Diritto

Concordato preventivo: crediti professionali in prededuzione

Concordato preventivo: crediti professionali in prededuzione
I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore del fallimento per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano tra quelli da soddisfarsi in prededuzione

I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore del fallimento per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano tra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell’art. 111, comma 2, della legge fallimentare, come modificato dall’art. 99 del D.Lgs. n. 5/06. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1765 del 30 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un professionista avverso il decreto con il quale il Tribunale di Pesaro aveva rigettato l’opposizione allo stato passivo del fallimento proposta dal ricorrente contro il provvedimento con il quale era stato ammesso il credito (derivante dall’attività svolta nel 2009 dal professionista incaricato di predisporre la relazione ai fini della domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo) in privilegio ex art. 2751 n. 2 cod. civ., anziché in prededuzione ex art. 111 della legge fallimentare.

Nel ricorso per cassazione, il professionista censura la decisione con cui il Tribunale aveva ritenuto necessaria, ai fini del riconoscimento della prededuzione, la dimostrazione dell’utilità dell’attività professionale svolta ex art. 161 della legge fallimentare, sebbene la relazione da lui predisposta fosse richiesta – a pena di inammissibilità della domanda di concordato – dalla stessa legge.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal professionista. Sul punto, gli Ermellini precisano come i crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore del fallimento per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza – e dunque a fortiori se sorti a seguito dell’essenziale attività dell’attestatore – rientrino tra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell’art. 111, comma 2, della legge fallimentare, come modificato dall’art. 99 del D.Lgs. n. 5/06; si è difatti affermato che tale disposizione, nell’indicare come prededucibili i crediti “così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge”, detta un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, introduce un’eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo, in caso di fallimento, la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (cfr. ex multis Cass. n. 5098/14; n. 8958/14; n. 9489/13; n. 8533/13).

Il collegamento occasionale o funzionale posto dall’art. 111 della legge fallimentare deve, dunque, intendersi riferito al nesso – non solo cronologico («in occasione»), né esclusivamente teleologico («in funzione») – tra l’insorgere del credito e gli obiettivi della procedura, ma anche nel senso che il pagamento di quel credito, ancorché avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa, e dunque risponde allo scopo della procedura, in quanto inerisce alla gestione fallimentare. Si tratta, dunque, di due criteri (quello cronologico e quello teleologico), autonomi e alternativi tra loro (Corte di Cassazione, sentenze nn. 5705/2013 e 3402/2012).

I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore del fallimento per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza – e dunque a fortiori se sorti a seguito dell’essenziale attività dell’attestatore – rientrano tra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell’art. 111, comma 2, della legge fallimentare, come modificato dall’art. 99 del D.Lgs. n. 5/06.

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