Diritto

Condanna definitiva a 3 anni e 10 mesi per bancarotta fraudolenta a Fabrizio Corona: secondo la Cassazione “Agì in mala fede, serve risposta rieducativa”

Condanna definitiva a 3 anni e 10 mesi per bancarotta fraudolenta a Fabrizio Corona: secondo la Cassazione "Agì in mala fede, serve risposta rieducativa"
Condanna definitiva a 3 anni e 10 mesi di reclusione per Fabrizio Corona. Secondo la Cassazione agì “consapevole” di commettere irregolarità e, per questo, in “malafede”: con un “preciso disegno di spoliazione” spostò fondi e personale in una nuova società allo scopo di eludere i creditori

L’ex fotografo dei vip Fabrizio Corona, che ha portato al fallimento della sua agenzia Coronàs, agì “consapevole” di commettere irregolarità e, per questo, in “malafede”: con un “preciso disegno di spoliazione” spostò fondi e personale in una nuova società allo scopo di eludere i creditori. Lo scrive la Cassazione, nelle motivazioni depositate oggi, con la sentenza n. 23772/2013 che ha reso definitiva il 10 aprile scorso la sua condanna a 3 anni e 10 mesi per bancarotta fraudolenta documentale. La Suprema Corte lo definisce un individuo abituato a “vivere legibus solutus e come tale bisognevole di adeguata risposta rieducativa e di reazione repressiva da parte dell’ordinamento”.

“Il ricorso ad operazioni in nero e fittizie”, ammesse e poi parzialmente smentite, “sta chiaramente a provare la malafede dell’agente e la sua piena consapevolezza della irregolarità, formale e sostanziale, della sua condotta”, scrivono i giudici della quinta Sezione penale. Nonostante, a sua discolpa, Corona avesse nel ricorso scritto di essere “ignaro del fatto” perché nello stesso periodo era detenuto nell’ambito della cosiddetta “Vallettopoli”.

La sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Milano emessa nel luglio dello scorso anno, scrive la Suprema Corte, “chiarisce come, a fronte di annotazioni contabili inesistenti, imprecise e di dubbia interpretazione, l’imputato abbia fornito giustificazioni oscillanti, sposando ora l’una, ora l’altra versione dei fatti”. Corona ha sottratto 50 mila euro in favore dell’ex moglie, Nina Moric, ma “non ha saputo chiarire se si trattava di un compenso per consulenze, non meglio precisate, o di somma erogata a fronte di un’opera di ristrutturazione di un immobile. Fatto sta che tutte tali operazioni non hanno riscontro contabile adeguato”.

Inoltre “costituì la società Fenice proprio allo scopo di travasare in essa beni, attività, quadri dirigenti e personale della Coronàs, ormai avviata al dissesto e al fallimento”. Esiste dunque “un preciso disegno di spoliazione della vecchia struttura produttiva” e la consapevolezza di operare “in danno dei creditori”.

Corte di Cassazione – Sentenza di condanna per Fabrizio Corona

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