Fisco

Contributi da riscatto di laurea: la deducibilità nel modello 730/2013

I contributi da riscatto di laurea rientrano tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo ai fini Irpef
I contributi da riscatto di laurea rientrano tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo ai fini Irpef

Con le riforme delle pensioni intervenute negli ultimi anni, molti lavoratori italiani si sono attivati per riscattare la propria laurea ai fini contributivi. Il riscatto di laurea, a titolo oneroso, consente di recuperare gli anni del corso legale universitario nell’anzianità contributiva necessaria per l’accesso alla pensione. E molto spesso, tale riscatto, per coloro che sono al limite tra una riforma pensioni e l’altra, permette l’accesso alla pensione anticipata o il miglioramento dell’importo della pensione. Può essere una salvezza.

Uno degli incentivi più importanti, in termini economici, che favorisce la scelta di riscattare la laurea è la deducibilità dei contributi da riscatto pagati all’Inps. I contributi previdenziali e assistenziali, obbligatori e volontari, versati all’ente pensionistico di appartenenza, sono oneri deducibili dal reddito complessivo ai fini Irpef. Ciò significa che il loro ammontare viene scomputato dal reddito complessivo personale sul quale si calcolano le imposte sul reddito.

L’art. 10 del TUIR infatti elenca gli oneri deducibili dal reddito, includendo al comma 1 lettera e) “i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi”. E’ possibile versare all’Inps dei contributi da riscatto, deducibili. Ed il più importante è il riscatto di laurea.

I contributi da riscatto di laurea nel modello 730/2013. I contributi previdenziali, volontari o da riscatto, per poter fruire della deducibilità del loro costo, vanno indicati in dichiarazione fiscale, nel modello 730/2013 o nel modello Unico PF. L’indicazione dei contributi previdenziali nel modello 730 del 2013 va effettuata nel quadro “E – Oneri e spese”, nella sezione II che riquadra appunto le spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo. Più precisamente va compilato il rigo E21, colonna 2.

Ovviamente in tale colonna non vanno indicati i contributi obbligatori versati dai lavoratori durante il rapporto di lavoro, ossia quelli pagati in busta paga e trattenuti dal datore di lavoro. Questi ultimi contributi sono deducibili dal reddito ma vengono già considerati mensilmente, infatti l’imponibile fiscale in busta paga è pari all’imponibile previdenziale meno i contributi a proprio carico.

Le istruzioni del modello 730 riguardo al rigo E21 – Contributi previdenziali e assistenziali – prevedono di indicare, alla colonna 2, “l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e volontari versati all’ente pensionistico di appartenenza. Rientrano tra queste spese, i contributi previdenziali e assistenziali versati facoltativamente all’ente pensionistico di appartenenza, compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi, per il riscatto degli anni di laurea (sia ai fini pensionistici sia ai fini della buonuscita), per la prosecuzione volontaria e per il cosiddetto “fondo casalinghe”.

La deduzione spetta anche se gli oneri indicati nelle colonne 1 e 2 sono stati sostenuti per i familiari fiscalmente a carico. Quindi la deducibilità del riscatto di laurea può essere destinata anche al genitore che versa a proprio carico l’onere per il riscatto della laurea del figlio.

Quando i contributi da riscatto di laurea rientrano tra le detrazioni d’imposta del 19%. Quando il riscatto degli anni laurea è effettuato in favore di familiari che non hanno cominciato un’attività lavorativa e non sono iscritti né all’Inps né ad altre forme obbligatorie di previdenza, questi familiari laureati non possono usufruire della deduzione fiscale. I contributi versati rappresentano oneri detraibili dall’Irpef nella misura del 19% e vanno indicati con il codice 32 in uno dei righi E17, E18 o E19 del quadro E – Oneri e spese del modello 730/2013. E’ il caso di un padre che provvede a riscattare la laurea per un figlio neo laureato e che non ha mai lavorato. L’importo da indicare col codice 32 deve comprendere le erogazioni indicate con il codice 32 nelle annotazioni del CUD. Se, invece, i contributi sono stati versati direttamente dall’interessato che ha percepito un reddito sul quale sono dovute le imposte, possono essere dedotti dal reddito di quest’ultimo (rigo E21).

La rateizzazione e la deducibilità nel 730 di ogni anno. Riscattare quattro anni di corso di laurea non costa poco, il sistema di calcolo della pensione (retributivo, contributivo o misto) è il riferimento per il calcolo dell’onere di riscatto. Il lavoratore deve sostanzialmente versare di tasca propria una contribuzione calcolata sull’intero corso legale di laurea di 4 o 5 anni. Vale il principio di cassa, quindi è importante ai fini fiscali la data del pagamento da parte del soggetto passivo. Ad esempio, ai fini della deducibilità, nel 730/2013 sono deducibili tutti i contributi da riscatto versati nell’anno d’imposta 2012, indipendentemente dall’anno di competenza al quale si riferiscono. Conta l’anno in cui avviene la spesa, ossia il versamento dei contributi oggetto di deducibilità.

