Diritto

Chi è obbligato a liquidare il TFR nel trasferimento di azienda?

Chi liquida il TFR nel trasferimento di azienda
Nella ipotesi di trasferimento d’azienda, il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente, il cui rapporto sia proseguito con il datore di lavoro cessionario, per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà, e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione

La Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, con sentenza 11/09/2013 n. 20837, esamina il problema, già controverso nella giurisprudenza di legittimità, della individuazione del soggetto obbligato alla corresponsione del trattamento di fine rapporto ai lavoratori, nell’ipotesi di trasferimento d’azienda.

La Corte rileva che il diritto al Trattamento di Fine Rapporto, ex art. 2020 del codice civile, matura progressivamente in ragione dell’accantonamento annuale, mentre soltanto l’esigibilità del credito è rinviata al momento della cessazione del rapporto, e anche la relativa prescrizione può decorre da tale data.

Ne deriva che, in caso di trasferimento d’azienda e di prosecuzione del rapporto di lavoro alle dipendenze del cessionario, ex art. 2112 del codice civile, il datore di lavoro cedente è obbligato, al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, successivo al trasferimento stesso, al pagamento delle quote di T.F.R. maturate fino alla data del trasferimento d’azienda e per tale credito del lavoratore sussiste il vincolo di solidarietà tra cedente e cessionario previsto dall’art. 2112, secondo comma, codice civile; invece unico obbligato al trattamento di fine rapporto, quanto alla quota di T.F.R. maturata nel periodo del rapporto successivo al trasferimento d’azienda, è il datore di lavoro cessionario.

In tal modo, viene consolidato l’indirizzo affermato da Cass. Sez. L, Sentenza n. 19291 del 22/09/2011, secondo cui, in caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 del codice civile, posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente, il cui rapporto sia proseguito con il datore di lavoro cessionario, per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà, e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione.

Nel medesimo senso, più recentemente, anche la Sesta sezione della Cassazione, Sez. 6 Lavoro – Ordinanza n. 11479 del 14/05/2013, che ha affermato che, in caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 del codice civile, posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l’azienda, essendo creditore del medesimo.

In senso difforme, in precedenza, Cass. Sez. Lavoro, Sentenza n. 15371 del 09/08/2004, secondo cui invece, a norma dell’art. 2112 del codice civile nel testo vigente anteriormente alla modifica di cui all’art. 32 del D.Lgs. n. 276 del 2003 (ed applicabile nella specie “ratione temporis”), in caso di trasferimento d’azienda e di prosecuzione dei rapporti di lavoro dei dipendenti col cessionario, quest’ultimo deve considerarsi unico debitore del trattamento di fine rapporto, anche per il periodo passato alle dipendenze del precedente datore di lavoro, atteso che solo al momento della risoluzione del rapporto matura il diritto del lavoratore al suddetto trattamento, del quale la cessazione del rapporto è fatto costitutivo.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 20837/2013

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Un Commento

  1. buonasera ho letto il Vostro articolo ma la mia domanda è : se l azienda cambia solo denominazione e soci e i dipendenti rimangono gli stessi, può il vecchio datore di lavoro, inserire il tfr della societa in liquidazione nella busta paga dela nuova societa’? grazie

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