Diritto

Contraddittorio obbligatorio con il contribuente

Contraddittorio obbligatorio con il contribuente
L’esito del contraddittorio non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte

“La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza, non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati – meri strumenti per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustifichino l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente”. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26139 dell’11 dicembre 2014.

IL FATTO
La controversia riguardava un avviso di accertamento IVA, IRPEF e IRAP fondato sugli studi di settore. I giudici di appello, nel confermare l’annullamento dell’avviso di accertamento in primo grado, precisavano che gli studi di settore rappresentano strumenti idonei a giustificare l’azione accertativa da parte dell’Amministrazione Finanziaria, ma inidonei a provare ex se la fondatezza dell’accertamento se non trovano riscontro in altri elementi – quantomeno indiziari – che tengano conto dell’effettiva realtà aziendale del singolo contribuente. Di conseguenza, ritenevano che tali elementi ulteriori, nel caso di specie, non erano stati forniti dall’Amministrazione.

L’Agenzia delle Entrate ricorreva per cassazione, affidando il ricorso a un unico motivo di diritto, teso a far dichiarare che la Commissione Regionale avrebbe disatteso i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità sul riparto dell’onere della prova in materia di accertamento mediante studi di settore. Secondo la difesa erariale, una volta instaurato il contraddittorio con il contribuente e vagliati gli elementi fattuali ricorrenti nel caso concreto, sorge un’inversione dell’onere della prova, nel senso che spetta al contribuente fornire la giustificazione delle gravi incongruenze nei ricavi rispetto a quelli risultanti dallo studio di settore.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, i Giudici Supremi hanno ritenuto che risultava dalla motivazione dell’avviso di accertamento impugnato che l’emissione di detto avviso era stata preceduta dal contraddittorio endoprocedimentale, e che le ragioni dedotte in quella sede dal contribuente erano state valutate e argomentatamente disattese dall’Ufficio nella motivazione dell’atto impositivo.

Ciò, alla stregua del principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite, legittimava l’Ufficio all’emissione dell’avviso di accertamento sulla base del solo scostamento del reddito dichiarato da quello risultante dallo standard applicabili, senza necessità, contrariamente a quanto affermato dal giudice di merito, di ulteriori riscontri.

In particolare, le Sezioni Unite con la pronuncia n. 26635/2009, hanno ritenuto nella fattispecie esaminata che: “l’esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte”.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 26139/2014

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