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Lavoro, in Olanda e Norvegia settimana corta e salari d’oro. L’Italia? Ultima in classifica

1. OLANDA
Ore di lavoro alla settimana: 29
Salario medio: 35mila euro

Quattro giorni di lavoro a settimana e reddito annuo da 35mila euro? Non è un sogno. E’ l’Olanda. Qui l’86% degli impiegati lavora 34 ore (o meno) ogni sette giorni. La settimana breve non è un lusso, e lo dimostra la diffusione del part-time anche tra gli uomini: il 12%, secondo le statistiche di Amsterdam. Come? Grazie a una legislazione che promuove l’equilibrio vita-lavoro, con misure ad hoc per ridurre lo stress e aumentare il benesser

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e. Congedi parentali per padri e madri e vacanze pagate sono il minimo sindacale: e dal 2000, i dipendenti possono modificare il contratto a piacimento, da full time a part time. Senza una virgola fuori posto su retribuzione, assistenza medica e benefit. Risultato: media di 29 ore lavorative, record Ocse.

2. DANIMARCA
Ore di lavoro alla settimana: 33
Salario medio: circa 35mila euro

Le 33 ore lavorative della media danese si riassumono in un termine: flexsecurity. Che cosa significhi lo dice già il nome: un mix, unico nel suo genere, di flessibilità nei contratti e sicurezza sociale. Il turn over è frequente, e favorisce il ricambio generazionale tra vecchi e nuovi lavoratori. Si ha diritto a un minimo di ferie di cinque settimane, e i sussidi statali per la disoccupazione durano fino ai 24 mesi. Il reddito pro capite? A Copenaghen e dintorni, sfiora i 35mila euro all’anno.

3. NORVEGIA
Ore di lavoro alla settimana: 33
Salario medio: circa 33mila euro

Almeno 21 giorni di ferie pagate all’anno e 43 settimane di congedo parentale. Che diventano 53 se si rinuncia alla “full paid vacation”, lo stipendio pieno. Le leggi sul lavoro della Norvegia sono tra le più elastiche al mondo, e il part-time è diffuso anche tra i giovani. In particolare, i neogenitori possono chiedere (e ottenere) la riduzione delle ore lavorative, che viaggiano su una media nazionale di 33.

4. IRLANDA
Ore di lavoro alla settimana: 34
Salario medio: circa 38mila dollari

Trent’anni fa gli irlandesi erano tra i popoli più stackanovisti del pianeta, con un monte settimanale di 43 ore di lavoro. Nel 2013, ne hanno “perse” 10 esatte: l’esodo dalle campagne ha diminuito la percentuale di lavoratori agricoli, che generalmente riportano ritmi lavorativi superiori alla media delle altre professioni. In parallelo, a Dublino, il part-time è cresciuto notevolmente. In parte per le preferenze dei lavoratori. In parte per un mercato occupazionale più povero. E la short week, da lusso, si fa compromesso…

5. GERMANIA
Ore di lavoro alla settimana: 35
Salario medio: 30mila euro

In Germania il part-time è cresciuto con la crisi. I programmi a orario ridotto sono sempre esistiti, e con media diffusione, ma il governo li ha intensificati dal 2009 per salvare gli stipendi di quasi un milione e mezzo di lavoratori. Ad oggi un tedesco su quattro sfrutta il Kurzabeit, la settimana corta, incentivata dal Bundestag con un programma da 5 miliardi. E la “dieta” alle ore di lavoro ha funzionato: il tasso di disoccupazione è al 5%, ben al di sotto della soglia d’allarme.

6. SVIZZERA
Ore di lavoro alla settimana: 35
Salario medio: circa 37.500 euro

Il reddito annuo di un cittadino svizzero supera i 37mila euro. Poco meno di quello di un cittadino americano. Di mezzo ci sono “solo” le 155 ore lavorative che separano la media di Zurigo da quella di New York. Un contratto su tre è part-time, e il tasso di occupazione è ineguagliato tra i paesi industrializzati: 79%, con prospettive di crescita. In proporzione, secondo i dati Ocse, solo il 67% degli americani di età compresa tra i 15 e i 65 anni ha un lavoro regolare.

7. BELGIO
Ore di lavoro alla settimana: 35
Salario medio: 33mila euro

Prima il lavoratore, poi il lavoro. In Belgio si è istituito il diritto a una “career break” di un anno: una pausa di 12 mesi con assegno mensile, da sfruttare quando si ritiene opportuno nell’arco della propria esperienza professionale. Le lavoratrici usufruiscono di 15 settimane di maternità, e il congedo parentale può durare fino a tre mesi. Con incrementi concessi dagli 0 ai 12 anni del figlio. All’anno, un dipendente belga cumula 210 ore di lavoro in meno rispetto a un “collega” americano.

8. SVEZIA
Ore di lavoro alla settimana: 36
Salario medio: circa 28mila euro

I benefit per i lavoratori svedesi sono frutto di patti governativi con i sindacati. L’indirizzo di Stoccolma è abbreviare la settimana lavorativa, riducendo gli orari e incentivando le formule che permettono una minore dipendenza dai tempi di ufficio. Come il telelavoro. Il part-time è diffuso prevalentemente fra le donne, tanto che i sindacati si sono mossi in direzione contraria: rivendicare una parità anche nel full-time, per evitare discriminazioni implicite nella distribuzione degli impieghi.

9. AUSTRALIA
Ore di lavoro alla settimana: 36
Salario medio: circa 39mila euro

La legge australiana fissa la settimana lavorativa sulle 38 ore, e i dipendenti di Sidney e Melbourne si attengono a quella media. O un po’ meno. Una legge approvata nel 2009 dal parlamento istituisce dieci misure di tutela, incluse indennità in caso di licenziamento e periodo di congedo per lavoro in comunità.

10. ITALIA
Ore di lavoro alla settimana: 36
Salario medio: circa 25.500

Fanalino di coda della top 10 Ocse, proprio l’Italia. Il massimo di ore lavorative è stabilito a 40 ore, con un tetto di otto per gli straordinari. Limiti oltre i quali scattano le sanzioni per i datori di lavoro. Le settimane di vacanze retribuite sono quattro. Come la Germania, anche in Italia il part-time è stato – secondo l’Ocse – “ampiamente incentivato”. Ma balzano subito all’occhio le differenze tra fasce di retribuzione: tra i paesi della top ten, il salario italiano si avvicina a quello della sola Svezia. Con 3mila euro di scarto. E senza i benefit, e le garanzie, di lavoratori svedesi…

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