Lavoro

Contratti di solidarietà, si riduce ancora il trattamento integrativo dello Stato

Contratti di solidarietà, si riduce ancora il trattamento integrativo dello Stato
Dal 1° gennaio 2015 il trattamento integrativo dello Stato per i contratti di solidarietà si riduce dal 70% al 60%. La legge di Stabilità 2015 non ha infatti previsto lo stanziamento dei 40 milioni di euro a copertura

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con un approfondimento del 5 gennaio 2015, analizza gli effetti della legge di Stabilità 2015 che, con riguardo ai contratti di solidarietà in corso e stipulati a decorrere da gennaio 2015, riduce l’integrazione a carico dello Stato non prevedendo lo stanziamento della somma di 40 milioni di euro a copertura dell’intervento integrativo.

In particolare, le aziende che hanno in corso un contratto di solidarietà, oppure stipulino a partire dal 1° gennaio 2015 un contratto simile, avranno una integrazione del 60% e non più del 70%.

Com’è noto alla riduzione dell’orario di lavoro consegue il diritto del prestatore di lavoro ad un trattamento di integrazione salariale straordinaria che consente la parziale copertura della corresponsione economica persa a causa della riduzione dell’attività lavorativa.
L’ammontare del trattamento di integrazione salariale è pari al 60% del trattamento retributivo perso a seguito della riduzione oraria (art. 6, comma 3, D.L. n. 510/1996, conv. in L. n. 608/1996), al netto dell’aliquota del 5,84% (contributo previsto a carico degli apprendisti).
L’importo va determinato non tenendo conto degli aumenti retributivi previsti da contratti collettivi aziendali intervenuti nei 6 mesi che precedono la stipula del contratto di solidarietà.

In via sperimentale a decorrere dal 1° luglio 2009 fino al 31 dicembre 2010 (art. 1, comma 6, D.L. n. 78/2009, conv. in L. n. 102/2009) è incrementato nella misura del 20% del trattamento perso a seguito della riduzione di orario in favore dei lavoratori coinvolti da contratti di solidarietà difensiva (D.M. 17 novembre 2009 n. 48295).

La misura dell’integrazione da corrispondere è pari all’80% della retribuzione persa, salva sempre l’applicazione della suddetta riduzione del 5,84% (Inps, messaggio del 22 marzo 2010, n. 8097).

Per tali fattispecie non è prevista l’applicazione dei massimali applicabili alle altre integrazioni salariali (Inps, messaggio del 21 luglio 2009, n. 16508).

La disposizione trova applicazione in riferimento ai soli contratti di solidarietà difensiva stipulati in base all’art. 1, comma 1, della Legge n. 863/1984 e non trova applicazione ai restanti contratti di solidarietà difensivi ex art. 5, commi 5, 7 e 8, della Legge n. 236/1993, per i quali l’indennità resta ancorata al 50% (imprese non rientranti nel campo di applicazione CIGS ex art. 1, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726).

La misura è prorogata per l’anno 2011 (art. 1, comma 33, L. 13 dicembre 2010, n. 220), 2012 (art. 33, comma 24, L. 12 novembre 2011, n. 183) e 2013 (art. 1, comma 256, L. n. 228/2012, Inps, messaggio del 18 gennaio 2013, n. 1114).

Per l’anno 2014, è disposto un aumento del 10% dell’importo dell’integrazione salariale con un finanziamento di 40 milioni di euro, pertanto la misura dell’integrazione da corrispondere è pari al 70% della retribuzione persa a seguito della riduzione di orario (L. n. 147/2013, art. 1, comma 186, circolare Inps 29 gennaio 2014 n. 15).

In particolare, relativamente ai periodi di competenza dell’anno 2014, il trattamento di integrazione salariale per i suddetti contratti è pari al 70% della retribuzione in questione, indipendentemente dalla data di stipula del contratto e da quella di emanazione del decreto di concessione (Inps, messaggio n. 3234 dell’11 marzo 2014).
Con riferimento, invece, ai periodi di competenza fino a tutto il 2013 (anni 2009-2013), il trattamento di integrazione salariale è pari all’80% (Inps, messaggio n. 3787/2014).

Nell’anno 2015, invece, con la legge di Stabilità non è stata stanziata in alcun modo la somma di 40 milioni di euro e dunque dal 2015 le aziende che hanno in corso un contratto di solidarietà, oppure stipulino a partire dal 1° gennaio 2015 un contratto simile, avranno una integrazione del 60% e non più del 70%.
Ne consegue che ora le aziende dovranno valutare attentamente se conviene tornare a forme di ammortizzatori che potrebbero risultare più convenienti soprattutto per i lavoratori.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Approfondimento 5 Gennaio 2015

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