Lavoro

Collaboratori a progetto in calo del 22%

Collaboratori a progetto in calo del 22%
Complici la crisi e gli effetti della riforma Fornero, in un solo anno i collaboratori a progetto sono calati di quasi un quarto (-145mila nel 2013 rispetto al 2012), con record negativi tra i giovani sotto i 30 anni (-30%)

Quello che è nelle intenzioni del Governo alle prese con il Jobs Act si sta, in parte, già realizzando in pratica. Complici la crisi e gli effetti della riforma Fornero, in un solo anno i collaboratori a progetto sono calati di quasi un quarto (-145mila nel 2013 rispetto al 2012), con record negativi tra i giovani sotto i 30 anni (-30%). Una grande fuga dai Co.co.pro. che accentua il trend già in atto dall’anno scorso (-6,5 per cento).
In generale, la gestione separata dell’Inps ha perso 167mila iscritti in dodici mesi e 350mila rispetto al periodo pre-crisi, portando il livello complessivo a 1,3 milioni di lavoratori parasubordinati. Una débâcle dell’11,7% sul 2012, che sfiora il 18% se il confronto avviene con il 2008, come rivela il report di Datagiovani, attingendo all’Osservatorio sui lavoratori parasubordinati dell’Inps.
I collaboratori a progetto, oggi, non sono più la quota prevalente dei parasubordinati (si fermano a 503mila, mentre gli amministratori e sindaci di società, per esempio, sono 506mila).
Un trend negativo che risente, in parte, della stretta sulle collaborazioni a progetto operata dalla riforma Fornero del 2012: il progetto ora deve essere specifico, descritto nei dettagli e collegato a un risultato finale ben preciso. Inoltre, sono esclusi i compiti esecutivi e ripetitivi. Il compenso dei Co.co.pro., poi, deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito, e va agganciato ai minimi stabiliti dai Ccnl per i lavoratori subordinati che svolgono mansioni equiparabili a quelle dei Co.co.pro.
Il 30% dei Co.co.pro. ha meno di trent’anni ed è proprio in questa “classe” che si sono verificate le più gravi perdite numeriche rispetto al 2012 (-30%) e al 2008 (-40%): si tratta rispettivamente di circa 65mila e 98mila collaboratori in meno. Una classe d’età che, peraltro, guadagna meno di tutti: nemmeno 5mila euro in media, da cui scaturiscono contributi pensionistici di modesta entità. In oltre un caso su tre i giovani non riescono a vedere accreditato nemmeno un mese di contributi, mentre circa il 44% accantona da uno a cinque mesi di contributi pensionistici.
Sul versante contributivo, poi, la riforma Fornero ha stabilito un aumento progressivo per gli iscritti alla gestione separata: l’aliquota arriverà al 33% nel 2018.
Sul fronte dei guadagni, il reddito medio annuo dell’universo di tutti gli atipici, pari a 19mila euro, nasconde forti sbalzi a seconda della carta d’identità del collaboratore. Si va infatti dai quasi 32mila euro per amministratori e sindaci di società (che hanno visto diminuire dell’1,6% i propri compensi su base annua) ai 3mila euro dei collaboratori occasionali (-12%), passando per le collaborazioni a progetto con circa 10.200 euro medi di incasso annuo (+0,9% sul 2012, -4,5% sul 2008).
Per sapere come cambieranno, nei fatti, le regole del lavoro bisogna aspettare i decreti delegati che tradurranno in pratica le “direttive” del disegno di legge che torna all’esame dell’assemblea del Senato.
Se il Governo ha già annunciato l’intenzione di cancellare i Co.co.pro. come fonte di precariato, lasciando in vita le altre forme di collaborazione, al momento il testo del Ddl approvato dalla commissione Lavoro di Palazzo Madama, prevede tre interventi sulle collaborazioni:

  • estendere l’assicurazione sociale per l’impiego (l’ASpI, che ha sostituito l’indennità di disoccupazione) ai lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, esclusi amministratori e sindaci di società. Questa misura si finanzierà (si legge nella relazione tecnica) «con l’introduzione di un obbligo contributivo ad hoc» e, per 54 milioni, con la revisione degli attuali strumenti di sostegno al reddito;
  • introdurre un compenso orario minimo, nei settori non regolati da Ccnl;
  • garantire l’indennità di maternità alle lavoratrici madri parasubordinate, anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro.

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