Diritto

Compensazione superiore ai crediti disponibili: legittima la sanzione del 30%

Compensazione superiore ai crediti disponibili: legittima la sanzione del 30%
Legittima la sanzione tributaria comminata all’impresa che supera la soglia del plafond dei crediti compensabili in dichiarazione dal momento che l’eccedenza costituisce un’ipotesi di mancato versamento d’imposta

In tema di agevolazioni tributarie, il superamento del limite massimo dei crediti d’imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste, che è sanzionato nella unica misura prevista del 30%. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11522 del 4 giugno 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, confermando la decisione del giudice di primo grado, ha accolto in parte l’impugnazione proposta da una società avverso il provvedimento di irrogazione di sanzione inerente all’Iva per l’anno 2006. In particolare, la CTR ha osservato che il credito d’imposta doveva essere portato in compensazione in misura minore, giacché il plafond previsto per l’annualità non poteva essere superato, anche se si trattava di una violazione che non comportava alcun danno all’amministrazione. Tuttavia si era configurata una “sproporzione” tra l’entità della sanzione e l’importo indetraibile, sicché la medesima andava ridotta del 50%.

Nel ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate censura la decisione della Corte territoriale per non avere considerato che si trattava di uno sforamento non consentito dal bilancio dello Stato, che prevede dei limiti per ragioni di contabilità generale, quindi il medesimo comportava il mancato versamento dell’Iva per la parte non ammessa in compensazione, con la conseguente applicazione della sanzione nella unica misura prevista del 30%, non riducibile per la totale assenza di circostanze eccezionali.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Invero in tema di agevolazioni tributarie, il superamento del limite massimo dei crediti d’imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste, che è sanzionato dall’art. 13 del D.Lgs. n. 471 del 1997, come nella specie, così come accade ogni qualvolta la compensazione stessa sia utilizzata in assenza dei relativi presupposti. Né la misura della sanzione prevista “ex lege” poteva essere ridotta dal giudice di merito in assenza di circostanze eccezionali ex art. 7, comma 4, del D.Lgs. n. 472/97, per le quali alcuna prova era stata addotta da parte della società, senza che l’entità della stessa fosse stata determinata “ab origine” in modo discrezionale, bensì col criterio proporzionale del 30%, come previsto dalla normativa di riferimento.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 11522/2015

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