Lavoro

Contratti a termine: pausa ridotta a 10 o 20 giorni

Contratti a termine: pausa ridotta a 10 o 20 giorni
La pausa per la stipula di un nuovo contratto a termine rimane di 10 giorni se il contratto ha una durata fino a sei mesi, oppure di 20 giorni se superiore

Stop and go, confermato il ritorno al passato. La legge di conversione del decreto legge n. 76/2013, infatti, nel testo approvato dal Senato, conferma la riduzione delle pause previste dal provvedimento in vigore dal 28 giugno scorso.
Il termine per la stipula di un nuovo contratto a termine rimane così di 10 giorni se il contratto originario ha una durata fino a sei mesi, oppure di 20 giorni se la durata è superiore così come ha previsto l’articolo 7, comma 1, del Dl n. 76/2013.

La disciplina precedente. La regolamentazione degli intervalli temporali è stata piuttosto travagliata nell’ultimo anno, in quanto si sono susseguite diverse modifiche che hanno fornito un quadro contrassegnato da una eccessiva rigidità, ma anche da una buona dose di incertezza.
Rigido perché la legge n. 92/2012, a far data dal 18 luglio 2012, aveva aumentato fino a sei volte rispetto alle previsioni precedenti l’intervallo temporale da rispettare. In particolare, la pausa tra la fine del precedente contratto e quello nuovo doveva essere, rispettivamente, di 60 giorni per i contratti scaduti con una durata fino a sei mesi e 90 giorni per quelli di durata maggiore.

Accanto a questa regola, erano state previste alcune ipotesi che consentivano una riduzione dei tempi di attesa per la stipulazione di un nuovo rapporto a termine, rispettivamente a 20 o 30 giorni. In particolare, i termini erano ridotti nei casi seguenti:

  • per l’assunzione a termine effettuata nell’ambito di particolari processi organizzativi, fermo restando che tale possibilità doveva essere disciplinata dai contratti collettivi;
  • per le attività stagionali previste dal Dpr 7 ottobre 1963, n. 1525 e per quelle individuate dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali;
  • in ogni altro caso previsto dai contratti collettivi.

Possibilità, queste ultime due, introdotte a distanza di un mese dall’entrata in vigore della riforma Fornero dall’articolo 46-bis, comma 1, della legge n. 134/2012.

Riassumendo, quindi, pause di regola di almeno 60 o 90 giorni, ridotte a 20 o 30 giorni rientrando nelle eccezioni previste.
Questa la disciplina vigente fino al 27 giugno 2013, sostituita – dal giorno seguente – dai nuovi limiti minimi di 10 e 20 giorni indicati in precedenza.

I nuovi limiti temporali. Oltre alla riduzione dei termini, con il Dl n. 76/2013 viene modificato il sistema della “eccezioni” ai termini minimi. Da un lato vengono eliminate le ipotesi di riduzione dei periodi minimi, mentre dall’altro vengono introdotti alcuni casi nei quali è possibile stipulare nuovi contratti senza alcuna pausa tra un rapporto e l’altro.
La legge di conversione del Dl n. 76/2013 contiene, infatti, una ulteriore precisazione rispetto alla versione originaria del decreto, e prevede che le esclusioni degli intervalli temporali previste operano anche nelle ipotesi in cui si tratta di due assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle effettuate senza alcuna soluzione di continuità.

La disciplina degli intervalli non si applica:

  • per i lavoratori impegnati nelle attività stagionali;
  • in ogni altro caso previsto dai contratti collettivi stipulati ad ogni livello dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

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