Diritto

Consulenze «on demand» sempre assoggettate ad IVA

Consulenze «on demand» sempre assoggettate ad IVA
Il contratto con il quale il fornitore si impegna, dietro pagamento di un corrispettivo periodico forfettario, a erogare consulenza «on demand» rientra, agli effetti dell’Iva, tra le prestazione di servizi

Il contratto con il quale il fornitore si impegna, dietro pagamento di un corrispettivo periodico forfettario, a erogare consulenza «on demand» rientra, agli effetti dell’Iva, tra le prestazione di servizi. Il momento di effettuazione della prestazione e di esigibilità dell’imposta coincide con la scadenza del periodo per il quale il pagamento è stato concordato. È quanto ha statuito la Corte di Giustizia Ue nella sentenza 3 settembre 2015, causa C-463/14, risolvendo le questioni sottoposte dai giudici bulgari nell’ambito di una controversia nazionale vertente sul diritto del committente di detrarre l’Iva addebitata dal fornitore in relazione a un contratto di consulenza in abbonamento.

IL FATTO
Nel corso di un controllo, l’Amministrazione aveva accertato che le fatture erano state emesse nel termine indicato nel contratto, erano state debitamente contabilizzate e dichiarate dai prestatori e dal destinatario, erano state regolarmente pagate tramite banca, nonché che il prestatore disponeva di personale sufficientemente qualificato per fornire i servizi pattuiti.
Le parti, però, non avevano previsto di documentare formalmente gli ordini e la fornitura delle prestazioni; le problematiche venivano sottoposte e risolte durante le riunioni, telefonicamente o tramite posta elettronica. In queste circostanze, il fisco aveva negato la detrazione per la carenza di qualsiasi prova in merito alla natura e quantità dei servizi effettivamente forniti, in particolare riguardo al numero di ore effettuate e alle modalità di determinazione dei prezzi.

Dubitando dell’inquadramento dell’operazione in base alla direttiva Iva, i giudici nazionali decidevano di rivolgersi alla Corte di Giustizia, chiedendo anzitutto se la nozione di prestazione di servizi comprende i contratti di abbonamento per la fornitura di servizi di consulenza, legale, commerciale e finanziaria, nell’ambito dei quali il prestatore si è messo a disposizione del committente per tutta la durata del contratto e si è impegnato a non concludere contratti di analogo contenuto con i concorrenti del committente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA
Nella risposta, la Corte ricorda di avere già dichiarato che per affermare la sussistenza di un nesso diretto tra la prestazione e il corrispettivo ottenuto, non occorre stabilire che un pagamento si riferisce a una prestazione specifica effettuata su richiesta di un committente: una prestazione di servizi imponibili sussiste anche in presenza di un pagamento forfettario, a prescindere dal numero di prestazioni fornite e ricevute.
Neppure la circostanza che le prestazioni non siano predeterminate e che il compenso sia versato in forma forfetaria compromette il nesso diretto esistente tra la prestazione di servizi effettuata e il corrispettivo ricevuto, il cui importo è stabilito in anticipo e secondo criteri chiaramente individuati.

Analoghe considerazioni valgono in relazione a un contratto di abbonamento a servizi di consulenza, nell’ambito del quale il cliente si è impegnato a pagare un compenso forfettario, indipendentemente dalla quantità e dalla natura dei servizi effettivamente ricevuti durante il periodo cui tale compenso si riferisce. È irrilevante, poi, il fatto che il cliente effettui più versamenti periodici.

Le altre questioni miravano a chiarire se, in una fattispecie del genere, il fatto generatore e l’esigibilità dell’Iva si verificano alla scadenza del periodo per cui il pagamento è stato concordato, senza che rilevi se e con quale frequenza il committente abbia effettivamente fruito dei servizi.
Al riguardo, posto che l’oggetto della prestazione di servizi non era quello di fornire consulenze ben definite, ma di rimanere a disposizione del cliente per fornirgli consulenze su richiesta, la Corte osserva che la prestazione è effettuata dal prestatore con il semplice fatto di rimanere a disposizione durante il periodo stabilito. In base alla direttiva, una simile prestazione, remunerata con importi forfettari versati periodicamente, deve considerarsi effettuata – e la relativa imposta deve ritenersi esigibile – durante il periodo cui il pagamento si riferisce, a prescindere dal fatto che durante tale periodo il prestatore abbia o meno effettivamente fornito consulenze al cliente.

Corte di Giustizia – Causa C-463/14

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