Diritto

Condomìnio: consentita l’ingiunzione al condòmino moroso senza la preventiva diffida

L'amministratore, anche senza un preventivo atto di messa in mora, può agire in giudizio per ottenere un decreto ingiuntivo contro i condomini morosi
L’amministratore, anche senza un preventivo atto di messa in mora, può agire in giudizio per ottenere un decreto ingiuntivo contro i condomini morosi

L’amministratore, anche senza un preventivo atto di messa in mora, può agire in giudizio per ottenere un decreto ingiuntivo contro i condòmini morosi. La clausola regolamentare che preveda l’obbligo per l’amministratore di contestare formalmente la morosità comporta eventualmente una responsabilità da inesatto adempimento del mandato, ma non anche la preclusione ad agire in via monitoria.

Così si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza 16 aprile 2013, n. 9181 resa nell’ambito di un procedimento ingiuntivo relativo al mancato pagamento delle spese condominiali.

Nella fattispecie in esame, il Giudice di Pace di Troia aveva ingiunto ad una coppia di condòmini morosi di pagare al condomìnio una somma pari ad € 226,08 a titolo di spese condominiali sulla scorta del solo verbale di assemblea condominiale con cui era stato approvato a maggioranza il bilancio consuntivo ed, all’unanimità, il bilancio preventivo. Tuttavia, la coppia si opponeva al decreto ingiuntivo emesso nei loro confronti, sostenendo l’improcedibilità dell’azione moratoria perché, contrariamente a quanto espressamente previsto dal regolamento di condominio, l’amministratore non li aveva preventivamente messi in mora.

In particolare, i ricorrenti sostenevano che il Giudice del merito avesse errato nell’interpretare la disposizione del regolamento condominiale che obbliga l’amministratore all’osservanza del regolamento condominiale, nella specie, dell’art. 34 del regolamento che, interpretato secondo buona fede, precluderebbe il ricorso alla procedura monitoria, senza previa messa in mora.
Il magistrato non togato respingeva l’opposizione sul rilievo che il decreto ingiuntivo era stato legittimamente emesso sulla sola base della prova scritta costituita dalla delibera di approvazione del bilancio preventivo e consuntivo.
La previsione dell’art. 34 del regolamento di condominio non era condizione necessaria per invocare la tutela monitoria.

Per la Suprema Corte, il regolamento di condomìnio si limita a fissare una regola di condotta della cui violazione potrebbe, in ipotesi, discendere una responsabilità per inesatto adempimento del mandato, non certo la preclusione processuale invocata dai condòmini morosi.

Superato il primo motivo di ricorso, manifestamente infondato, gli Ermellini passano alla disamina del secondo con cui si censura la violazione del regolamento nella parte in cui farebbe obbligo di invio a mezzo raccomandata a.r. di copia del verbale di assemblea condominiale; tale motivo è addirittura inammissibile in quanto introduce una censura per nulla conferente rispetto alla causa monitoria di opposizione.
Occorreva, infatti, stabilire nel merito se gli importi fossero o meno dovuti.

Il terzo motivo deduce il vizio di omessa e contraddittoria motivazione in relazione alla valutazione delle risultanze istruttorie: i ricorrenti opinano che il Giudice di Pace di Troia, se avesse correttamente valutato la testimonianza di P.U., avrebbe dovuto trarre il convincimento ch’era prassi e regola del condominio che l’amministratore mettesse in mora i condòmini prima di procedere monitoriamente.
Il motivo è all’evidenza inammissibile in quanto si censura un vizio di motivazione su un punto per nulla decisivo, secondo la formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 anteriore alla riforma del 2006.
Infatti, violando una prassi o una regola non poteva dirsi precluso per l’amministratore il ricorso alla procedura ingiunzionale.

Con il quarto motivo parti ricorrenti deducono il vizio di omessa e contraddittoria motivazione sulla valutazione delle risultanze istruttorie, opinando che il Giudice di Pace avrebbe ritenuto approvato il bilancio consuntivo, mentre dal verbale risulterebbe non approvato.
Tale quarto motivo è inammissibile in quanto riguarda una circostanza irrilevante perché la controversia non attiene al voto espresso dai condomini, ma alla debenza di somme risultanti a debito che non risultano oggetto di specifica contestazione avanti al giudice del merito.

Il quinto motivo è dedicato alla regolamentazione delle spese di lite, sempre in relazione al mancato invio della preventiva diffida di contestazione della morosità prima della procedura ingiunzionale.
Il motivo viene giudicato infondato in quanto il Giudice di Pace ha fatto corretta applicazione ex art. 91 c.p.c. del principio della soccombenza, mentre il mancato esercizio della compensazione delle spese processuali è insindacabile in sede di legittimità; inoltre, la parte soccombente non ha mai offerto il dovuto pagamento ed ha formulato difese manifestamente infondate sia avanti al Giudice di Pace, sia in Cassazione.

La Suprema Corte ha così rigettato il ricorso condannando la coppia morosa alle spese del giudizio di Cassazione, liquidate in € 500,00 oltre esborsi.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 9181/2013

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