Diritto

Condominio: è consentito inviare una lettera di offese all’amministratore se è per “giusta” reazione

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Si può mandare una lettera offensiva all'amministratore, qualora assuma un comportamento scorretto, irrispettoso e contrario al vivere civile
Si può mandare una lettera offensiva all’amministratore, qualora assuma un comportamento scorretto, irrispettoso e contrario al vivere civile

Si può mandare una lettera offensiva all’amministratore, inviata per conoscenza a tutti i condomini, se lui se l’è “cercata”. La Corte di cassazione, con la sentenza 8336, avalla il diritto alla reazione da parte di una condomina che, stufa delle angherie che gli venivano riservate dall’amministratrice dello stabile, si lascia andare a uno sfogo epistolare. Nella missiva incriminata, che si era trasformata in una “circolare”, l’amministratrice era definita “scorretta”, “leggera”, “irrispettosa” ed “egoista”.

Aggettivi guadagnati con una serie di soprusi sulla ricorrente. In un caso la donna non era stata informata che davanti alla sua finestra sarebbe stato montato un ponteggio “che assicurava il transito di macerie e di materiali di risulta provenienti da piani superiori”. Benché si trattasse di lavori effettuati da privati che non interessavano le parti comuni, la Cassazione sottolinea la superficialità e il mancato rispetto delle regole della civile convivenza da parte dell’amministratrice. Il mancato avviso aveva impedito alla ricorrente, reduce da un intervento per una grave malattia, di “mettersi in salvo” magari trasferendosi altrove.

Ma non è tutto. L’amministratrice, questa volta in qualità di proprietaria dell’appartamento superiore a quello della signora, le aveva lesionato il soffitto del bagno a causa dei lavori intrapresi nella sua casa. Per la Cassazione basta e avanza per giustificare la reazione che fa cadere la condanna per ingiuria e diffamazione inflitta dal giudice di pace.

La non punibilità prevista nei delitti contro l’onore, dovuta allo stato d’ira provocato da un fatto ingiusto scatta, infatti, non solo quando la “condotta astrattamente offensiva” è scatenata da un atto illecito o illegittimo ma anche in presenza di un atteggiamento contrario al vivere civile. E questo è il caso.

Nulla da dire neppure sui tempi della reazione. La legge non richiede che questa segua immediatamente l’offesa, ma soltanto che rientri nel periodo dello stato d’ira. E’ dunque giustificato il ritardo dovuto solo allo strumento scelto per la “vendetta”. La missiva ben ponderata è stata spedita qualche giorno dopo l’ultimo affronto. L’amministratrice era incivile e poco importa se la cosa era stata resa nota all’intero stabile.

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