Fisco

Come difendersi dal nuovo redditometro: quali documenti conservare e quali no

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Ecco quali documenti torneranno utili in caso di accertamento sintetico e quali no
Ecco quali documenti torneranno utili in caso di accertamento sintetico e quali no

L’utilità di conservare scontrini e ricevute delle spese sostenute per difendersi da un eventuale accertamento da redditometro va valutata innanzitutto in base alla tipologia di spesa, ma occorre tener presente che non è assolutamente scontato che questi documenti possano essere ritenuti idonei dall’Agenzia delle Entrate. Anzi, in certi casi, potrebbero, addirittura, rivelarsi dannosi. Quindi, per evitare da una parte inutili allarmismi con conservazione di numerosi documenti fiscali e, dall’altra, di sottovalutare del tutto la questione, occorre aver ben presente come, in base alla normativa vigente, il contribuente possa difendersi da un eventuale accertamento da redditometro.
Il contribuente ha facoltà di dimostrare: che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta (ad esempio utilizzo di risparmio); con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile (ad esempio borse di studio, pensioni di guerra, interessi su conti correnti bancari, vincite, ecc.); o ancora da parte di soggetti diversi dal contribuente (pagamenti da parte del coniuge, genitore, parente, amico); il diverso ammontare delle spese attribuite. È evidente che nella maggior parte dei casi il contribuente finirà per fornire elementi relativi a: pagamenti fatti da terzi; diminuzione, rispetto all’anno precedente, dei risparmi detenuti, per aver fatto fronte alle spese che fanno presumere un suo maggior reddito; documentazione da cui emerge che il costo che gli viene addebitato è inferiore rispetto a quello realmente sostenuto.

Per provare il pagamento fatto da terzi, ad esempio il genitore che contribuisce al pagamento del mutuo del figlio, il pagamento delle bollette, della vacanza o di altro è quindi fondamentale lasciare traccia documentale e conservare la relativa documentazione da cui risulta che c’è stata un’erogazione da parte di un soggetto differente dal contribuente accertato. In questo contesto sarà opportuno quindi conservare copia di bonifici o assegni.

Nel caso di utilizzo del risparmio per far fronte alle spese sostenute nell’anno, è necessario conservare gli estratti conto dei vari anni interessati, per far verificare, che i saldi disponibili sono diminuiti proprio perché si è attinto dal conto per far fronte alle spese.

La documentazione da conservare in caso di acquisti (scontrini, ricevute, fatture) potrebbe servire per far vedere al funzionario che quanto si è speso per quel determinato bene o servizio è inferiore rispetto a quanto addebitato.
Va tenuto presente che se l’importo speso supera i 3.600 euro non ha senso conservare nulla perché l’informazione affluisce già direttamente all’anagrafe tributaria.
Per altre spese (tipo abbigliamento, alimentari, prodotti per la casa) è inutile conservare gli scontrini o le ricevute, in quanto l’Agenzia delle Entrate potrebbe agevolmente obiettare che ciò che viene esibito è solo una parte delle effettive spese sostenute.
Vi sono poi spese che, a differenza delle precedenti, non sono ripetitive come quelle per elettrodomestici o arredi. In questo caso potrebbe essere utile la conservazione del documento fiscale se la spesa sostenuta appare inferiore a quella elaborata dalle tabelle Istat.
Tuttavia va detto da un primo esame di queste tabelle che molti indici Istat sono obiettivamente bassi, per cui l’eventuale esibizione all’Agenzia delle Entrate dello scontrino potrebbe paradossalmente peggiorare la situazione del contribuente in quanto emergerebbe una spesa maggiore di quella calcolata dall’istituto di statistica.

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