Diritto

Condannato il Comune per il super lavoro del Vigile urbano

Condannato il Comune per il super lavoro del Vigile urbano
Chiede e ottiene dai Giudici di Cassazione il risarcimento del danno da usura psico-fisica per il lavoro prestato: viene così tutelata la posizione di un Vigile urbano che aveva lavorato per sette giorni consecutivi una settimana ogni cinque

Chiede e ottiene dai Giudici di Cassazione, con la sentenza n. 24180 del 25/10/2013, il risarcimento del danno da usura psico-fisica per il lavoro prestato: viene così tutelata la posizione di un Vigile urbano che aveva lavorato per sette giorni consecutivi una settimana ogni cinque.

Il Comune di Torino chiede l’annullamento della sentenza della Corte d’Appello di Torino del maggio 2010, che ha respinto l’appello contro la decisione del Tribunale che aveva accolto la domanda di G.N.

Il G.N., dipendente comunale in servizio nel Corpo di Polizia municipale aveva lavorato per sette giorni consecutivi una settimana ogni cinque e chiede il riconoscimento, nei limiti della prescrizione decennale, del risarcimento del danno da usura psico-fisica per il lavoro prestato il settimo giorno.

Il Tribunale accoglie le doglianze del lavoratore e condanna il Comune a pagare al N. la somma di 9.363,90 euro, oltre rivalutazione ed interessi.

Il Comune propone un appello articolato in sette motivi, che la Corte d’Appello di Torino rigetta.

La vicenda approda alla Corte di Cassazione. Per la parte di interesse si rileva che la scelta del Comune contrasta con l’art. 2109 c.c., oltre che con l’art. 36, terzo comma, Cost. Consolidata è la giurisprudenza di legittimità, per cui “in relazione al lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, va tenuto distinto il danno da “usura psico-fisica”, conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall’ulteriore danno alla salute o danno biologico, che si concretizza, invece, in una “infermità” del lavoratore determinata dall’attività lavorativa usurante svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali.

Nella prima ipotesi, il danno sull’”an” deve ritenersi presunto; nella seconda ipotesi, invece, il danno alla salute o biologico, concretizzandosi in una infermità del lavoratore, non può essere ritenuto presuntivamente sussistente ma deve essere dimostrato sia nella sua sussistenza e sia nel suo nesso eziologico, a prescindere dalla presunzione di colpa insita nella responsabilità nascente dall’illecito contrattuale (fra le molte sentenze in tal senso, cfr. Sez. L, n. 16398 del 20/0812004 (Rv. 576013).

Sono invece diverse le situazioni considerate in altre sentenze, in cui per il lavoro oltre il settimo giorno, in presenza di specifiche previsioni contrattuali giudicate legittime, quindi senza riscontrare la sussistenza di un illecito, si è proceduto ad un mera maggiorazione del compenso commisurata alla maggiore pesantezza della prestazione. In tali casi il trattamento economico non ha natura risarcitoria, ma retributiva con le relative ulteriori conseguenze (cfr. Cass. n. 861 del 2005).

In conclusione, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità oltre accessori come per legge.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 24180/2013

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