Diritto

Contributo di solidarietà anche dai lavoratori in servizio

Contributo di solidarietà anche dai lavoratori in servizio
E’ da ritenersi “definitivamente” legittimo il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria dovuto anche dai lavoratori in servizio

Il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria è dovuto anche dai lavoratori in servizio. Tale previsione si giustifica in relazione al carattere differenziato della loro posizione previdenziale rispetto a quella della generalità dei cittadini e dei lavoratori. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 620 del 15 gennaio 2015, ha deciso in tal senso sul contenzioso instaurato tra alcuni dipendenti INPS e l’Istituto previdenziale alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 156/2014), che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della relativa disciplina.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra alcuni dipendenti INPS e l’Istituto previdenziale. La Corte d’Appello, in riforma della pronuncia di primo grado, dichiarò che i dipendenti INPS non erano obbligati a versare il contributo di solidarietà del 2% previsto dall’art. 64, comma 5, legge n. 144/99 fino a quando non avessero percepito le prestazioni previdenziali integrative contemplate dal comma 3 del medesimo articolo, condannando l’Istituto al versamento dell’importo trattenuto. La sentenza, in altri termini, si basa sul rilievo che il contributo di solidarietà di che trattasi deve essere versato sulla pensione integrativa, con la conseguenza che quest’ultima deve pervenire a concreta erogazione.

Avverso tale sentenza della Corte d’Appello, l’INPS proponeva ricorso per cassazione, in particolare prospettando una diversa interpretazione della normativa applicabile nella fattispecie, assumendo che il contributo di solidarietà deve essere esteso anche alle prestazioni integrative “maturate” dai dipendenti ancora in servizio e, pertanto, non ancora “erogate”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’INPS. Giova precisare che l’art. 64, comma 2, legge n. 144/99, ha disposto, a decorrere dal 1° ottobre 1999, la soppressione dei fondi per la previdenza integrativa dell’assicurazione generale obbligatoria per i dipendenti degli enti di cui alla legge 20 marzo 1975, n. 70 (ossia gli enti pubblici, come INPS ed INAIL, facenti parte del cosiddetto parastato), con contestuale cessazione delle corrispondenti aliquote contributive previste per il finanziamento dei fondi medesimi: il successivo comma 3 ha poi riconosciuto agli iscritti ai fondi soppressi “(…) il diritto all’importo del trattamento pensionistico integrativo calcolato sulla base delle normative regolamentari in vigore presso i predetti fondi che restano a tal fine confermate anche ai fini di quiescenza e delle anzianità contributive maturate alla data del 1° ottobre 1999”. Attraverso questa disposizione, anche coloro che – alla data della soppressione (1° ottobre 1999) – non avevano ancora conseguito i requisiti prescritti dalla normativa del Fondo e, quindi, non avrebbero avuto alcun diritto nei suoi confronti, finiscono con l’acquisire comunque la prestazione integrativa; in altri termini “tutti” i dipendenti di questi enti “maturano” la pensione integrativa nella misura conseguita al 1° ottobre 1999, ancorché la sua concreta erogazione competa poi solo a coloro che hanno già acquisito la pensione obbligatoria, secondo la regola ormai generalizzata per cui la pensione integrativa si consegue solo in presenza dei requisiti e con la decorrenza previsti per l’assicurazione generale obbligatoria di appartenenza.
Inoltre, come previsto dalla parte finale del suddetto comma 3, gli importi maturati al 1° ottobre 1999 vengono rivalutati annualmente sulla base degli indici Istat, di talché, al momento del conseguimento della pensione obbligatoria, i dipendenti in servizio avranno diritto alla pensione integrativa nel maturato al 1° ottobre 1999, incrementato della rivalutazione per ciascuno degli anni che li separano dalla pensione. Infine il quinto comma dell’art. 64 introduce, dalla medesima data del 1° ottobre 1999, un contributo di solidarietà del 2% “(…) sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria erogate o maturate presso i fondi e la gestione speciale di cui al comma 2”.

Tanto premesso, la Corte di Cassazione evidenzia come la questione che si pone è pertanto la seguente: se detto contributo di solidarietà del 2% debba gravare solo su coloro che percepiscono la pensione integrativa, oppure anche (attraverso ritenute sulla retribuzione) sui dipendenti in servizio, i quali, pur non ricevendola concretamente, la abbiano già maturata.
La soluzione offerta dai giudici di legittimità è chiara, soprattutto alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 156/2014), che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della relativa disciplina, in particolare osservando che detta disposizione interviene in una materia nella quale, prima di tale intervento chiarificatore, vi era una situazione di oggettiva incertezza, con relativo contrasto giurisprudenziale, in ordine all’applicabilità o meno del menzionato contributo oltre che agli ex dipendenti già collocati a riposo anche ai lavoratori ancora in servizio.

Orbene, si osserva la normativa del 1999 non contrasta né con la Costituzione né con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto, da un lato, essa non incide su posizioni giuridiche acquisite, né su un affidamento che non poteva essere riposto su una disciplina di così controversa esegesi ed applicazione; dall’altro, perché essa risponde ad obiettivi d’indubbio interesse generale, e di rilievo costituzionale, quali, in primo luogo, quello della certezza del diritto e, parallelamente, quelli del ripristino dell’uguaglianza e della solidarietà, all’interno di un sistema di previdenza.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 620/2015

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