Diritto

Contraddittorio obbligatorio anche per gli accertamenti «a tavolino»

Contraddittorio obbligatorio anche per gli accertamenti «a tavolino»
L’inosservanza del termine dilatorio prescritto dall’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000, in assenza di qualificate ragioni di urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato prematuramente in quanto non consente al contribuente di attivare e coltivare il contraddittorio procedimentale

L’inosservanza del termine dilatorio prescritto dall’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000 (60 giorni dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo), in assenza di qualificate ragioni di urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato prematuramente in quanto non consente al contribuente di attivare e coltivare il contraddittorio procedimentale. Lo ha ribadito la CTR Lombardia con la sentenza n. 864/30/15 depositata il 10 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dall’impugnazione presentata da tre fratelli avverso gli avvisi di accertamento conseguiti a una vendita di vecchi e fatiscenti fabbricati, posseduti in quote indivise di 1/3 ciascuno, per l’ammontare complessivo di € 130.000,00.

In particolare, l’Ufficio riteneva che la compravendita avesse avuto per oggetto non la cessione di fabbricati oramai privi di valore, ma l’area edificabile sottostante, precisando che il Certificato di Destinazione Urbanistica descrive i beni come “Zona B2 residenziale di completamento sottoposta a Piano di recupero”. Pertanto, l’Ufficio riteneva che la vendita avesse dato luogo a plusvalenza ex art. 67 T.U. che non era stata dichiarata. Quindi, vista la provenienza anno 1989, l’Ufficio aveva calcolato il valore iniziale in € 754,35 ed una plusvalenza complessiva di € 89.749,00 per ognuno dei ricorrenti che aveva assoggettato a tassazione separata applicando inoltre sanzioni ed interessi.

I ricorrenti eccepivano, per quanto interessa in questa sede, la nullità degli avvisi di accertamento per violazione del diritto al contraddittorio. Infatti, l’Ufficio non aveva redatto alcun verbale di chiusura della verifica, atto questo necessario per informare il contribuente circa l’esito della verifica stessa e per consentirgli di formulare osservazioni e di osservare il termine di 60 giorni prima di emanare gli avvisi di accertamento (ai sensi dell’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000). Inoltre, non aveva nemmeno atteso il termine dilatorio di 60 giorni previsto dallo Statuto del contribuente.

Il Tribunale respingeva sul punto le doglianze dei contribuenti, ritenendo che l’obbligo del contraddittorio sarebbe “previsto come necessaria fase procedimentale solo per gli accertamenti fondati sugli studi di settore” e che gli stessi erano stati preventivamente sollecitati con apposito questionario e che non avevano ritenuto di proporre alcuna istanza di accertamento con adesione.

LA DECISIONE DELLA CTR LOMBARDIA
La CTR accoglie il ricorso presentato dai contribuenti. Sul punto, la Commissione osserva che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, dirimendo e chiarendo i precedentemente intercorsi contrasti giurisprudenziali, con la sentenza n. 18184 del 14 maggio 2013 hanno statuito che “l’inosservanza del termine dilatorio prescritto dall’art. 12 comma 7, in assenza di qualificate ragioni di urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato prematuramente” in quanto non consente al contribuente “di attivare e coltivare il contraddittorio procedimentale”; altresì specificando i Supremi Giudici che “la sanzione della invalidità dell’atto conclusivo del procedimento, pur non espressamente prevista, deriva ineludibilmente dal sistema ordinamentale, comunitario e nazionale” avendo riconosciuta una “autonoma rilevanza alla portata precettiva della norma in esame”, a prescindere dalla eventualmente intervenuta attivazione di ulteriori strumenti di tutela per il contribuente. Concludendo inequivocamente la sentenza n. 18184/2013 cit. che “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma. 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio”.

Nel caso di specie, la CTR ha osservato come, al riguardo, non risultasse in atti alcuna esplicitazione di motivi di urgenza, tanto meno provata dall’Ufficio per la fattispecie in esame all’epoca della emissione dell’avviso impugnato.

Da quì, dunque, l’accoglimento del ricorso e l’annullamento degli avvisi di accertamento.

L’inosservanza del termine dilatorio prescritto dall’art. 12 comma 7, in assenza di qualificate ragioni di urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato prematuramente in quanto non consente al contribuente di attivare e coltivare il contraddittorio procedimentale.
La sanzione della invalidità dell’atto conclusivo del procedimento, pur non espressamente prevista, deriva ineludibilmente dal sistema ordinamentale, comunitario e nazionale avendo riconosciuta una autonoma rilevanza alla portata precettiva della norma in esame, a prescindere dalla eventualmente intervenuta attivazione di ulteriori strumenti di tutela per il contribuente.
In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma. 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio.
CTR Lombardia – Sentenza N. 864/30/15

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