Fisco

Corte dei Conti: Spesometro e Redditometro sul “banco degli imputati”

La Corte dei Conti boccia lo Spesometro e Redditometro: avrebbero comportato impatti negativi sui consumi e incrementato la propensione all’acquisto di beni e servizi in nero
La Corte dei Conti boccia lo spesometro e redditometro: avrebbero comportato impatti negativi sui consumi e incrementato la propensione all’acquisto di beni e servizi in nero

Le misure sbandierate negli ultimi cinque anni nell’azione di contrasto all’evasione non solo non sembrano aver prodotto gli effetti sperati, ma, come nel caso dello spesometro, talvolta hanno comportato impatti negativi sui consumi e in termini di incremento della propensione all’acquisto di beni e servizi “in nero”. Nel mirino anche il nuovo redditometro, bollato come strumento “non risolutivo” e dalla dubbia efficacia. E’ quanto sottolinea la Corte dei Conti nel suo rapporto annuale sul coordinamento della finanza pubblica.

Nonostante la consapevolezza sul ruolo centrale rivestito dal contrasto all’evasione nell’azione di risanamento della finanza pubblica, la strategia adottata dal legislatore nel corso della passata legislatura, ricomprendendosi dunque gli ultimi cinque anni, ha avuto un andamento “ondivago e contraddittorio”.

Si apre così il capitolato dedicato al monitoraggio dell’andamento dei fenomeni evasivi ed elusivi ricompreso nel Rapporto della Corte dei Conti 2013 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato il 28 maggio in Senato e pubblicato ieri.

Nell’orizzonte temporale considerato, osserva la Corte, si sono riscontrati due orientamenti contrapposti nelle strategie legislative di contrasto all’evasione. Una prima fase, in particolare, si è contraddistinta per la rimozione di alcune delle più efficaci misure antievasione adottate nel biennio 2006-2007, quale la soppressione degli elenchi clienti e fornitori e della trasmissione telematica dei corrispettivi.

Solamente a partire dal 2010, complice l’avanzare delle difficoltà della finanza pubblica, si è registrata un’inversione di tendenza nelle strategie legislative, con scelte – tuttavia – rivelatesi “poco efficaci” con conseguenti ricadute negative.

I principali riferimenti della Corte dei conti sono rivolti all’introduzione dell’obbligo di comunicazione delle operazioni di importo pari o superiore a 3.600 euro (c.d. spesometro) e in seconda battuta all’istituzione del nuovo redditometro.

In particolare, per quanto concerne l’obbligo di rilevazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, sono due gli effetti negativi riscontrati dalla Corte dei Conti: da un lato la depressione dei consumi; dall’altro unincremento della propensione ad effettuare acquisti di beni e servizi “in nero”.

Va pure segnalato – aggiunge la magistratura contabile – come il persistente obbligo di comunicazione delle operazioni pari o superiori a 3.600 euro sembri oggi scarsamente utile, finendo per sovrapporsi all’obbligo di comunicazione delle operazioni da parte degli intermediari finanziari, tenuto conto che tutti i pagamenti di importo superiore ai 1.000 euro dovrebbero comunque essere rilevati nei conti stante il divieto di pagamento in contanti.

Ancor più duro è il passaggio sulla nuova disciplina dell’accertamento sintetico, innovata dal D.M. del 24 dicembre 2013, con la Corte che denuncia come il clamore mediatico suscitato dal nuovo redditometro appaia “sproporzionato” rispetto alle “limitate potenzialità dello strumento” e alla presumibile efficacia dello stesso, destinato a costituire un “criterio complementare” per l’accertamento dell’Irpef.

In definitiva, tirando una linea di somma, l’azione del legislatore si è rivelata “incerta”, con l’alternarsi di provvedimenti tra di loro contrastanti, con il risultato di un’azione, ovviamente, poco efficace.

Dunque – conclude la Corte dei Conti – toccherà al legislatore fare la propria parte, stando però ben attenti a non aumentare la pressione fiscale in modo indiscriminato, ma mettendo a punto una vera e propria riforma, che contempli l’utilizzo di nuovi strumenti (con un maggior ricorso all’incrocio delle banche dati), in un’ottica di rivisitazione dell’intera struttura fiscale.

Corte dei Conti – Rapporto 2013 Coordinamento Finanza Pubblica

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