Lavoro

Colf e badanti, l’Inps conferma: niente contributo aggiuntivo per i licenziamenti

L'Inps conferma: i datori di lavoro domestico non devono versare il contributo
L’Inps conferma: i datori di lavoro domestico non devono versare il contributo “aggiuntivo” in caso di licenziamento del lavoratore

I datori di lavoro domestico non devono versare il contributo “aggiuntivo” per l’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) in caso di licenziamento del lavoratore. Lo conferma l’Inps con la circolare n. 25, in linea con quanto informalmente comunicato dal ministero del Lavoro (si veda in merito questo articolo dell’8 febbraio scorso).
Secondo l’Inps, il contributo previsto dal comma 31 dell’articolo 2 della legge 92/2012, a carico dei datori che licenziano per qualsiasi motivo dipendenti assunti a tempo indeterminato, non si applica ai rapporti di lavoro domestico «attese le peculiarità di quest’ultimo».

In effetti, malgrado il tenore letterale della norma non escluda espressamente questo settore lavorativo, lo spirito non sembra voler ricondurre i datori di lavoro domestico a un regime dei licenziamenti che non sarebbe loro proprio. «Il chiarimento tranquillizza le famiglie», spiegano dall’Assindatcolf. I datori di lavoro sono, invece, destinatari del contributo addizionale dell’1,40% in caso di contratto a termine. Il contributo è calcolato sull’importo della retribuzione convenzionale che è suddivisa in tre classi, salvo che per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore per i quali la retribuzione su cui calcolare i contributi è unificata in cinque euro.

Per la prima volta, quindi, l’Inps fornisce due tabelle: la prima da utilizzare per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, la seconda con la maggiorazione del contributo aggiuntivo, da usare in caso di rapporti a tempo determinato. Le tabelle a loro volta si sdoppiano, indicando il contributo orario comprensivo di contributo Cuaf (cassa unica assegni familiari) e quella senza contributo. Peraltro, quest’ultimo risulta uguale o superiore al primo per il gioco delle esenzioni previste dall’articolo 120 della legge 388/2000 e dall’articolo 1 commi, 361 e 362, della legge 266/2005 che sono state mantenute con l’entrata in vigore, il 1°gennaio 2013, del l’ASpI. In caso di lavoro domestico l’ASpI è finanziata con un’aliquota ordinaria dell’1,31 per cento.

In caso di trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato, il contributo addizionale dell’1,41% è restituito con riferimento agli ultimi sei mesi. La restituzione spetta anche qualora il datore di lavoro riassuma il lavoratore entro sei mesi dalla scadenza del contratto a termine, con una riduzione del rimborso corrispondente ai mesi che intercorrono tra la scadenza e l’assunzione a tempo indeterminato. L’Inps avverte che per tutti i lavoratori a termine per i quali è già stata presentata la comunicazione obbligatoria di assunzione il contributo addizionale è automaticamente addebitato nel bollettino di pagamento, pertanto qualora il lavoratore sia stato assunto in sostituzione di un lavoratore assente per cause legali o contrattuali – caso questo in cui il contributo addizionale non è dovuto – il datore dovrà informarne in tempo utile l’Istituto per il ricalcolo.

Maggiorazione contributi colf

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