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Come si paga la TASI sull’immobile locato

Come si paga la TASI sull'immobile locato
L’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal Comune

La scelta del Comune di non applicare la Tasi sulle abitazioni locate chiude il discorso sia per il proprietario che per l’inquilino dell’immobile. Come precisato dal Dipartimento delle Finanze con le FAQ del 3 giugno 2014, il comma 681 dell’art. 1 della legge di Stabilità 2014 prevede che il titolare del diritto reale e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria; l’occupante versa la Tasi nella misura compresa tra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo dell’imposta, in base alla percentuale stabilita dal Comune nel proprio regolamento, calcolata applicando l’aliquota determinata dal Comune. La norma prevede, infine, che la restante parte dell’imposta sia corrisposta dal titolare del diritto reale.

Le disposizioni appena richiamate portano a concludere che l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal Comune.
Si può fare l’esempio di un Comune che abbia fissato all’1 per mille l’aliquota per gli immobili locati e al 2,5 per mille l’aliquota per l’abitazione principale.
In tal caso, nell’ipotesi di un immobile locato, l’imposta è determinata applicando l’aliquota dell’1 per mille prevista dal Comune, senza tenere conto dell’eventuale utilizzazione dell’immobile da parte dell’inquilino a titolo di abitazione principale.
L’imposta così determinata deve essere ripartita tra proprietario e inquilino sulla base delle percentuali stabilite dal Comune.
Occorre, comunque, sottolineare che resta nella facoltà del Comune prevedere particolari detrazioni a favore dell’occupante.

Se il Comune nella delibera non ha indicato la percentuale per il riparto dell’imposta tra proprietario e inquilino, l’occupante deve versare il tributo nella misura minima del 10 per cento, in quanto si ritiene che una diversa percentuale di imposizione a carico del detentore debba essere espressamente deliberata dal Comune stesso.

Le Finanze fanno un’affermazione che serve da guida anche per altri casi dubbi, sostenendo che «le disposizioni appena richiamate portano a concludere che l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal Comune». In pratica, la condizione di titolare del diritto reale dovrebbe essere prevalente rispetto a quella di occupante anche quando le due caratteristiche coesistono nello stesso soggetto. Si pensi a una seconda casa in comproprietà tra tre fratelli, uno dei quali l’ha presa in locazione dagli altri due: quest’ultimo soggetto non dovrà pagare la quota a carico dell’inquilino, perché la qualifica di proprietario – per lui – prevale su quella di occupante.

Ministero dell’Economia e delle Finanze – FAQ 3 Giugno 2014

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