Diritto

Chi sbaglia può correggere il ricorso

Chi sbaglia può correggere il ricorso
Anche l’imputato che sbaglia la via di ricorso deve essere messo nella condizione di far valere il suo diritto di difesa, concedendogli l’opportunità di correggere la rotta

Anche l’imputato che sbaglia la via di ricorso deve essere messo nella condizione di far valere il suo diritto di difesa, concedendogli l’opportunità di correggere la rotta. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22443/2013, rivede l’orientamento restrittivo che impediva di riconvertire in opposizione il ricorso in Cassazione contro il decreto penale di condanna emesso dal giudice per le indagini preliminari. In caso di decreto di condanna il rito monitorio prevede la strada obbligata dell’atto di opposizione, l’unica finalizzata a rimuovere il provvedimento considerato ingiusto e a instaurare il contraddittorio tra le parti. La particolarità del rito e l’espressa previsione di un rimedio specifico precludono la possibilità di portare la questione davanti alla Suprema Corte. I giudici si chiedono, se sia possibile aggirare il divieto applicando il “favor impugnationis”, previsto dal comma 5 dell’articolo 568 del Codice di rito. E la risposta è affermativa.
Per i giudici non c’è dubbio che l’opposizione al decreto penale vada inquadrata nel più generale istituito delle impugnazioni, per questo non si può, come affermato in precedenti pronunce, «operare una scissione tra le norme tra le impugnazioni applicabili (quanto alla sua presentazione, al rispetto di formalità e termini) e quelle non applicabili, attraverso un percorso argomentativo estremamente restrittivo».
L’interpretazione più aperta – sottolinea la Cassazione – è in linea con i principi sull’esercizio concreto del diritto di difesa e sul giusto processo, dettati dagli articoli 24 e 111 della Costituzione, oltre che con l’articolo 6 della Cedu.

In nome del rispetto delle fonti di rango superiore, il principio generale di conservazione degli atti giuridici e del “favor impugnationis”, va esteso anche all’imputato destinatario del decreto di condanna del Gip che, pur avendo sbagliato nell’individuare il rimedio, ha manifestato la sua intenzione di volere riesaminare il caso per far rimuovere da un altro giudice il provvedimento che ritiene errato.

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Il principio generale di conservazione degli atti giuridici e del “favor impugnationis” (…) va esteso anche all’imputato che, destinatario di un decreto penale di condanna, abbia comunque manifestato, seppur attraverso un rimedio non consentito dall’ordinamento (come il ricorso per Cassazione), il chiaro intento di veder riesaminare il caso e rimuovere da un altro giudice il provvedimento che ritiene errato.

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