Lavoro

Contratto a progetto: il progetto non perde i vincoli. Compensi legati al Ccnl di settore

Contratto a progetto: il progetto non perde i vincoli. Compensi legati al Ccnl di settore
Il progetto non può prevedere lo svolgimento di compiti «meramente esecutivi e ripetitivi». Inoltre il compenso minimo dovrà essere regolato dai Ccnl di settore

Il contratto a progetto resiste, nell’impianto normativo generale, alle modifiche introdotte dal Dl n. 76/2013 sull’occupazione (convertito dalla legge n. 99/2013) ma subisce alcune modifiche, che mirano a sciogliere i nodi interpretativi sorti dopo la riforma del 2012. Vediamo quali sono, dunque, gli interventi sulla disciplina di questo contratto, che sono stati illustrati recentemente dal Ministero del Lavoro nella circolare n. 35 del 29 agosto 2013.

Il Dl n. 76/2013 incide principalmente su una caratteristica del progetto di cui ogni contratto deve essere dotato: è il divieto che il progetto preveda lo svolgimento di compiti «meramente esecutivi e ripetitivi».
Rispetto al passato cambia solo la congiunzione da «o» (esecutivi o ripetitivi) a «e». Nella sostanza, questa variazione terminologica comporta che la verifica dell’esecutività e della ripetitività deve sussistere congiuntamente e non più in modo alternativo. Resta ferma la possibilità che la contrattazione collettiva stipulata dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative su piano nazionale individui le attività con queste caratteristiche (nella circolare n. 29/2012 il Ministero del Lavoro aveva individuato, a fini ispettivi, alcune figure professionali difficilmente riconducibili a un progetto specifico, finalizzato a un risultato autonomo, obiettivamente verificabile).

Il decreto sul lavoro ha modificato poi l’articolo della legge Biagi (D.lgs n. 276/2003, articolo 62) riferito alla forma del contratto a progetto. È stata eliminata infatti, la locuzione «ai fini della prova», con la conseguenza che la forma scritta del contratto assume ora una valenza ad substantiam e non più ad probationem.

Sono introdotti, infine, due chiarimenti: per le attività di ricerca scientifica, in cui si ampliano i temi trattati o il programma subisce una proroga, prosegue automaticamente anche il contratto a progetto avviato a questo scopo.
Un’altra norma, di interpretazione autentica, chiarisce che, nei call center outbound, il ricorso al lavoro a progetto è ammesso sia per la vendita diretta di beni, sia per le attività di servizi.

Non hanno subito modifiche, invece, gli altri elementi che la legge n. 92/2012 ha introdotto per i contratti a progetto stipulati a partire dal 18 luglio 2012, ai fini della corretta instaurazione del rapporto. In particolare:

  • l’individuazione e la descrizione del progetto rappresenta l’unico e indispensabile requisito per la validità del contratto. Rispetto al passato, sono stati eliminati i riferimenti ai «programmi» o alle «fasi di lavoro» cui il contratto poteva riferirsi che, nella pratica, erano di difficile individuazione. Il progetto deve essere esattamente descritto: tra i requisiti di forma del contratto c’è infatti la descrizione del progetto, e non la sua sola individuazione. L’onere della descrizione del progetto ricade chiaramente sul committente, mentre la gestione deve essere svolta autonomamente dal collaboratore;
  • il contratto a progetto deve essere collegato a un determinato risultato finale: i contratti a progetto post riforma «Fornero» devono avere un chiaro riferimento al risultato che il collaboratore deve conseguire. Questo risultato, oltre a essere individuato nel testo del contratto, deve poter essere riscontrato, verificabile, oggettivamente misurabile. Non è, pertanto, consentito inserire un generico riferimento al risultato da raggiungere;
  • il progetto non deve coincidere con l’oggetto sociale dell’impresa: il contratto a progetto non può riferirsi, cioè, a un’attività che coincida con l’intero oggetto sociale. Questa disposizione è stata introdotta poiché si era riscontrato che le aziende tendevano a indicare tra le attività assegnate al collaboratore tutte quelle contenute nelle visure camerali delle stesse. Questo non significa che l’attività del collaboratore non possa rientrare tra quelle distintive dell’azienda (il cosiddetto core business), ma soltanto che l’attività deve essere finalizzata alla realizzazione di uno o più progetti che non possono essere tali da abbracciare ogni attività aziendale in maniera indistinta. In questo senso, quindi, il progetto, pur appartenendo al normale ciclo produttivo dell’azienda, deve distinguersi da questo e avere una sua caratterizzazione.

