Lavoro

Collaborazioni a progetto: obbligo di forma scritta e conseguenze della mancanza

Collaborazioni a progetto: obbligo di forma scritta e conseguenze della mancanza
Alla luce dell’interpretazione autentica fornita dalla Legge Fornero e, soprattutto, della recente Riforma del Lavoro 2013, non vi sono più dubbi che il contratto a progetto necessiti della forma scritta in mancanza della quale diventa automatica la trasformazione del contratto di collaborazione in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato

Alla luce dell’interpretazione autentica fornita dalla Legge Fornero e, soprattutto, della recente Riforma del Lavoro 2013, non vi sono più dubbi che il contratto a progetto necessiti della forma scritta in mancanza della quale diventa automatica la trasformazione del contratto di collaborazione in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Prima delle recenti riforme, la forma scritta del contratto di lavoro a progetto era richiesta ai soli fini della prova tanto che il Ministero del Lavoro con circolare n. 1 dell’8.1.2004 aveva proprio sottolineato che la forma del contratto a progetto era richiesta ad probationem e non ad substantiam.

Tuttavia, nella stessa circolare il Ministero aveva sottolineato che, seppure la forma scritta era richiesta solo ai fini della prova, la stessa sembrava assumere valore decisivo rispetto all’individuazione del progetto in quanto in assenza di forma scritta non sarebbe stato agevole per le parti contrattuali dimostrare la riconducibilità della prestazione lavorativa ad un progetto.

D’altra parte, il comma 1 dell’art. 69 del D.Lgs. n. 276/2003, già prevedeva che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto andavano considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, e, in questo contesto occorre tener presente che, se il contratto scritto non c’è, non c’è neanche il progetto.

In merito si erano sviluppate 2 correnti giurisprudenziali e dottrinali. Da un lato vi era la teoria della presunzione relativa che, a dire il vero, era maggioritaria, per cui la conversione del contratto a progetto senza forma scritta non era ritenuta automatica ma si riteneva fosse superabile con la prova dell’autonomia del rapporto.

In effetti non bisogna dimenticare che nel nostro ordinamento è vietata la c.d. inderogabilità della tipologia contrattuale con la conseguenza che diventa impossibile ricondurre d’imperio ad un tipo contrattuale, rapporti che nei fatti siano effettivamente conducibili ad un altro tipo.

E anche il Ministero del Lavoro, con la già citata circolare n. 1/2004, si era schierato a favore della presunzione relativa, ritenendo che la stessa potesse essere superata nel caso in cui il committente avesse fornito in giudizio prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro effettivamente autonomo.

Dall’altro lato c’era, invece, la teoria della presunzione assoluta in virtù della quale diventava inutile anche indagare in merito alle effettive modalità di svolgimento della prestazione in quanto la mancanza della forma scritta comportava l’automatica trasformazione del contratto a progetto in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Su questa scia non sono mancate sentenze che, nel caso di specie, oltre a considerare automatica la trasformazione, hanno anche affermato l’impossibilità del committente di fornire la prova contraria dell’autonomia della collaborazione coordinata e continuativa, o sentenze che hanno apertamente criticato la posizione assunta dal Ministero del Lavoro, a favore della presunzione relativa, con la circolare n. 1/2004.

La Legge n. 92 del 28 giugno 2012 (c.d. Riforma Fornero), con l’art. 1, comma 24, ha dato un’interpretazione dell’art. 69, comma 1, del D.Lgs. n. 276/2003 stabilendo che lo stesso “si interpreta nel senso che l’individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”.

Nonostante l’interpretazione autentica, però, rimaneva per diversi autori, ancora il dubbio in merito a cosa dovesse essere inteso per mancata individuazione di uno specifico progetto, atteso che parte della giurisprudenza e della dottrina ritiene “non esistente” anche un progetto scritto ma non adeguatamente specificato, per cui ci si poteva trovare dinanzi ad un contratto scritto ed un progetto considerato inesistente.

La recente Riforma del Lavoro 2013 (art. 7, comma 2, lett. d), D.L. n. 76/2013, convertito in Legge n. 99/2013) ha eliminato dall’art. 62, le parole “ai fini della prova” per cui adesso la forma scritta del contratto non è più richiesta ad probationem.

In merito a quest’ultima modifica il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 35 del 29.8.2013 ha sottolineato che nel corpo del citato articolo il Legislatore ha chiarito che il contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto è un contratto rispetto al quale la forma scritta costituisce elemento di legittimità dello stesso.

Per il Ministero, poiché nell’elencare gli elementi che devono essere contenuti nel contratto, il D.L. n. 76/2013, ha eliminato la locuzione “ai fini della prova”, l’intervento sulla norma ha acquistato un valore chiarificatore, visto che la giurisprudenza aveva già stabilito come l’assenza quantomeno della specificità del progetto si poteva tradurre nell’assenza del progetto stesso, con le conseguenze di ordine civilistico dettate dall’art. 69, comma 1, D.Lgs. n. 276/2003, ovvero della conversione del contratto a progetto in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (v. ad es. Trib. Milano sent. n. 146 del 18 gennaio 2006; Trib. Milano sent. n. 2655 del 2.8.2006; Trib. Milano sent. n. 40 dell’8 gennaio 2007; Trib. Benevento sent. n. 2224 del 29 maggio 2008).

E’ stato quindi definitivamente chiarito che per evitare la conversione del contratto a progetto non è sufficiente che il contratto sia messo per iscritto ma deve necessariamente essere specifico, dovendo contenere i seguenti elementi:

  • descrizione del progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire;
  • il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese;
  • le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa;
  • le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto, fermo restando quanto disposto dall’articolo 66, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003.

Sulla scorta dell’orientamento giurisprudenziale è comunque preferibile che:

  • il contratto, e soprattutto il progetto, siano molto particolareggiati;
  • si eviti la mera descrizione di un obiettivo o delle mansioni che il collaboratore è tenuto a svolgere;
  • il progetto non sia eccessivamente generico;
  • non si utilizzino progetti standardizzati ma si cerchi sempre di individualizzarlo il più possibile, cucendolo addosso al collaboratore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *