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Con l’Erasmus, trovi lavoro: disoccupazione dimezzata per chi ha studiato all’estero

I giovani in movimento hanno un tasso di disoccupazione del 23%, circa la metà dei loro coetanei che non hanno messo mai piede fuori dal proprio paese per formarsi
I giovani in movimento hanno un tasso di disoccupazione del 23%, circa la metà dei loro coetanei che non hanno messo mai piede fuori dal proprio paese per formarsi

Con l’Erasmus si parte per apprendere le lingue, imparare ad adattarsi, maturare un’esperienza di vita. Gli studenti Erasmus sono i più occupati a lungo periodo, hanno maggiori capacità di problem solving, sono più curiosi, hanno sviluppato maggiori capacità di adattamento rispetto a giovani che non hanno mai fatto un’esperienza di formazione all’estero. Queste alcune delle considerazioni di uno studio della Commissione Europea sull’impatto dell’Erasmus ai fini lavorativi: i giovani in movimento hanno un tasso di disoccupazione del 23%, circa la metà dei loro coetanei che non hanno messo mai piede fuori dal proprio paese per formarsi.

«Il messaggio è chiaro: chi studia o si forma all’estero migliora le proprie prospettive lavorative» commenta la Commissaria per l’Istruzione Androulla Vassilliou presentando lo studio. Il 92% dei datori di lavoro ricerca, nei futuri dipendenti, proprio queste competenze trasversali che il programma di studio all’estero è in grado di potenziare. Mentre il 64% di chi è a capo delle risorse umane ritiene importante l’esperienza internazionale ai fini delle assunzioni e in genere attribuisce maggiori responsabilità professionali ai laureati con esperienza internazionale velocizzando quindi i normali tempi di avanzamento di carriera. Si può beneficiare di un finanziamento Erasmus a fini di studio ma anche per svolgere un tirocinio: un tirocinante su tre alla fine del periodo di stage riceve un’offerta lavorativa dall’azienda ospitante. Nel periodo trascorso all’estero i giovani tendono a sviluppare anche capacità imprenditoriali e circa uno su dieci ha avviato poi una sua azienda e tre su quattro prevedono o non escludono di farlo.

Ma l’Erasmus non influisce solo sugli studi e le opportunità lavorative, anche le relazioni sociali e sentimentali si aprono a nuovi orizzonti: il 33% degli studenti in movimento ha una relazione stabile con un partner di altra nazionalità, il 27% ha incontrato la propria dolce metà durante l’esperienza in un altro paese. Dal 1987 in poi, secondo i dati, sono nati circa un milione di bambini figli di coppie Erasmus.

Anche i trasferimenti e i cambi di residenza in altri paesi sono più frequenti nei ragazzi Erasmus: circa il 40% si è trasferito all’estero dopo la laurea e il 93% immagina un futuro in un Paese diverso dal proprio. Pur continuamente a rischio di tagli, la Commissione prevede nei prossimi anni, tra il 2014 e il 2020, che circa quattro milioni di persone, tra cui due milioni di studenti e 300mila docenti, partiranno per un’esperienza estera usufruendo del nuovo piano Erasmus plus. Gli scambi tra professori e studenti con paesi non Ue raggiungono la cifra di 135mila.

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