Diritto

Contratto di formazione e lavoro: assenza di formazione e conversione

Contratto di formazione e lavoro: assenza di formazione e conversione
Nel caso di contratto di formazione e lavoro l’inadempimento degli obblighi di formazione determina la trasformazione, fin dall’inizio, del rapporto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, qualora l’inadempimento abbia un’obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e quindi trasfusi nel contratto

Nel caso di contratto di formazione e lavoro l’inadempimento degli obblighi di formazione determina la trasformazione, fin dall’inizio, del rapporto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, qualora l’inadempimento abbia un’obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e quindi trasfusi nel contratto; in questa seconda ipotesi il giudice deve valutare in base ai principi generali la gravità dell’inadempimento, giungendo alla declaratoria di trasformazione del rapporto. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 55 dell’8 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore e la società datrice di lavoro. In particolare, la Corte d’Appello ha respinto l’impugnazione proposta dalla società avverso la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dal lavoratore, volto ad ottenere la declaratoria di conversione del contratto di formazione e lavoro in rapporto di lavoro a tempo indeterminato sin dalla data di assunzione e la condanna della predetta società al pagamento dell’emolumento denominato E.R.S. (elemento di riordino del sistema retributivo). La Corte di Appello ha osservato che l’onere della prova dell’adempimento dell’obbligo formativo era a carico del datore di lavoro, prova che nella specie non era stata fornita. La totale mancanza di formazione, teorica e pratica, comportava la nullità del contratto di formazione e la conversione dello stesso in rapporto a tempo indeterminato.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società datrice di lavoro, in particolare deducendo, per quanto qui di interesse, che un eventuale vizio genetico della causa del contratto di formazione e lavoro non può essere idoneo a determinare la conversione in rapporto a tempo indeterminato. La ratio legis del contratto di formazione e lavoro è quella di favorire la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, finalità questa che è nettamente prevalente su quella meramente formativa e che nella specie è stata raggiunta dal momento che il lavoratore è stato assunto dall’azienda a tempo indeterminato alla scadenza dei 24 mesi del contratto di formazione. Inoltre, un qualsiasi discostamento, anche non lieve, dal programma di formazione non può essere idoneo a determinarne la conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, qualora si accerti che il contratto ha raggiunto la finalità di consentire al giovane un ingresso guidato nel mondo del lavoro.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società. Sul punto, anzitutto gli Ermellini ricordano che lo scopo del contratto di formazione e lavoro è quello di favorire un ingresso guidato dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso un rapporto che dia loro anche gli strumenti per apprendere una determinata professionalità. E’ consentito al datore di lavoro l’uso di una circoscritta discrezionalità nel realizzare il programma di formazione, che si traduce nella possibilità di alternare la fase teorica con la fase pratica tenendo conto delle esigenze dell’impresa, ma tale discrezionalità non può mai spingersi fino ad espungere una delle due fasi dalla esecuzione del contratto, atteso che entrambe sono coessenziali, con la conseguenza che il periodo di prova in tanto è rilevante per giudicare delle attitudini del lavoratore in formazione in quanto nello stesso, sia pure con cadenze diverse rispetto a quelle previste dal programma, siano presenti entrambe le predette fasi coessenziali al raggiungimento dello scopo di un inserimento qualificato nel mondo del lavoro. Né, secondo, la Cassazione, può indurre a diverse conclusioni il richiamo al contratto d’inserimento – di cui alla c.d. legge Biagi -, riguardando la fattispecie esaminata dalla Cassazione un contratto del tutto diverso al quale il richiamato decreto legislativo ha assegnato ratione temporis una differente funzione economico-sociale.

Alla luce di quanto sopra, dunque, è stata ritenuta corretta in diritto la sentenza impugnata che ha dichiarato la trasformazione del rapporto di lavoro sul rilievo della totale mancanza di formazione, per essere il rapporto di formazione intervenuto a seguito di un contratto per prestazioni di lavoro temporaneo che già aveva visto il lavoratore ottenere l’inquadramento nel sesto livello del CCNL e per non avere la società provato l’adempimento degli obblighi di formazione pratica e teorica.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 55/2015

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