Diritto

Condono: i crediti verso il Fisco possono essere accertati e contestati

Il condono fiscale elide, in tutto o in parte, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, i quali restano soggetti al potere di accertamento e di contestazione dell’Ufficio; ne consegue che l’Erario non è tenuto, per automatico effetto del condono, a procedere al rimborso nè gli è inibito l’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza del diritto al rimborso

L’erario non è tenuto, per automatico effetto del condono, a procedere al rimborso ne’ gli è inibito l’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza del diritto al rimborso. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8120 del 21 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dall’impugnazione proposta da una società avverso un avviso di recupero del credito d’imposta di cui all’art. 8 della legge n. 388/2000 per gli anni 2005-2007.

La CTR ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP che aveva accolto il ricorso della società.

Nel ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate censura la decisione della Corte territoriale laddove afferma che la definizione automatica operata dalla società ex art. 9 della legge n. 388/2000 sarebbe ostativa a qualsivoglia attività di accertamento.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, la Suprema Corte richiama un precedente orientamento giurisprudenziale (ordinanza n. 17749 del 2013), secondo cui il condono fiscale elide, in tutto o in parte, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, i quali restano soggetti al potere di accertamento e di contestazione dell’Ufficio. Inoltre, l’erario non è tenuto, per automatico effetto del condono, a procedere al rimborso ne’ gli è inibito l’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza del diritto al rimborso.

Nel rapporto giuridico tributario, il condono non fa parte della fisiologia del tributo, né tantomeno, può essere considerato un aspetto patologico del rapporto, in quanto spesso esso comporta l’adempimento di prestazioni tributarie che, altrimenti, non sarebbero mai state riscosse dall’ente creditore. Nel tentativo di combattere l’ineliminabile tendenza di sottrarsi all’obbligo tributario, il condono fiscale si pone come un’alternativa all’evasione, sicuramente più conveniente di quella che di fatto non adempie ad un obbligo di legge. Se interpretato in questo senso, allora tale possibilità è riscontrabile in provvedimenti giuridici, alle volte anche molto diversi tra loro, che vanno dalla cosiddetta remissio tributorum dell’età classica ai più disparati modelli di condono moderni.
Ma quali sono le caratteristiche del condono?
Possiamo individuarne almeno quattro, focalizzandone i caratteri generali.
Il primo carattere è certamente quello dell’eccezionalità delle previsioni normative. La natura della legge di condono appare pertanto di tipo derogatorio della norma preesistente, la quale risulterà temporaneamente sospesa a livello operativo, qualora venga attivato il meccanismo del condono in seguito alla scelta di avvalersene da parte del contribuente. Viceversa, qualora non si dia avvio al meccanismo condonatorio, la norma ordinaria continua ad esplicare efficacia, talvolta anche con maggiore virulenza.
Altro connotato tipico dei condoni è la loro retroattività: si applica la nuova norma a fattispecie sorte in precedenza, che non hanno ancora visto definito lo stato di pendenza dell’obbligazione tributaria. Tale retroattività è però soltanto apparente, in quanto la legge di condono appronta dei meccanismi di definizione delle obbligazioni tributarie che sono destinati ad operare successivamente all’entrata in vigore, sebbene siano diretti ad intervenire su fattispecie già insorte.
Le norme in materia di condono sono, inoltre, prive dei tipici connotati di generalità ed astrattezza: essi dettano, infatti, regole applicabili soltanto in determinate circostanze, individuate in modo estremamente preciso e dettagliato. Anche sul piano soggettivo manca il carattere della generalità, in quanto non tutti i contribuenti bensì solo gli evasori possono avvalersi della legge di condono.
Altro tipico connotato del condono è la sua opzionalità: infatti, per poter esplicare i suoi effetti, la legge di condono necessita del compimento da parte del contribuente di talune manifestazioni di ravvedimento operoso, che non lasciano dubbi circa la volontà di avvalersi delle opportunità previste dallo stesso provvedimento legislativo.
L’erario non è tenuto, per automatico effetto del condono, a procedere al rimborso ne’ gli è inibito l’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza del diritto al rimborso.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 8120/2015

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