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Consumi, nel 2012 giù la spesa delle famiglie. Sei su dieci risparmiano sul cibo

 Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto all'anno precedente
Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto all’anno precedente

La ripresa che non arriva fa paura alle famiglie. Nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat, precisando che la spesa è fortemente diminuita anche in termini reali (l’inflazione lo scorso anno era al 3%). La caduta della spesa media mensile registrata nel 2012, pari al -2,8%, risulta la più forte dall’inizio delle nuove serie storiche dell’Istat, avviate nel 1997, ovvero 15 anni fa.

Si taglia soprattutto a tavola. Nel 2012 la percentuale delle famiglie che ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati schizza al 62,3% dal 53,6% dell’anno precedente. L’Istat mette in evidenza che oltre sei nuclei su dieci mettono in atto strategie di contenimento dei consumi per i prodotti della tavola.

In lieve diminuzione le percentuali di spesa destinate alla cura della salute (dal 3,7% al 3,6%), soprattutto nel Mezzogiorno (dal 3,6% al 3,4%), a seguito della riduzione delle spese per i medicinali, per le visite specialistiche e per il dentista; tengono ancora le spese per analisi cliniche ed accertamenti diagnostici e quelle per infermieri e fisioterapisti.

Oltre 1.110 euro separano la spesa media mensile delle famiglie degli imprenditori e liberi professionisti (3.489 euro) da quella delle famiglie di operai (2.329 euro), che, in media, hanno speso, nel 2012, il 4,2% in meno rispetto al 2011. A essere più colpite dalla crisi, però, sono le famiglie dei lavoratori in proprio, che hanno tagliato la spesa media mensile del 7,1%, ossia circa 200 euro in meno rispetto al 2011.

In aumento le famiglie che scelgono gli hard discount. La quota delle famiglie che si rivolgono agli hard discount è salita al 12,3% dal 10,5% del 2011. Nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie che acquista almeno un genere alimentare presso gli hard discount raggiunge il 14,6% (era il 13,1% nel 2011), ma è nel Nord che si osserva l’incremento più consistente (dall’8,5% al 10,9%).

Le spese per la casa? Vengono dopo. Continua a scendere – rileva ancora l’Istat – la parte di spesa destinata all’acquisto di arredamenti, elettrodomestici, servizi per la casa (dal 5,4% del 2010, al 5,1% del 2011, al 4,8% del 2012), in particolare si limitano le spese per gli elettrodomestici meno indispensabili (lavastoviglie, apparecchi per le pulizie, condizionatori), per i mobili e per il personale domestico.

L’aumento dei prezzi spinge la spesa di combustibili ed energia. Crescono, ancora una volta anche per effetto degli aumenti dei prezzi (rispettivamente +12,5% per energia elettrica, gas e altri combustibili, +15,4% per carburanti), le quote di spesa destinate ai combustibili e all’energia (dal 5,2% al 5,6%) e ai trasporti (dal 14,2% al 14,5%). Questi ultimi registrano aumenti generalizzati sia nel pubblico sia nel privato; l’unica eccezione – sottolinea l’Istat – è rappresentata dalla spesa per la benzina che diminuisce a seguito della riduzione della percentuale di famiglie che l’acquistano.

Meno acquisti per abbigliamento e calzature. Tra il 2011 e il 2012 risulta in contrazione, su tutto il territorio nazionale (e in particolare nel Mezzogiorno), la quota di spesa destinata all’abbigliamento e alle calzature: dal 5,4% si scende al 5,0%, nel Mezzogiorno dal 6,6% al 5,7%. In quest’ultima ripartizione, quasi il 22% delle famiglie (contro il 16,7% osservato a livello nazionale) dichiara di aver diminuito, rispetto all’anno precedente, la quantità di vestiti e scarpe acquistati e di essersi orientato verso prodotti di qualità inferiore; l’acquisto sempre più spesso si fa al mercato e la relativa quota di famiglie sale dal 12,4% al 17,0% (dall’11,1% al 13,6% a livello nazionale).

Sempre meno teatro, sempre più in palestra o davanti alla tv. In progressiva diminuzione anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,4% del 2010, al 4,2% del 2011, al 4,1% del 2012); le famiglie riducono in particolare la spesa per cinema, teatro, giornali, riviste, libri, giocattoli, lotto e lotterie, acquisto e mantenimento di animali domestici. Solo le spese per la pratica sportiva e per gli abbonamenti a televisione, radio e internet non mostrano decrementi.

Per l’affitto da 311 a 448 euro in media la mese. Le famiglie in affitto sono il 16,9% (erano il 17,2% nel 2010 e il 18,0% nel 2011) e sostengono una spesa media mensile che, in aumento rispetto al 2011, varia fra i 448 euro delle regioni del Centro e del Nord e i 311 euro del Mezzogiorno.

Per il mutuo sulla casa 503 euro al mese. Tra le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà (il 72,4%), il 16,7% paga un mutuo, quota non significativamente diversa dal 16,0% registrato nel 2011. Questa voce di bilancio (che interessa poco più di 3 milioni di famiglie), pur non essendo una spesa per consumi (configurandosi piuttosto come un investimento), rappresenta un’uscita consistente pari, in media, a 503 euro al mese, che sale a 544 euro nel Centro.

Sicilia fanalino di coda della spesa. Il Trentino-Alto Adige, in particolare la provincia di Bolzano, è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.919 euro) nel 2012. Seguono Lombardia (2.866 euro) e Veneto (2.835 euro). Fanalino di coda, anche nel 2012, la Sicilia, con una spesa media mensile di 1.628 euro, di circa 1.300 euro inferiore a quella del Trentino-Alto Adige.

Nel Mezzogiorno alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania, Sicilia e Calabria questa quota di spesa rappresenta più di un quarto della spesa totale), mentre nelle regioni del Centro-Nord la quota è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria (20,5%, anche a seguito dell’elevata presenza di anziani nella popolazione), per l’Umbria (20,4%) e per il Lazio (19,9%). Nel Centro, in particolare nel Lazio e in Toscana, le spese destinate all’abitazione rappresentano quasi un terzo della spesa; valori elevati si osservano anche in Liguria (32,8%), Lombardia (30,6%), Friuli-Venezia Giulia (30,2%) e Trentino-Alto Adige (29,5%).

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