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Condannati che guadagnano 4mila euro al mese dallo Stato. La vergogna dei vitalizi

Condannati che guadagnano 4mila euro al mese dallo Stato. La vergogna dei vitalizi
Un assegno mensile (mediamente sui 4mila euro, e per tutta la vita) lo ricevono anche i condannati in via definitiva o che hanno patteggiato condanne per reati di ogni genere

Nel Paese delle pensioni d’oro, dei falsi invalidi e dell’evasione cronica, i parlamentari non fanno nulla per evitare di vedersi appioppato ogni giorno l’epiteto di Casta. Se il vitalizio per gli ex deputati e senatori in pensione è già di per sè controverso, quello esteso ai condannati in via definitiva è un’autentica vergogna di Stato. Un assegno mensile (mediamente sui 4mila euro, e per tutta la vita) lo ricevono infatti anche i condannati in via definitiva o che hanno patteggiato condanne per reati di ogni genere: corruzione, ricettazione, truffa, finanziamento illecito. Condotte che hanno contribuito a devastare conti pubblici e credibilità del Paese, ma nonostante tutto premiate. Le promesse di cancellare i vitalizi ai condannati, fino ad ora, sono rimaste tali.

A sollevare con maggiore forza la questione è stato il Fatto Quotidiano, che ha pubblicato un elenco dettagliato con tutti i vitalizi di cui godono condannati in via definitiva. Vitalizio da 8mila euro per Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale, mentre arriva a 4.400 quello che incassa Marcello Dell’Utri, nonostante la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Cesare Previti, già ministro nel primo governo Berlusconi, condannato per corruzione in atti giudiziari, riceve ogni mese 4.235 euro. Alfredo Vito, famoso per il suo appellativo “mister centomila preferenze”, un passato nella Dc e poi in Forza Italia, nei primi anni ’90 patteggiò due anni, per reati contro la Pubblica Amministrazione. Incassa due vitalizi, uno da ex consigliere regionale e uno da ex deputato (4.540 euro). Anche Claudio Martelli, ex ministro socialista, una condanna, con la non menzione, per finanziamento illecito, prende 4.992 euro.

Contro questo privilegio è nata una petizione, lanciata dall’associazione Libera, sul sito www.riparteilfuturo.it, che chiede l’eliminazione del vitalizio ai condannati.

Sarebbe sufficiente una riunione congiunta dell’Ufficio di Presidenza della Camera e del Consiglio di Presidenza del Senato per cambiare i regolamenti e cancellare questo scandalo italiano, ma fino a questo momento la Camera non è stata particolarmente ricettiva agli stimoli del Senato, che tramite il suo presidente Pietro Grasso ha, quanto meno in forma orale, espresso la volontà di intervenire. Grasso è intervenuto sul tema rispondendo al presidente emerito della Corte Costituzionale Mirabelli, che aveva definito “difficile” la revoca del vitalizio ai condannati. Secondo Grasso, invece, il Senato ha tutto il diritto di abolire i vitalizi dei senatori condannati, non serve una legge. Per Grasso il parere di  Cesare Mirabelli “non è fondato” e l’abolizione dei vitalizi non è “una sanzione penale accessoria”, quindi non c’è alcun “divieto di retroattività” di cui tener conto.

A stretto giro di posta gli ha fatto eco la presidente della Camera Boldrini: “La mia posizione sui vitalizi agli ex parlamentari è chiara e nota da tempo: ritengo personalmente inaccettabile che si continui ad erogarli a chi si è macchiato di reati gravi come mafia e corruzione. La decisione spetta ora all’Ufficio di Presidenza della Camera e al Consiglio di Presidenza del Senato, che sono certa arriveranno quanto prima a deliberare su una materia così delicata, sulla quale c’è anche molta attesa da parte dell’opinione pubblica”. A questo punto è lecito attendersi azioni rapide.

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