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Computo del termine per l’emanazione dell’atto impositivo

Computo del termine per l’emanazione dell’atto impositivo
L’avviso di accertamento sottoscritto dal funzionario dell’Ufficio – vale a dire “emanato” – prima di sessanta giorni dal rilascio al contribuente della copia del verbale di chiusura delle operazioni, è illegittimo per violazione della disciplina del contraddittorio procedimentale, anche se la relativa notifica al contribuente sia effettuata dopo tale scadenza

Con la nota n. 65329/R.U dell’8 giugno 2015, l’Agenzia delle Dogane ha trasmesso copia della sentenza n. 11088 del 28 maggio 2015 della Corte di Cassazione, in materia di diritti del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, disciplinata dall’art. 12 della legge n. 212/2000.

Come è noto, l’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000, stabilisce che, nel caso di accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate presso i locali del contribuente, l’avviso di accertamento, salvo casi di particolare e motivata urgenza, non può essere emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni accordato al contribuente per comunicare all’Ufficio finanziario osservazioni e richieste, decorrenti dalla data di rilascio di copia del processo verbale di chiusura delle operazioni di controllo.
Per quanto concerne i diritti doganali, il termine per l’emanazione dell’avviso di accertamento è, invece, di 30 giorni (art. 11, comma 4-bis, del D.Lgs n. 374/1990).

Nella vicenda sottoposta all’esame della Corte di Cassazione, l’Ufficio finanziario aveva emesso l’avviso di accertamento prima della scadenza del termine dei 60 giorni, anche se, poi, l’atto era stato spedito e ricevuto dal contribuente nel pieno rispetto del suddetto termine. Il contribuente aveva, quindi, impugnato l’avviso di accertamento lamentando il mancato rispetto del dettato di cui all’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000.

Nella pronuncia in esame la Suprema Corte, confermando la precedente giurisprudenza sul punto (sentenze n. 25118/14 e n. 18184/13 richiamate), ha respinto l’appello proposto dall’Amministrazione finanziaria avverso la sfavorevole pronuncia della Commissione Tributaria Regionale di Firenze affermando che l’atto di accertamento sottoscritto dal funzionario prima della scadenza del termine di 60 giorni (30 per i diritti doganali) è illegittimo per violazione della disciplina del contradditorio procedimentale di cui al citato art. 12, comma 7, della legge n.212/2000, anche se la relativa notifica al contribuente sia stata effettuata dopo tale scadenza.

La Corte di Cassazione, richiamando, in particolare, i principi generali contenuti nella sentenza delle Sezioni Unite della stessa Corte n. 18184/13 ha testualmente precisato che “Una lettura della legge n. 212/2000, art. 12, comma 7, che ritenga conforme al disposto della norma un atto formato e sottoscritto ante tempus, purchè non notificato fino alla scadenza del termine, risulterebbe dunque distonica (…) rispetto alla ratio legis, che è palesemente orientata a garantire l’effettività del rispetto dei diritti di partecipazione del contribuente al procedimento impositivo”.

La Corte di Cassazione ha, quindi, affermato il principio di diritto in base al quale, ai fini del rispetto del termine di cui all’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000, per data di emanazione dell’atto deve intendersi quella in cui lo stesso è stato sottoscritto dal funzionario munito del relativo potere, ossia, la data dell’atto medesimo.

La nota precisa, inoltre, che, seppure la pronuncia in esame riguardi la corretta interpretazione dell’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000, che disciplina i diritti dei contribuenti sottoposti a verifiche fiscali presso i locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali, il principio affermato dalla Suprema Corte deve ritenersi applicabile anche nelle diverse ipotesi di avvisi di accertamento emessi a seguito di revisione dell’accertamento effettuata “d’ufficio ed in ufficio”, al fine di assicurare, anche in tali fattispecie, la piena partecipazione dell’interessato al procedimento impositivo.

Pertanto, l’Agenzia delle Dogane invita i propri Uffici ad osservare quanto affermato dalla Suprema Corte onde evitare il sorgere di un contenzioso suscettibile di vanificare la pretesa erariale.

Agenzia delle Dogane – Nota N. 65329/RU  Corte di Cassazione – Sentenza N. 11088/2015

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