Lavoro

Contratti di lavoro, riordino vicino

Contratti di lavoro, riordino vicino
La Commissione Lavoro del Senato, mercoledì 13 maggio, ha espresso parere favorevole con osservazioni sugli schemi di decreto legislativo recanti misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e del lavoro e il testo organico delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni

Più semplificazione. Contratto di lavoro a orario modulato, per ricomprendere tutte le modalità di lavoro part-time e intermittente. E stop alla clausola di salvaguardia, contraria agli obiettivi del governo di contenere i costi del lavoro. Sono alcune delle osservazioni contenute nel parere (favorevole) approvato ieri dalla Commissione lavoro del senato sul decreto legislativo, attuativo del Jobs Act, e relativo al riordino delle tipologie contrattuali.

Il documento, di cui era relatore Maurizio Sacconi, rileva in primo luogo che la clausola di salvaguardia che prevede un eventuale contributo di solidarietà per datori di lavoro e autonomi nel caso di insufficienza delle risorse «si pone in evidente contraddizione con l’indirizzo perseguito dal governo in termini di contenimento del costo indiretto del lavoro» e «ne propone quindi la soppressione o la sostituzione con altre modalità di copertura».

Più in generale, la Commissione ritiene che il decreto costituisca solo una «anticipazione parziale» rispetto al varo di un «Testo unico semplificato, innovativo delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro». Si ribadisce infatti la necessità di semplificare ulteriormente le disposizioni, per esempio attraverso un più ampio e più semplice modello di contratto a orario modulato tale da includere tutte le modalità di lavoro parziale e intermittente.

Per quanto riguarda la distinzione tra lavoro dipendente e indipendente la Commissione, ha spiegato il relatore, ha sconsigliato il criterio della ripetitività della prestazione perché proprio anche delle attività più genuinamente autonome, anche quando ad alta qualificazione. Il testo approvato dal governo prevede infatti che dal 1° gennaio 2016, le collaborazioni che realizzano prestazioni esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e luogo di lavoro (si tratta, in sostanza, degli indici «critici» di autonomia delle collaborazioni, costruiti nel tempo dalla giurisprudenza), siano considerate come rapporti di lavoro subordinato». Sopravvivono solo le collaborazioni disciplinate da accordi collettivi; o prestate nell’esercizio di professioni per le quali è necessario l’iscrizione ad albi; o relative a funzioni di amministrazione e controllo o in collegi e commissioni; oppure relative a prestazioni di lavoro rese a favore di associazioni e società sportive riconosciute dal Coni. Il parere invece conferma il criterio secondo il quale il committente determina le modalità, in particolare di tempo e di luogo, della prestazione aggiungendovi la «unilateralità» di questo suo potere in modo che sia evidente il rapporto gerarchico con il prestatore. La Commissione ha poi indicato i casi in cui, per le caratteristiche del contesto produttivo o del finanziamento dei progetti, esse devono ritenersi genuine e perciò legittime.

Infine, la Commissione ha espresso parere favorevole sulla revisione e l’aggiornamento delle misure intese a tutelare la maternità delle lavoratrici e sul sostegno alle cure parentali e alle forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori. Sono state fatte alcune osservazioni in merito alla transitorietà di alcune norme auspicando che il Governo si impegni a renderle permanenti. Inoltre in via generale non hanno ancora trovato attuazione alcuni principi importanti come per esempio:

  • l’introduzione del credito di imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, che abbiano figli minori o figli disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo;
  • la possibilità di cessione, fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro, delle ferie in favore del lavoratore genitore di figlio minore che necessiti di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute;
  • la promozione dell’integrazione dell’offerta di servizi per le cure parentali, forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali, nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona;
  • la semplificazione e razionalizzazione degli organismi, delle competenze e dei fondi operanti in materia di parità e pari opportunità nel lavoro ed il riordino delle procedure inerenti alla promozione di azioni positive di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Giungono inoltre richieste al governo affinché possa prevedere:

  • un intervento in materia di defiscalizzazione degli istituti di welfare contrattuale;
  • al termine del congedo di maternità e in alternativa al congedo parentale, un contributo finanziario mensile per i servizi di babysitting, e asili nido pubblici o privati in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice;
  • la creazione di una cornice normativa che includa tra le forme più moderne di lavoro, anche fondate sulla digitalizzazione, capaci di coniugare le esigenze dell’impresa con quelle dei lavoratori e lavoratrici (smart working, lavoro a distanza, lavoro agile), garantendo altresì piani incentivanti e agevolazioni fiscali e contributive per le imprese che decidono di adottare le suddette modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, nuove e diverse dal telelavoro.

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