Lavoro

Cooperative sociali: modalità di calcolo dei soggetti svantaggiati

Cooperative sociali: modalità di calcolo dei soggetti svantaggiati
La determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati va effettuata per “teste” e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi

La determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati va effettuata per “teste” e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi. Lo ha chiarito la Direzione generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con interpello n. 17/2015 del 20 luglio 2015, rispondendo al quesito posto dall’Associazione generale cooperative italiane, Confcooperative e Legacoop.

L’ISTANZA DI INTERPELLO
L’Associazione generale cooperative italiane, Confcooperative e Legacoop hanno avanzato istanza di interpello al fine di ottenere chiarimenti dal Ministero del Lavoro in ordine alle modalità di computo da seguire per la corretta determinazione della percentuale minima del 30% dei soggetti svantaggiati ex art. 4 della legge n. 381/1991, recante la disciplina delle cooperative sociali.
In particolare, è stato chiesto al Ministero se il suddetto calcolo debba essere effettuato per “teste” ovvero in base alle ore lavorate dai soggetti che svolgono l’attività presso le cooperative in questione.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO
Al fine di fornire la soluzione alla problematica sollevata, occorre muovere dalla lettura dell’art. 4, comma 2, della legge n. 381/1991, ai sensi del quale “le persone svantaggiate” indicate al comma 1 della medesima norma “devono costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa” nonché, compatibilmente con il loro stato soggettivo, assumere la qualità di socio della cooperativa stessa.

La rilevanza dell’accertamento del suddetto requisito, come già chiarito dal Ministero del Lavoro nella risposta ad interpello n. 4/2008, risiede nella circostanza che solo laddove si riscontri il raggiungimento di tale percentuale minima la cooperativa sociale di tipo b) potrà fruire di alcuni benefici fiscali e di altre peculiari trattamenti, tra i quali la totale esenzione contributiva prevista dal disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo.
Nel citato interpello sono state fornite indicazioni in merito alla individuazione del parametro temporale di riferimento per il calcolo della percentuale del 30% ed è stato precisato come tale limite debba essere inteso quale “media annuale dei lavoratori in forza”, salvo diversa previsione da parte della legislazione regionale (anche in conformità alle più recenti normative comunitarie e nazionali che si riferiscono al “parametro annuo” per la verifica del requisito di PMI).

Ciò premesso, per quanto attiene alla diversa questione dei criteri di computo per la corretta determinazione della percentuale in argomento, il Ministero del Lavoro osserva che l’art. 4, comma 2, della legge n. 381/1991, utilizza le locuzioni “persone svantaggiate” e “lavoratori della cooperativa” ai fini della individuazione della percentuale stessa, non richiamando in alcun modo criteri afferenti all’orario di lavoro effettivamente svolto dai soggetti disagiati.

La ratio della legge, del resto, risiede nel creare opportunità lavorative per quelle persone che, proprio a causa della loro condizione di disagio psichico, fisico e sociale, trovano difficoltà all’inserimento nel mercato del lavoro, anche e soprattutto laddove si richieda loro una prestazione lavorativa a tempo pieno.

Per le ragioni sopra indicate, il Ministero del Lavoro ritiene che la determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati vada effettuata per “teste” e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi.

Ministero del Lavoro – Interpello N. 17/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *