Diritto

Contraddittorio a pena di nullità anche nei casi di abuso del diritto

Contraddittorio a pena di nullità anche nei casi di abuso del diritto
La garanzia del contraddittorio, espressamente prevista per la ipotesi codificata, non può cancellarsi per l’abuso di creazione giurisprudenziale.

A ulteriore riprova del carattere “rovente” del tema del contraddittorio nel procedimento tributario, all’ordinanza interlocutoria n. 527 del 14 gennaio 2015 “risponde” immediatamente la sentenza n. 406 del 14 gennaio 2015. La sentenza esamina il problema della sorte dell’avviso di accertamento che rechi una contestazione di abuso del diritto c.d. non codificato, ossia non rientrante nell’art. 37-bis, D.P.R. n. 600/1973. Il primo contenuto – ammirevole – della sentenza, è che essa afferma a chiare lettere che la garanzia del contraddittorio, espressamente prevista per l’ipotesi codificata, non può cancellarsi per l’abuso di creazione giurisprudenziale.

Tale soluzione è certamente corretta.
Intanto sul piano sistematico: se è garantita con il contraddittorio l’ipotesi della elusione, che è una contestazione prevedibile perché chi realizza le operazioni previste dall’art. 37-bis sa che detta norma ne consente il superamento, come potrebbe ragionevolmente non essere garantita dal contraddittorio l’ipotesi, meno prevedibile, perché non prevista dalla legge, dell’abuso del diritto di creazione giurisprudenziale.
La sentenza assume che la garanzia del contraddittorio si applicherebbe in via generale, siccome corrispondente a un principio generale.

Ma vi è di più, non solo la sentenza afferma che il contraddittorio è dovuto anche nel caso di abuso non codificato, ma aggiunge altre due serie di affermazioni di notevole peso.
La prima, meno dirompente, è che l’omissione del contraddittorio è equiparabile a un contraddittorio incompleto (nel caso si trattava di emissione dell’avviso di accertamento dopo il rilascio del PVC ma senza attendere il termine di 60 giorni) e che tali vizi determinano la nullità del provvedimento anche se essa non è espressamente sancita. Del resto, quale tutela effettiva si avrebbe se fosse prevista una garanzia corrispondente a un principio fondamentale, da un lato, e, dall’altro, gli atti lesivi di tale diritto siano considerati comunque validi.
La seconda, assai più dirompente, è che, testualmente: “il principio generale del diritto comunitario secondo cui il soggetto destinatario di un atto della pubblica autorità suscettivo di produrre effetti pregiudiziali nella sua sfera giuridica, deve essere messo in condizione di contraddire prima di subire tali effetti, non può tollerare discriminazioni in relazione alla natura armonizzata o meno del tributo.

La sentenza afferma cioè la rilevanza generalizzata del principio generale e fondamentale nella dimensione comunitaria, con un effettodebordante” rispetto alla materia armonizzata.
Si tratta di un passaggio di grandissima modernità.
In esso riecheggia chiaramente il meccanismo giuridico noto come spillover effect (il benefico “contagiodelle garanzie tra ordinamenti diversi): è da ritenersi che il livello di garanzia solennemente prescritto dal diritto eurounitario si “comunichi” beneficamente anche al diritto interno.

Del resto, risulta assai difficile sostenere che un diritto, quale il contraddittorio, riconosciuto diritto fondamentale dell’uomo e conforme alla tradizione costituzionale comune degli Stati membri della UE, secondo la solenne affermazione della Corte di Giustizia, non venga riconosciuto dall’Italia, nei settori regolati dal solo diritto interno.
Una siffatta disparità di trattamento, per altro verso, costituirebbe una palese discriminazione a rovescio (Corte Costituzionale 30 dicembre 1997, n. 443): un trattamento deteriore di una posizione giuridica interna, che non appare accettabile, e, ove fosse ritenuta non superabile in via interpretativa, ridonderebbe in incostituzionalità della norma interna.

È, in definitiva, in corso una salutare circolazione delle garanzie, tra i diversi piani ordinamentali, il cui risultato è un necessario allineamento degli standard di tutela al livello più soddisfacente e uniforme: le garanzie tendono ad uniformarsi tra i diversi paesi dell’Unione e, in ciascun paese, tra i diversi ordinamenti in esso applicabili.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 406/2015

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