Diritto

Classamento degli immobili e attribuzione delle rendite catastali: competente il giudice tributario

Classamento degli immobili e attribuzione delle rendite catastali: competente il giudice tributario
Le cause relative al classamento degli immobili e all’attribuzione delle rendite catastali sono competenza del giudice tributario. Anche quando a ricorrere nei confronti dell’amministrazione non è il contribuente, ma il comune nel cui territorio si trova il bene accatastato

Le cause relative al classamento degli immobili e all’attribuzione delle rendite catastali sono di competenza del giudice tributario, anche quando a ricorrere nei confronti dell’Amministrazione non è il contribuente, ma il Comune nel cui territorio si trova il bene accatastato. È questa la decisione assunta dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 15201 del 21 luglio 2015.

IL FATTO
Un Comune adiva la Commissione Tributaria di 1° grado impugnando la nuova rendita catastale attribuita dalla Provincia Autonoma di T. e dal Servizio Catasto ai beni facenti parte di un impianto idroelettrico, rendita peraltro adottata dal Servizio Catasto dopo che il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, adito dal Comune, aveva annullato la rendita precedente.

In pendenza del giudizio dinanzi alla Commissione Tributaria, la Provincia Autonoma di T. ricorreva in cassazione proponendo regolamento preventivo di giurisdizione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
Le SS.UU. della Corte di Cassazione premettono che il secondo comma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/92 prevede che “appartengono alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo tra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale“.

Il legislatore ha pertanto individuato in maniera oggettiva ed univoca il giudice tributario come il giudice al quale appartiene la giurisdizione sulle controversie concernenti (per quanto nella specie rileva) il classamento degli immobili e l’attribuzione della rendita catastale.

In una lettura letterale, logica, e sistematica nonché costituzionalmente orientata della norma in esame, la Suprema Corte esclude che l’inciso “promosse dai singoli possessori” di cui al secondo comma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/92 possa avere la funzione di contribuire (unitamente al profilo oggettivo) a delimitare la giurisdizione del giudice tributario in materia.

La giurisprudenza della Suprema Corte in materia è in rapida e continua evoluzione e, non senza esitazioni, comincia a mostrare la consapevolezza sia del fatto che il Comune in relazione al classamento ed alla rendita catastale è portatore di un proprio interesse ad agire sia del fatto che l’impugnazione dell’atto di classamento ovvero della rendita catastale deve essere valutata nel medesimo processo ed in relazione a tutti i potenziali interessati.

In sintesi, per la Suprema Corte una lettura costituzionalmente orientata dell’inciso “promosse dai singoli possessori” consente di affermare che esso non riveste nell’economia della norma citata la funzione di delimitare la giurisdizione del giudice tributario (oltre che sul piano oggettivo) anche in riferimento al soggetto che adisce il giudice, nel senso che eventuali altri soggetti portatori di interesse ad una decisione giurisdizionale in materia non potrebbero adire alcun giudice ovvero potrebbero adire solo un giudice appartenente ad altra giurisdizione, giacché una diversa interpretazione del suddetto inciso si porrebbe infatti in contrasto col diritto di azione costituzionalmente presidiato e con alcuni dei valori fondanti del giusto processo, tra i quali vanno annoverati la stabilità delle decisioni, la funzionalità del processo e, innanzitutto, l’effettività della tutela giurisdizionale, che verrebbero di certo messi a repentaglio dalla concreta possibilità che sulla stessa questione intervengano decisioni contrastanti provenienti da giudici appartenenti alle diverse giurisdizioni alle quali il legislatore abbia (in ipotesi) riconosciuto la possibilità di conoscere del medesimo oggetto, con l’effetto che, ad esempio, le decisioni sulla congruità della rendita potrebbero essere legittimamente più di una e quindi la rendita di un medesimo immobile potrebbe essere congrua per il giudice amministrativo adito dal Comune e non congrua per il giudice tributario adito dal possessore-contribuente, senza che peraltro risulti previsto alcun rimedio per un simile “impasse”.

In definitiva, alla luce del dettato del secondo comma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992, prevedente la giurisdizione del giudice tributario sulle controversie concernenti – tra l’altro – la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale, ed escluso che l’inciso “promosse dai singoli possessori” sia idoneo a condizionare i limiti della giurisdizione riconosciuta al suddetto giudice, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione dichiarano la giurisdizione del giudice tributario anche nelle ipotesi in cui, come nella specie, la rendita o l’atto di classamento siano impugnate dal Comune e non (o non solo) dal contribuente.

Corte di Cassazione Sezioni Unite – Ordinanza N. 15201/2015

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