Diritto

Contributi, il versamento tardivo non esclude il dolo del datore

Contributi, il versamento tardivo non esclude il dolo del datore
Il versamento tardivo all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei propri dipendenti non esclude il dolo del datore di lavoro

Il versamento tardivo all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei propri dipendenti non esclude il dolo del datore di lavoro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18654 del 6 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Genova, riformando la decisione del Tribunale, ha condannato un datore di lavoro alla pena di un mese di reclusione e 100 euro di multa per avere omesso, in più occasioni, di trasferire all’INPS le trattenute operate al fini previdenziali ed assistenziali sulle retribuzioni versate ai propri dipendenti.
In particolare, la Corte territoriale non ha ritenuto, come invece fatto dal Tribunale, che fosse indice della assenza di dolo nell’omesso versamento il fatto che il datore di lavoro, a comprova della mera dimenticanza del tempestivo pagamento, avesse provveduto all’integrale versamento di quanto dovuto ancorché tardivamente.

Nel ricorso per cassazione, il datore di lavoro censura la sentenza della Corte territoriale nella parte in cui questa non ha ritenuto che, stante l’irrisoria entità della violazione ed il pronto pagamento di quanto omesso, vi fossero indici della assenza di dolo in capo al medesimo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal datore di lavoro. Osservano, sul punto, gli Ermellini che, essendo il reato contestato un reato meramente omissivo, esso già si era perfezionato al momento della inutile scadenza del termine per l’effettuazione del tempestivo versamento delle ritenute previdenziali operate sulla retribuzioni versate ai propri dipendenti.

In ragione di ciò ogni attività successiva deve ritenersi, in linea di principio, costituire un post factum non rilevante ai fini della elisione della rilevanza penale della condotta. L’unica eccezione (che nel caso di specie non si è verificata) è costituita dal pagamento intervenuto entro il termine di tre mesi dall’avvenuta ricezione da parte del soggetto obbligato dell’accertamento amministrativo della avvenuta omissione (art. 2, comma 1-bis, del D.L. n. 463/83).
E’, anzi, proprio la espressa previsione di siffatta norma eccezionale che rafforza la tesi della irrilevanza negli altri casi del tardivo adempimento dell’obbligo contributivo.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 18654/2015

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