Lavoro

Contributi ASpI, utilità limitata: non matura l’ex anzianità

Contributi ASpI, utilità limitata: non matura l’ex anzianità
L’ASpI fa maturare tutte le pensioni, vecchiaia e anticipata; ma non l’ex anzianità

L’ASpI fa maturare tutte le pensioni, vecchiaia e anticipata; ma non l’ex anzianità. I contributi figurativi accreditati all’Inps per i periodi di fruizione di ASpI o mini-ASpI, in altre parole, sono utili sia per il diritto che per la misura (importo) della pensione, tranne però che ai fini della maturazione del requisito di 35 anni di contributi ancora richiesto per l’accesso alla pensione anticipata da parte dei «vecchi» lavoratori, quelli cioè che al 31 dicembre 1995 posseggono già un’anzianità contributiva.

La pensione anticipata
La precisazione è arrivata dall’Inps (circolare n. 180 del 23 dicembre 2014), nell’illustrare le conseguenze della fruizione della nuova indennità di disoccupazione (ASpI o mini-ASpI) in prossimità o presenza del diritto a una pensione. La pensione «anticipata» viene erogata a domanda ai lavoratori dipendenti e autonomi con la particolarità che consente di accedere alla pensione prima rispetto alle età previste per la pensione di vecchiaia, ossia anche sulla base del solo requisito contributivo (cioè senza avere un’età minima). Ai fini dell’esame dei requisiti per la pensione anticipata occorre distinguere due situazioni: lavoratori con contributi versati al 31 dicembre 1995 (i «vecchi») e lavoratori che hanno cominciato a versare dopo il 31 dicembre 1995 (i «giovani»).

I «vecchi» lavoratori
I lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 conseguono, nel 2015, il diritto alla pensione anticipata in presenza delle seguenti anzianità contributive:

  • uomini = 42 anni e 6 mesi;
  • donne = 41 anni e 6 mesi.

Da tener presente che qualora la pensione venga conseguita prima dei 62 anni d’età, essa è da assoggettare a penalizzazione (ma la penalizzazione è sospesa fino al 31 dicembre 2017). Ai fini del raggiungimento dei requisiti si valuta la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata, fermo restando tuttavia il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contributi, utile per il diritto alla pensione di anzianità disciplinata dalla previgente normativa. È proprio qui che s’inserisce la precisazione dell’Inps. Vediamo.

I contributi ASpI e mini-ASpI
L’Inps, nel ricordare questa regola valida ai fini della maturazione del requisito contributivo utile alla pensione anticipata, ha contestualmente richiamato la vecchia normativa valida ai fini del perfezionamento del requisito di 35 anni di contributi (minimo) per la pensione d’anzianità. In particolare, la legge n. 153/1969 prevede che possano accedere alla pensione di anzianità i soggetti che «possano far valere almeno 35 anni di contribuzione effettiva in costanza di lavoro(…)», con esclusione quindi della contribuzione figurativa relativa a periodi di disoccupazione ordinaria e periodi di malattia.
Quindi le conclusioni: «considerata la relazione di equivalenza che sussiste tra le indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI e la previgente indennità di disoccupazione ordinaria», afferma l’Inps nella predetta circolare n. 180/2014, «la contribuzione figurativa riconosciuta per periodi di fruizione delle indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI è utile ai fini del diritto e della misura della pensione anticipata, ma non anche ai fini del requisito dei 35 anni di contribuzione richiesto per il diritto alla pensione di anzianità».

I «giovani» lavoratori
I lavoratori che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (e che sono, quindi, privi di anzianità contributiva, di qualunque ammontare, al 31 dicembre 1995) hanno due vie per maturare il diritto alla pensione anticipata.

La prima via: conseguono il diritto alla pensione anticipata con le seguenti anzianità di contributi:

  • uomini = 42 anni e 6 mesi;
  • donne = 41 anni e 6 mesi.

Praticamente le stesse anzianità dei «vecchi lavoratori» visti in precedenza (cioè dei lavoratori con contributi versati entro il 31 dicembre 1995), ma con queste tre differenze:

  1. si valuta tutta la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata, con esclusione dei contributi volontari;
  2. i contributi da lavoro versati prima dei 18 anni d’età vengono moltiplicati per 1,5 (valgono cioè una volta e mezzo);
  3. la pensione non è soggetta alla penalizzazione quando venga conseguita prima dei 62 anni di età (penalizzazione sospesa fino al 31 dicembre 2017).

La seconda via: conseguono il diritto alla pensione anticipata al compimento di 63 anni e 3 mesi, in presenza di almeno 20 anni di contribuzione «effettiva» (obbligatoria, volontaria, da riscatto, con esclusione di quella accreditata figurativamente a qualsiasi titolo) e a condizione che l’ammontare mensile della prima rata di pensione risulti non inferiore a un importo soglia mensile, pari a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale nel 2012: cioè 1.202,35 euro mensili (l’importo dell’assegno sociale dell’anno 2012 era pari a 429,41 mensili). Il limite, fissato come detto con riferimento all’anno 2012, è soggetto a rivalutazione sulla base della variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (Pil) nominale, appositamente calcolata dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. Vale la pena far notare che questa seconda opportunità di pensionamento è riservata a chi ha la fortuna di occuparsi ad alti livelli perché, per ottenere in 20 anni di lavoro una pensione non inferiore a quel limite (circa 1.200 euro mensili per tredici mesi all’anno), occorre aver lavorato come dipendente e aver guadagnato non meno di 50mila euro annui oppure come lavoratore a progetto e aver incassato compensi non inferiori a 60mila euro annui oppure come artigiano o commerciante e aver dichiarato redditi non inferiori a 70mila euro annui.

INPS – Circolare N. 180/2014

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