Il legislatore ha previsto anche ipotesi in cui il progetto non è richiesto per avviare un rapporto di collaborazione. Si tratta delle cosiddette «mini cococo» (prestazioni di collaborazione di durata fino a 30 giorni nel corso dell’anno solare, con compenso inferiore a 5mila euro): prestazioni di tipo intellettuale per le quali è necessaria l’iscrizione a un albo professionale, collaborazioni rese in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche, compensi percepiti per le attività svolte dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni, attività svolte dai pensionati di vecchiaia.

Contratto a progetto: il progetto non perde i vincoli. Compensi legati al Ccnl di settore

La check-list: i controlli da effettuare per un contratto a progetto in regola. Bisogna verificare che l’oggetto del contratto non riproponga l’oggetto sociale dell’impresa. Inoltre, bisogna esplicitare il raggiungimento del risultato che si vuole conseguire grazie alla collaborazione.
Occorre verificare che il profilo professionale del collaboratore sia coerente con le attività assegnate.
È necessario controllare che:

  • il progetto individui un determinato risultato finale, inteso come identificazione di un risultato obiettivamente verificabile da realizzare in un arco temporale stabilito;
  • le attività oggetto dell’incarico siano identificabili in un contesto reale, non siano generiche, e siano caratterizzate dalla quantificazione numerica;

È necessario verificare la congruità della durata contrattuale in rapporto al conseguimento del risultato previsto dall’oggetto del contratto.

Sulle modalità di svolgimento dell’incarico, è necessario assicurarsi che l’attività del collaboratore sia svolta in modo autonomo, con organizzazione dei mezzi necessari e in piena autonomia, senza alcun vincolo di subordinazione con il committente, senza vincoli di orario, né di controlli, senza che il prestatore sia sottoposto ad alcun potere direttivo e disciplinare.

Il compenso corrisposto deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito nel rispetto dei minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività.
In mancanza, il compenso non potrà essere inferiore alle retribuzioni minime dei lavoratori subordinati previste dai Ccnl di categoria applicati nel settore di riferimento per figure professionali similari.

Anche dopo l’approvazione del Dl n. 76/2013, restano alcune incertezze sulla determinazione del giusto corrispettivo del collaboratore: su questo fronte, il percorso di avvicinamento delle collaborazioni a caratteristiche proprie del lavoro subordinato, obbliga le imprese a procedere con cautela nel calcolo.
Attraverso una lettura sistematica del nuovo articolo 63 del D.lgs n. 276/2003, si possono individuare alcuni passaggi da osservare per legittimare sotto il profilo giuridico e retributivo il contratto a progetto.
Il compenso deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, con evidente richiamo a quanto espresso dall’articolo 36 della Costituzione. In relazione a questi principi generali, e alla particolare natura della prestazione e del contratto che la regola, il corrispettivo non può essere inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività, eventualmente articolati per i relativi profili professionali tipici, dalla contrattazione collettiva.
È evidente, pertanto, che, una volta valutata la congruità generale del compenso, bisogna fare riferimento alla contrattazione collettiva nazionale specifica, o a contratti collettivi nazionali di lavoro rivolti espressamente a regolare i rapporti di collaborazione a progetto in un determinato settore. I compensi non potranno risultare inferiori agli importi determinati dai contratti, laddove articolati in base a profili professionali tipici.
In mancanza di una classificazione per profili, la determinazione del compenso dovrà tenere conto in ogni caso dei minimi salariali applicati nello stesso settore alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, in base ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria, o su loro delega, ai livelli decentrati.
Il raffronto di congruità con i minimi salariali riferibili al lavoro subordinato, andrà effettuato esclusivamente attraverso contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, escludendo dalla valutazione i contratti a livello decentrato se non appositamente delegati.
In relazione al parametro qualitativo pertanto, si porranno problemi interpretativi quando l’oggetto del contratto di collaborazione a progetto riguarderà una attività che, oltre a non essere specificatamente prevista dalla contrattazione, non avrà neppure un sostanziale riferimento nella sfera del lavoro subordinato.

Appare ancora più insidiosa la valutazione dell’indice quantitativo riportato dalla norma, perché il contratto a progetto è per sua natura riconducibile a prestazioni di lavoro autonome che mal si coniugano con una quantificazione temporale della prestazione.
Peraltro, con le modifiche introdotte dal Dl n. 76/2013, l’indicazione contrattuale in forma scritta del corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese, così come richiesta dall’articolo 62, comma 1, lettera c) del D.lgs n. 276/03, riveste carattere sostanziale, pena la nullità del contratto stesso.

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