Diritto

Con il licenziamento salta il bonus assunzioni

Con il licenziamento salta il bonus assunzioni
L’impresa che beneficia del credito di imposta per l’assunzione di dipendenti, e poi, a causa della sospensione di cantieri, è costretta a licenziarli, perde il bonus

L’impresa che beneficia del credito di imposta per l’assunzione di dipendenti, e poi, a causa della sospensione di cantieri, è costretta a licenziarli, perde il bonus. Il beneficio, infatti, poteva non essere revocato solo in presenza di cause di forza maggiore e il licenziamento rappresenta, al contrario, una libera scelta del datore di lavoro. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17431 depositata il 17 luglio 2013.

La vicenda trae origine da un provvedimento emesso dall’Agenzia delle Entrate con il quale era revocato il credito d’imposta fruito da un’impresa per l’assunzione di cinque nuovi dipendenti avvenuta nel 1998.
La disposizione era stata introdotta dall’articolo 4 della legge n. 449/1997 e prevedeva un credito d’imposta per i nuovi assunti utilizzabile per la compensazione delle imposte dovute dalle imprese. Nei due anni successivi i neoassunti venivano licenziati (quattro nel 1999 e uno nel 2000) a causa della sospensione dei lavori inizialmente appaltati.

Il provvedimento era impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale la quale accoglieva il gravame.
L’ufficio proponeva quindi appello avverso la sentenza che veniva integralmente riformata dai giudici regionali. Ritenevano, infatti, che la semplice chiusura dei cantieri non giustificasse il licenziamento degli operai assunti e che l’impresa non avesse dimostrato la crisi economica in cui versava.
Il contribuente ricorreva per Cassazione evidenziando che il licenziamento dei lavoratori era stato indipendente dalla volontà dello stesso. In un cantiere, infatti, era diretta conseguenza della decisione del committente di sospendere le opere, mentre nell’altro nel corso del secondo anno dall’assunzione, venivano ultimati i lavori e pertanto non era più necessaria la prestazione del dipendente.

La Suprema Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi proposti e ha quindi confermato la decisione dei giudici dell’appello. Nella sentenza viene innanzitutto precisato che la norma agevolativa era finalizzata all’incentivazione della stabile occupazione, da mantenere costante per il triennio seguente e la diminuzione del personale costituiva causa di decadenza del beneficio stesso.
Ne consegue che la chiusura del cantiere o la sospensione decisa dall’appaltante, non potevano costituire un valido motivo perché permanesse il diritto al citato credito d’imposta.
La ricorrente, nella propria difesa, aveva evidenziato che la circolare ministeriale n. 219/E del 1998 affermava che non costituiva causa di revoca la riduzione del livello occupazionale per ragioni non imputabili né alla volontà del datore di lavoro né a quella del prestatore.
I giudici di legittimità, a tal proposito, hanno rilevato che le circostanze indicate dal contribuente non integravano le ipotesi di causa di forza maggiore ovvero non imputabili alla volontà del datore di lavoro, atteso che la sospensione dei lavori o la chiusura di un cantiere non determinavano la cessazione dell’attività. Pertanto il licenziamento rappresentava una libera scelta dell’impresa.

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