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Confindustria: Italia fuori da recessione nel 2015

Confindustria: Italia fuori da recessione nel 2015
Rapporto di viale dell’Astronomia. Gli industriali stimano un Pil a +0,5% nel prossimo anno. La commissione Ue: «Servirà uno sforzo aggiuntivo, rispettare i target di bilancio»

Abbassate le stime sul 2014, ma graduale ottimismo per il 2015. Questo, in sintesi, l’ultimo rapporto sugli scenari economici diffuso oggi dal Centro studi di Confidustria. Il Pil nel 2014 calerà dello 0,5%, terza flessione annuale consecutiva, e inizierà a risalire nel 2015 dello 0,5% per portarsi nel 2016 a +1,1%. Gli esperti di viale dell’Astronomia rivedono lievemente al ribasso la stima per l’anno in corso (-0,4% nel report di settembre) e tracciano, in «Scenari economici – Il rebus della ripresa», presentato oggi, un biennio di lenta e «graduale risalita». Ma «l’incertezza rimane il maggior ostacolo a cogliere appieno le nuove opportunità».

Allarme occupati
Resta l’allarme sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione ha superato nell’anno in corso il 13% in autunno e raggiunge il 14,2% «se si considera l’utilizzo massiccio della Cig». Secondo Confindustria la disoccupazione si attesterà al 12,7% nel 2014 e «inizierà a scendere lentamente dalla seconda metà del 2015» (che chiuderà comunque al 12,9%) e arriverà al 12,6% nel 2016. «Il numero di persone a cui manca il lavoro, in tutto o in parte – sottolinea lo studio – ha raggiunto gli 8,6 milioni la scorsa estate. Particolarmente grave è il fatto che il 43,3% dei giovani tra i 15 e i 24 anni che cercano un impiego non lo trovano».

Pressione fiscale in calo dal 2015, al 43,1% nel 2016
La pressione fiscale è attesa al 43,5% del Pil per l’anno in corso, «al 43,3% nel 2015, stesso livello del 2013 per scendere al 43,1% nel 2016». I numeri, sottolinea Confindustria, per una questione contabile, non includono «gli effetti di stabilizzazione del bonus di 80 euro prevista dal Ddl stabilità». Tenendone conto, «la pressione fiscale scenderebbe al 42,8% del Pil nel 2015 e al 42,5% l’anno successivo. L’incidenza effettiva della pressione fiscale sul Pil depurato dal sommerso salirà al 49,1% quest’anno, nel 2015 tornerà al 48,9% come nel 2013, e scenderà al 48,7% nel 2016».

La corruzione zavorra per l’economia: in 20 anni persi 200 miliardi
Nella sua analisi Confindustria sottolinea come la corruzione deprima il Pil, e rappresenti «una zavorra per l’economia», tanto che se «l’Italia riuscisse a ridurre la corruzione ai livelli della Spagna, obiettivo non certo impossibile visto che la distanza è di 0,7 punti, il suo tasso di crescita annuo aumenterebbe di 0,6 punti percentuali». L’Italia è fanalino di coda sulla corruzione fra i Paesi sviluppati, dietro Turchia e Spagna con la Danimarca e la Germania al primo e secondo posto. «Se con Mani pulite l’Italia avesse ridotto la corruzione al livello della Francia», ossia un punto in meno, «il Pil sarebbe stato nel 2014 di quasi 300 miliardi in più, circa 5mila euro a persona» in questo arco di oltre venti anni.

La Commissione Ue: «Serve sforzo aggiuntivo nel 2015»
«Serve uno sforzo aggiuntivo nel 2015», dicono anche i tecnici di Bruxelles. «La ripresa in Ue resta fragile, la disoccupazione strutturale è diventata una preoccupazione seria per le conseguenze sociali, sulla crescita e sulle finanze pubbliche. Le sfide per le politiche di bilancio restano molto dure, in particolare per i Paesi più indebitati», si legge nel rapporto della Commissione Ue sui conti pubblici 2014. Che però lascia un po’ di spazio all’ottimismo. «Nonostante la bassa crescita, il quadro di bilancio aggregato della Ue e della zona euro è oggi più favorevole di altre economie», scrive Bruxelles secondo cui «gli sforzi di consolidamento fatti negli ultimi anni stanno dando frutti».

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