Diritto

Cessione del contratto di appalto ed inerenza dei costi

Cessione del contratto di appalto ed inerenza dei costi
Sono qualificabili come “inerenti” alla società cessionaria i costi rimborsati alla società cedente ove gli stessi siano stati oggetto di espressa pattuizione all’atto della stipula della cessione del contratto

La cessione del contratto di appalto non esclude che nei rapporti tra cedente e cessionario possano essere pattuite obbligazioni aggiuntive, quale quella di rimborsare alla cedente determinati costi, da questa sostenuti in funzione delle prestazioni oggetto del contratto ceduto, e che possono pertanto qualificarsi come “inerenti” per la società cessionaria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6225 del 27 marzo 2015.

IL FATTO
L’Agenzia delle Entrate notificava ad A. & c. srl un avviso di accertamento relativo all’anno d’imposta 1999, con cui si accertavano ai fini Irpeg ed Irap minori costi ed un maggior valore della produzione netta per l’importo di lire 70.517.000, fondato su p.v.c. con il quale venivano rilevati costi illegittimamente portati in detrazione per fatture emesse nei suoi confronti da A. srl.

La CTP respingeva il ricorso della contribuente e tale decisione veniva confermata dalla CTR.

La CTR, in particolare, affermava la non plausibilità della cessione del contratto di appalto, concluso tra le due società, prospettata dalla contribuente, in assenza di alcun riscontro documentale della cessione suddetta nonostante il contenuto assai specialistico della prestazione e l’elevato valore economico del contratto oggetto di cessione.

Rilevava inoltre che l’ufficio aveva accertato che dopo la cessione dei contratti (ma anche anteriormente) la A. srl aveva dimesso le proprie strutture organizzative, compiendo unicamente operazioni dirette alla cessazione dell’attività.

Deduceva pertanto la validità delle presunzioni affermate dall’ufficio, in quanto non contrastate da alcun indizio o elemento probatorio offerto dalla contribuente, su cui gravava il relativo onere.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, in liquidazione, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, l’insufficienza della motivazione della CTR, in quanto essa si era limitata ad affermare la validità delle presunzioni dell’ufficio, senza peraltro indicare gli elementi posti alla base dell’iter logico, né le ragioni idonee a suffragare il proprio convincimento sul punto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla società. La CTR ha infatti escluso l’inerenza dei costi portati dalle fatture effettuando la valutazione sulla deducibilità di detti costi non già con riferimento alla contribuente, ma alla A. srl.
La CTR ha inoltre omesso di verificare se detti costi fossero o meno effettivi, se fossero stati realmente sostenuti dalla contribuente e se si riferissero a beni produttivi di ricavi e proventi concorrenti a formare il reddito della medesima.

La motivazione – continuano gli Ermellini – appare inoltre intrinsecamente contraddittoria in quanto da un lato sembra negare la cessione del contratto di appalto con la F., senza peraltro affermarne espressamente il carattere fittizio, dall’altro sembra invece ammettere la cessione delle relative commesse, affermando che dopo la cessione di detti contratti la A. srl aveva dimesso le proprie strutture organizzative, compiendo operazioni dirette unicamente alla cessazione dell’attività.

La CTR ha inoltre affermato che la cedente aveva indebitamente dedotto il costo di penali per inadempienze sorte nell’esecuzione degli appalti, al fine di procurarsi maggiori costi e diminuire illegittimamente l’utile di esercizio, facendo riferimento ad una circostanza che è riferita alla cedente ed è estranea alla materia della controversia, che ha invece ad oggetto la indebita deducibilità di costi da parte della contribuente.

Non risultano dunque adeguatamente valutati, sotto il profilo dell’esistenza e riferibilità alla contribuente, i costi per cui è causa, vale a dire quelli oggetto delle fatture emesse dalla cedente nei confronti della contribuente.
Non risulta, in particolare, specificamente esaminata e confutata la circostanza secondo la quale dette fatture si riferivano al rimborso di costi originariamente sostenuti dalla cedente e relativi alla commessa ceduta: poiché, a seguito della cessione del contratto, il corrispettivo delle commesse era stato interamente ricevuto dalla contribuente cessionaria, restava a carico della medesima il rimborso di detti costi, portati nelle fatture ed inerenti a tale ricavo.

La Suprema Corte osserva al riguardo che la cessione del contratto (nella specie di appalto) non esclude che nei rapporti tra cedente e cessionario possano essere pattuite obbligazioni aggiuntive, quale quella di rimborsare alla cedente determinati costi, da questa sostenuti in funzione delle prestazioni oggetto del contratto ceduto, e che possono pertanto qualificarsi come “inerenti” per la società cessionaria, posto che l’intero corrispettivo risulta pagato dal contraete ceduto, F. srl, alla cessionaria medesima.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 6225/2015

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