Diritto

Controlli a distanza legittimi solo se a scopo «difensivo»

Controlli a distanza legittimi solo se a scopo «difensivo»
Le garanzie poste in materia di divieto di controlli a distanza dei lavoratori trovano applicazione con riferimento ai controlli difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando, però, tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso», con la conseguenza che devono ritenersi legittimi i controlli – anche se occulti – diretti ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale

In tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dallo Statuto dei Lavoratori (art. 4, comma 2) per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, dai quali derivi la possibilità di verifica a distanza dell’attività dei lavoratori, trovano applicazione ai controlli, c.d. difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando, però, tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei a rapporto stesso; ne consegue che esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3122 depositata il 17 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Ancona, a conferma sul punto della decisione del Tribunale della stessa sede, ha dichiarato illegittimi i licenziamenti comminati a tre dipendente, con attribuzione della tutela reale.

In particolare, i recessi erano stati intimati dal datore di lavoro in ragione del compimento ad opera dei lavoratori predetti – addetti al carico di carburante nelle autobotti – di operazioni fraudolente volte ad alterare il carico effettivo, in concorso con gli autisti, e dunque alla sottrazione di carburante aziendale.

In sede di appello, la Corte territoriale ha acquisito il filmato riproducente le attività illecite contestate ai lavoratori, attribuendo a tale documento valore probatorio (nonostante il disconoscimento di conformità all’originale opposto dal datore), ammettendo testimonianza volta al riconoscimento delle persone ritratte nel filmato; la sentenza ha quindi ritenuto provati i fatti sulla base di tali prove e, chiusa l’istruttoria, ha ritenuto legittimi i licenziamenti verso due dipendenti, in quanto proporzionati ed irrogati al termine di procedimenti disciplinari regolari. Nei confronti di un terzo dipendente, la sentenza impugnata ha ritenuto provata solo una passiva ed episodica partecipazione ai fatti ed ha valutato il fatto come meritevole di sanzione conservativa e non espulsiva.

Nel ricorso per cassazione, la società censura la decisione della Corte territoriale per aver ammesso ed utilizzato prove testimoniali su valutazioni personali.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. Sul punto, gli Ermellini richiamano la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale, in tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dalla legge n. 300 del 1970, articolo 4, comma 2, espressamente richiamato dal Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 114, per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, dai quali derivi la possibilità di verifica a distanza dell’attività dei lavoratori, trovano applicazione ai controlli, c.d. difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando, però, tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei a rapporto stesso; ne consegue che esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale.

In particolare, Sez. L, sentenza n. 2117 del 28/01/2011 ha affermato che, in tema di controllo a distanza dei lavoratori, il divieto previsto dall’art. 4 dello statuto dei lavoratori di installazione di impianti audiovisivi od altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, riferendosi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, non preclude a questo, al fine di dimostrare l’illecito posto in essere da propri dipendenti, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall’azienda da un soggetto terzo, del tutto estraneo all’impresa e ai lavoratori dipendenti della stessa, per esclusive finalità “difensive” del proprio ufficio e della documentazione in esso custodita, con la conseguenza che tali risultanze sono legittimamente utilizzabili nel processo dal datore di lavoro.

Da quì, dunque, il rigetto del ricorso.

In tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dalla Legge n. 300 del 1970, articolo 4, comma 2, espressamente richiamato dal Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 114, per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, dai quali derivi la possibilità di verifica a distanza dell’attività dei lavoratori, trovano applicazione ai controlli, c.d. difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando, però, tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei a rapporto stesso; ne consegue che esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale.

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