Fisco

Contributi enti assistenziali, oneri indeducibili

Contributi enti assistenziali, oneri indeducibili
Non possono essere dedotti dal reddito complessivo i contributi versati da un libero professionista a un fondo rientrante nella categoria degli enti aventi esclusivamente fine assistenziale, e non tra i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale

Non possono essere dedotti dal reddito complessivo i contributi versati da un libero professionista a un fondo rientrante nella categoria degli enti aventi esclusivamente fine assistenziale, e non tra i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 107/E del 3 dicembre 2014.

IL FATTO
Una libera professionista aderisce in data 1° gennaio 2013 ad un Fondo quale socio beneficiario individuale ai sensi dell’art. 4, punto 3 dello Statuto. Tale disposizione prevede che possono aderire al Fondo “i soci beneficiari individuali, intendendosi per tali le persone fisiche, i liberi professionisti ed i lavoratori autonomi e tutti coloro che volontariamente intendano avvalersi delle prestazioni erogate dal Fondo”. In conseguenza dell’adesione, la professionista versa la quota associativa annuale, pari ad euro 25,00, ed i contributi assistenziali dovuti per l’anno 2013, pari ad euro 420,00.

Nello specifico, il Fondo risulta regolarmente iscritto all’Anagrafe dei Fondi Sanitari, alla sezione dei fondi che operano ai sensi dell’art. 51 del TUIR, ma non anche alla sezione dei fondi ex art. 10 del TUIR. Il fondo in questione eroga prestazioni sia integrative che sostitutive del Servizio sanitario nazionale (S.N.N.) e consente l’adesione allo stesso da parte di tutti i cittadini, lavoratori dipendenti e non, che individualmente su base volontaria intendono integrare la propria copertura sanitaria per sé e per la propria famiglia, beneficiando dei vantaggi mutualistici offerti dal Fondo stesso.

Dopo avere richiamato gli artt. 10, comma 1, lett. e-ter), e 51, comma 2, lett. a), del TUIR, e ripercorso l’excursus normativo sui fondi sanitari integrativi, la professionista chiede chiarimenti in merito alla deducibilità ex art. 10, comma 1, lett. e-ter), del TUIR, dei contributi assistenziali versati al Fondo. In particolare, chiede::

  1. se il versamento effettuato da un contribuente non lavoratore dipendente ad un fondo sanitario iscritto alla sezione dell’Anagrafe dei fondi sanitari prevista per i fondi che operano ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. a), del TUIR, sia comunque fiscalmente deducibile ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. e-ter), del TUIR;
  2. se l’ambito di operatività dei fondi sanitari ex art. 10, comma 1, lett. e-ter), del TUIR, sia coincidente con quello dei fondi che operano ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. a), del TUIR, sicché ad un fondo sanitario già operante ai sensi di tale ultima norma (quale il Fondo in questione) debbano essere riconosciuti tutti i 3 requisiti fiscalmente richiesti per operare anche ai sensi della prima (art. 10, comma 1, lett. e-ter, del TUIR). In questo caso, secondo l’istante, sarebbe ammessa la deducibilità fiscale ex art. 10, comma 1, lett. e-ter), dei contributi versati da lavoratori non dipendenti al Fondo, anche laddove esso non sia stato iscritto all’apposita sezione dell’Anagrafe dei fondi sanitari prevista per i fondi che operano ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. e-ter), del TUIR.

IL PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Nel documento di prassi, l’Agenzia delle Entrate evidenzia che la questione – riguardante l’applicabilità dell’art. 10, comma 1, lettera e-ter), TUIR ai contributi versati al Fondo – comporta necessariamente la preliminare verifica della riconducibilità del Fondo stesso all’ambito di operatività dei fondi sanitari integrativi di cui all’art. 9, D.Lgs. n. 502/1992.

Il Ministero della Salute, interpellato in merito (in quanto competente in materia di applicazione delle disposizioni riguardanti i fondi sanitari), ha ritenuto che “gli enti, casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente finalità assistenziale, di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a) TUIR, non possono essere equiparati ai Fondi sanitari integrativi di cui all’articolo 9, D.Lgs. n. 502/1992 e, pertanto, ad essi non può applicarsi l’art. 10, comma 1, lettera e-ter) del medesimo D.P.R. n. 917/1986”.

Per quanto concerne la disciplina fiscale, in particolare, il Ministero fa notare che “mentre l’art. 10, comma 1, lettera e-ter) disciplina gli oneri deducibili dal ‘reddito complessivo’, ricomprendendo, tra questi, i contributi versati ai fondi integrativi nazionali, ma non a quelli versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, l’art. 51, comma 2, lettera a), si riferisce specificamente al reddito da lavoro dipendente, prevedendo espressamente la deducibilità dei contributi versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, ma non a quelli versati ai fondi integrativi del servizio sanitario nazionale. La differenza tra i fondi sanitari integrativi e gli enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale consiste proprio nel fatto che i primi, come detto, sono finalizzati all’erogazione di prestazioni non comprese nei livelli essenziali di assistenza, mentre i secondi possono finanziare anche prestazioni sostitutive rispetto a quelle già erogate dal Servizio sanitario nazionale”.

Il Ministero sul punto evidenzia anche che “il legislatore, dunque, aveva ben presente la predetta distinzione, e il fatto che, con riguardo al reddito complessivo, abbia previsto la deducibilità dei soli contributi versati ai fondi integrativi del servizio sanitario nazionale, mentre quella dei contributi versati agli enti o casse aventi esclusivamente fini assistenziali sia stata riferita solo al reddito da lavoro dipendente, depone a favore della tesi secondo cui le due fattispecie non possano essere accomunate”.

In base alle disposizioni normative e al parere del Ministero della Salute, conclude quindi l’Agenzia delle Entrate, il professionista non può dedurre dal reddito complessivo, ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera e-ter), TUIR, i contributi versati ad un fondo che non rientri tra i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale. Rimane ferma per il professionista l’indeducibilità dei contributi ai sensi dell’art. 51, comma 2, lettera a), TUIR.

Agenzia delle Entrate – Risoluzione N. 107/E/2014

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