Italia

Confindustria: “Recessione finita, ma Paese in macerie come dopo la guerra”

Confindustria: "Recessione finita, ma Paese in macerie come dopo la guerra"
Secondo il centro studi di Confindustria la recessione è finita, ma i suoi effetti dureranno ancora

La profonda recessione dell’economia italiana, la seconda in sei anni, “è finita“. I suoi effetti no. Dunque “camminiamo sul filo di un rasoio“. A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari Economici. “Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale“, ha avvertito il Csc. L’Italia si presenta così, alle porte del 2014, con “pesanti danni, commisurabili solo con quelli di una guerra“.

Vediamo nel dettaglio, punto per punto, i dati pubblicati da Confindustria, che indica anche alcune strade per il rilancio del Paese.

Lavoro. Dall’inizio della crisi, ossia dalla fine del 2007, si sono persi 1 milione e 810 mila U.l.a. (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno). Le persone a cui manca lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. L’occupazione è rimasta ferma nella seconda metà del 2013, ma il mercato del lavoro, segnale di timido ottimismo, dovrebbe ripartire nel 2014.

Consumi. La spesa delle famiglie, secondo il Centro Studi di Confindustria, diminuisce del 2,5% nel 2013 e, per la prima volta dopo tre anni di cali, torna ad aumentare dello 0,2% nel 2014, seguito da un 0,8% nel 2015. Negli ultimi Scenari economici, il Csc spiega che “la dinamica dei consumi, prevista per i prossimi due anni, sarà guidata principalmente:

  • dall`allentamento degli effetti restrittivi delle manovre di bilancio (specie nel 2015);
  • dal calo del costo dell`energia nel 2014;
  • dal proseguimento del recupero della fiducia;
  • dal miglioramento delle condizioni del credito già dall`anno prossimo“.

Agiranno da freno, invece, la necessità di ricostituire il risparmio a scopo precauzionale e la debolezza del mercato del lavoro. Nel 2015 il gap rispetto ai livelli del 2007 sarà di -6,7%.

Prezzi. Prezzi in frenata ma non è deflazione, con la previsione di una graduale risalita dell’inflazione a partire dal 2014. I prezzi al consumo in Italia “hanno rallentato in misura marcata nel 2013. La variazione annua è scesa a novembre al +0,7% (da +3,2% nel settembre 2012)“. Nello scenario del Csc la crescita dei prezzi si stabilizza e poi registra “una risalita molto graduale nel prossimo biennio, sulla scia della ripartenza dell’economia italiana“. Il rialzo dell`Iva contribuisce a “sostenere i prezzi nel prossimo anno, frenati però dal calo della quotazione del petrolio tradotta in euro“. In media, l’incremento dei prezzi al consumo si attesta all’1,3% nel 2014 (da 1,2% nel 2013) e sale all’1,5% nel 2015.

Pil. Sulla ripresa economica soffiano “venti contrari. Se il credit crunch proseguirà nel 2015 e la debolezza dell’economia renderà necessaria una manovra di un punto di Pil, nel 2014 il Pil salirà solo dello 0,4% e nel 2015 si avrà una crescita zero“. E’ questo lo scenario più negativo per l’economia italiana simulato dal Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici. “Questa simulazione – hanno spiegato gli economisti di viale dell’Astronomia – tutt’altro che astratta e ben presente a molti analisti di banche d’investimento internazionali, suggerisce che occorre rimuovere ogni causa interna di turbolenza e incertezza e prendere rapidamente decisioni che elevino il Paese su un più alto sentiero di crescita“.

Conti pubblici. L’andamento dell’economia fa centrare l’obiettivo dei conti pubblici fissato per il 2014 con il deficit al 2,7% del Pil, non quello per il 2015 (2,4%). Confermato un deficit/Pil al 3% per quest’anno. Il saldo strutturale non continua ad avvicinarsi al pareggio (1% del Pil tra due anni), nonostante l’ampio avanzo primario (4,5% del Pil al netto del ciclo, mezzo punto in meno di quanto stimato tre mesi fa). Questo risultato “è stato ottenuto varando manovre per complessivi 109 miliardi (6,9% del Pil) dal 2009 in poi. Di cui 3 punti di maggiori entrate e 3,9 di minori spese“, hanno calcolato gli economisti di Confindustria. Il debito pubblico, al netto dei sostegni europei e in rapporto al Pil, sale ancora nel 2014 (al 129,8%) per poi iniziare a flettere nel 2015 (128,2%); “una flessione tutta dovuta a un punto di privatizzazioni e dismissioni omogeneamente distribuite“.

Evasione fiscale. Combattere ed eliminare il fenomeno dell’evasione fiscale per abbassare la pressione fiscale e restituire soldi a lavoratori e imprese. L’Italia, secondo il Centro Studi di Confindustria, porta sulle proprie spalle “il pesante fardello della tassazione accompagnato a un’altissima evasione: eliminando quest’ultima si potrebbero tagliare le aliquote e mettere in tasca ai dipendenti 1.415 euro e alle imprese 1.711 per addetto“. La pressione fiscale, secondo i calcoli del Csc, sale al 44,3% del Pil nel 2013, toccando il record storico, e al 44,2% nel 2014, per poi scendere al 43,9% nel 2015. La misura effettiva della quota di entrate fiscali e contributive sul Pil depurato dal sommerso toccherà il 53,3% quest`anno, per scendere al 53,2% il prossimo e al 52,8% nel 2015.

Protesta sociale. Sulla difficile strada della ripresa dell’Italia “il pericolo maggiore è il cedimento della tenuta sociale“, con il “montare della protesta che si incanala verso rappresentanze che predicano la violazione delle regole e la sovversione delle istituzioni“. A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria che avverte: “Basta poco perché gli eventi prendano una piega infelice“. Il destino dell’Italia “si ripete, con il coagularsi di importanti gruppi politici anti-sistema“, osservano gli economisti del Csc negli ultimi Scenari economici.

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