Fisco

Chi paga le tasse è autolesionista: l’accusa della Corte dei Conti contro il Fisco

Chi paga le tasse è autolesionista: l'accusa della Corte dei Conti contro il Fisco
I magistrati contabili bacchettano il sistema tributario italiano, dalla normativa fiscale “mal coordinata, contraddittoria e priva di una strategia”, con un sistema di repressione penale dei reati tributari lento e inefficace, sanzioni amministrative esigue mentre quelle penali sono spesso prescritte

“Uno scenario desolante” quello che emerge dal rapporto della Corte dei Conti sulla tax compliance, ovvero lo sforzo dell’Amministrazione di spingere i contribuenti a pagare spontaneamente le tasse. I magistrati contabili bacchettano il sistema tributario italiano, dalla normativa fiscale “mal coordinata, contraddittoria e priva di una strategia”, con un sistema di repressione penale dei reati tributari lento e inefficace, sanzioni amministrative esigue mentre quelle penali sono spesso prescritte. Il tutto in un quadro di controlli depotenziati: chi evade rischia in media una verifica ogni trent’anni, senza contare la ricorrenza di condoni e sanatorie. Tanto che certezza dello sconto “rende autolesionistica la condotta di chi adempie correttamente e tempestivamente all’obbligazione tributaria”.

Se il sistema Italia è allo sbando, uno dei principali responsabili è dunque l’evasione fiscale, ormai fuori controllo e superiore ai 120 miliardi di euro l’anno. Un problema che lo Stato finora non è stato in grado di gestire, come accusano i magistrati della Corte dei Conti. La strategia fiscale è piena di contraddizioni, organizzata da oltre 40 anni in base a emergenze contingenti e quasi mai inquadrata in una strategia di lungo periodo di contrasto all’evasione”.

I magistrati contabili denunciano una “ingiustificata grave sperequazione” tra il livello di contribuzione del lavoro dipendente e di pensione e quello dei lavoratori autonomi: questi ultimi inoltre spesso traggono vantaggio dalle loro dichiarazioni per avere accesso ai servizi sociali legati al reddito (come gli asili nido). Una progressività del sistema fiscale “al contrario”, come denuncia Susanna Camusso della Cigl: l’81% delle imposte sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati. “La Corte dei Conti ha confermato oggi quello che la Cisl sostiene da tempo: il sistema fiscale italiano va profondamente cambiato perché non rispetta più i principi costituzionali dell’equità e della progressività” afferma Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl. “Finalmente anche una magistratura dello Stato conferma quello che noi diciamo da anni: le tasse in Italia sono costrette a pagarle sino all’ultimo euro solo i lavoratori dipendenti e i pensionati” commenta il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.

Quanto alla normativa fiscale, la Corte “ha avuto modo di rilevare come essa sia stata caratterizzata da andamenti ondivaghi e contraddittori”. Ad esempio, gli elenchi telematici di clienti e fornitori, introdotti nel 2006, sono stati soppressi nel 2008, reintrodotti parzialmente nel 2010 e reintrodotti nel 2012. Il tetto al pagamento in contanti nel 2007 è stato fissato a 1.000 euro, elevato a 12.500 euro nel 2008, ridotto a 5.000 nel 2010, poi ancora abbassato a 2.500 euro nel corso del 2011 per poi essere riportato a 1.000 euro dal 2012.

Il tutto a causa delle “storiche divisioni politiche e sociali su un tema, quello del contrasto all’evasione, che, per sua natura e rilevanza, dovrebbe costituire elemento di piena condivisione e concordanza di obiettivi”.

Fare affidamento nel “miglioramento del rapporto tra fisco e contribuenti”, auspicato dalla direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, o “nell’onore accompagnato da regole più semplici”, come auspicato dal premier Renzi, è un vero e proprio errore di prospettiva. La soluzione, secondo la Corte dei Conti, è una una strategia basata sull'”impiego della tecnologia”: fatturazione elettronica per fare emergere i redditi nascosti, diffusione degli obblighi di pagamento tracciato e di comunicazione telematica dei corrispettivi.

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