETARIO PAGHI LE TASSE

Il mancato versamento dell’affitto per morosità da parte del conduttore è irrilevante ai fini dell’assoggettamento all’imposta sui redditi dovuta dal proprietario dell’immobile. Fino a quando il contratto non viene risolto. Lo ha deciso la Cassazione, affermando così il principio che il reddito imponibile degli immobili affittati è quello risultante dal contratto, non da quanto effettivamente percepito dal locatore.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 11158/2013)

MAL DI MOUSE? INABILITA’ AL 15% CON RISARCIMENTO

La perizia tecnica parla di “sindrome pronatoria con compressione del nervo mediano all’avambraccio destro da overuse“. Tradotto significa: l’uso prolungato del mouse fa male e può produrre un’inabilità lavorativa che l’INAIL deve risarcire. Lo stabilisce, con una sentenza destinata a creare un importante precedente, la Corte di Appello dell’Aquila. Non è la Cassazione ma la decisione è comunque definitiva (tecnicamente “è passata in giudicato”) perché la controparte (l’INAIL, appunto) non ha fatto ricorso entro il termine stabilito.
Il caso riguarda un bancario di Pescara addetto alla movimentazione titoli al quale l’uso del computer (e del mouse) tutti i giorni per 8-9 ore (durante l’apertura della Borsa) aveva provocato una “tecnopatia” all’avambraccio destro con dolori e difficoltà di utilizzo della mano. I giudici hanno fissato l’inabilità al 15% e hanno condannato l’INAIL a risarcire il lavoratore. Per la prima volta un problema molto diffuso tra chi lavora al Pc arriva arriva in tribunale e si conclude con un riconoscimento così preciso.
(Sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila del 14 febbraio 2013)

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: UN CONTROLLO NON BASTA

Guidava in stato di ebbrezza, ma il rilevamento con l’etilometro unitamente all’accertamento sintomatico da parte della Polizia Stradale dell’elevato tasso alcolico del conducente (descritto in una dettagliata relazione dall’agente) non sono stati sufficienti.
La Corte d’Appello di Milano aveva confermato la condanna emessa dal Tribunale di Sondrio alla pena di sedici giorni di arresto ed Euro 720,00 di ammenda (pena detentiva sostituita con la pena pecuniaria corrispondente, e così complessivamente alla pena di Euro 1.328,00 di ammenda). Ma i giudici della Cassazione, a seguito del ricorso operato dall’imputato, annullano la sentenza: una sola misurazione con l’etilometro non è sufficiente, occorreva ripetere la stessa una seconda volta, come prescritto dal Codice della Strada.
Si legge sulla sentenza del Palazzaccio: “L’indole eminentemente apodittica della motivazione così come redatta nel provvedimento qui impugnato impone di riscontrarne il carattere sostanzialmente illogico, da tanto derivando il necessario annullamento della ridetta sentenza“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 18375/2013)

CONTROLLI FISCALI ANCHE PER I DIPENDENTI

Non solo aziende e professionisti. Il fisco può controllare i conti bancari di tutti e “presumere” redditi nascosti se riscontra movimenti non giustificabili dalla dichiarazione dei redditi. Lo autorizza la Sezione tributaria della Corte di Cassazione.
Anche i lavoratori dipendenti, che finora si sentivano esenti da indagini perché i loro redditi sono tassati alla fonte, devono stare attenti a movimentazioni “strane” sul conto corrente. I supremi giudici stabiliscono infatti che la “presunzione [di evasione fiscale, n.d.r.] ha portata generale e riguarda le dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, a prescindere dall’attività svolta“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 8047/2013)

LICENZIAMENTO LEGITTIMO SE LA PAUSA-CAFFÈ BLOCCA IL LAVORO

La pausa-caffè non può intralciare o creare rischi all’attività lavorativa. Lo afferma la Sezione Lavoro della Cassazione partendo dal caso di un impiegato di banca licenziato per essere andato al bar lasciando lo sportello con 15 persone in attesa e la cassa aperta. Il dipendente – oltretutto recidivo – ha invocato a sua difesa la “prassi aziendale“. Ma la Suprema Corte non ha sentito ragioni sostenendo che “la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, dev’essere apprezzata con riguardo non soltanto all’interesse patrimoniale della datrice di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell’interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito“.

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 7819/2013)

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