Contributi da riscatto di laurea: la deducibilità nel modello 730/2013
I contributi da riscatto di laurea rientrano tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo ai fini Irpef

Ne consegue che essendo gli oneri deducibili dal reddito complessivo, i contribuenti lavoratori che operano il riscatto di laurea con rateizzazione possono beneficiare della deducibilità per più di un anno, per tutti gli anni in cui versano i contributi. Quindi se il lavoratore ha optato per la rateizzazione di 10 anni, gli anni in cui potranno esserci oneri deducibili da dichiarare nella colonna 2 del rigo E21 del 730 sono dieci. Questo consente di ottenere, molto probabilmente, un vantaggio fiscale rispetto a coloro che provvedono a pagare il riscatto in unica soluzione. O per meglio dire, la massimizzazione dell’agevolazione fiscale.

Il contributo da versare è in genere molto alto, soprattutto se si considera e si prende a riferimento il reddito del contribuente nell’anno in cui versa l’intero importo dell’onere da riscatto. Può essere non conveniente versare tutto in una unica soluzione per i motivi legati alla normativa relativa agli oneri deducibili.

Se gli oneri deducibili dal reddito sono superiori al reddito complessivo, il residuo non può essere portato in deduzione l’anno successivo, ma si perde. E per questo motivo può essere opportuno, oltre che per gli indubbi vantaggi economici, un riscatto a rate. Anche tenendo conto che nel singolo anno d’imposta, il contribuente ha altri oneri deducibili e, soprattutto, altre detrazioni fiscali (si pensi alle detrazioni per lavoro dipendente, per familiari a carico, per spese sanitarie) che abbattono l’Irpef da pagare.

Ponendo ad esempio un contributo da riscatto di laurea, con corso legale di 4 anni, pari a 40.000 euro (una cifra standard in questo tipo di riscatto), in caso di riscatto con versamento nel 2012 in unica soluzione della cifra intera di 40.000 euro, il contribuente ha una riduzione di 40.000 euro del reddito complessivo ai fini Irpef, nell’anno in cui esegue il versamento. Se è in possesso di un reddito di 25.000 euro nel 2012, anno in cui ad esempio effettua un versamento di 40.000 euro, ottiene una riduzione a zero del proprio reddito complessivo annuale, non paga l’Irpef, ma perde gli oneri deducibili su ulteriori 15.000 euro, avendo già azzerato il proprio reddito con 25.000 euro di contributi versati. Considerando che su 25.000 euro di reddito, l’Irpef lorda ammonta al 23% su 15.000 euro ed il 27% sulle restanti 10.000 euro, il risparmio, senza considerare le detrazioni, sarebbe di 6.150 euro lordi di Irpef.

Se invece il lavoratore contribuente ha optato per una rateizzazione decennale, avremo in 10 anni di contribuzione, un ammontare dell’onere deducibile di 4.000 euro per ognuno dei 10 anni. Ne consegue che nel 730/2013, ed in quello dei successivi 9 anni, il contribuente potrà abbattere il proprio reddito complessivo annuale di riferimento con una cifra di 4.000 euro, ottenendo la possibilità di risparmiare l’Irpef per 10 anni e sulla cifra totale di contributi versati, ossia su 40.000 euro. Ciò consente al contribuente di fruire in pieno dell’agevolazione fiscale prevista dal TUIR. Se le aliquote Irpef restassero le stesse per 10 anni, e il reddito fosse sempre di 25.000 euro, il contribuente risparmierebbe il 27% su 4.000 euro per 10 anni, per un totale di 10.800 euro di Irpef lorda.

Contributi da riscatto di laurea pagati direttamente in busta paga. Per quanto riguarda il contributo, se il prelievo avviene in busta paga direttamente da parte del sostituto d’imposta, il datore di lavoro, quest’ultimo è obbligato ad operare la deduzione fiscale in sede di conguaglio. In questo caso l’importo del contributo non deve essere indicato nel modello 730/2013, essendo già state considerate dal datore di lavoro. In questo caso, avendo delle spese e degli oneri deducibili, considerati dal datore di lavoro nel calcolo dell’Irpef dovuta in busta paga, essendo questi contributi già esclusi dal reddito complessivo dal sostituto d’imposta, l’indicazione della cifra sarà reperibile nel modello Cud 2013 al punto 129 e nelle annotazioni ci sarà una descrizione analitica degli oneri di riscatto di laurea prelevati in busta paga.

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