Lavoro

Certificati di malattia, il 99% viaggia online

Certificati di malattia, il 99% viaggia online
I certificati di malattia dei lavoratori italiani viaggiano ormai pressoché esclusivamente on line: il 99% hanno dato l’addio alla trasmissione cartacea all’Inps

Basta carta, siamo (quasi) hi-tech. Nell’Italia arrugginita 1.0 che fatica e parecchio a diventare 2.0, e che tanto più sogna la stella di Paese 3.0, è avvenuto quasi nel silenzio un piccolo miracolo. I certificati di malattia dei lavoratori italiani (quelli che un lavoro lo hanno, s’intende) viaggiano ormai pressoché esclusivamente on line: il 99% hanno dato l’addio alla trasmissione cartacea all’Inps. Tutto digitalizzato, insomma. Tanto che ad aprile 2013, da che è partita la vituperata “riforma Brunetta”, i certificati di malattia hanno sfondato quota 50 milioni di invii elettronici totali. L’obiettivo che si sperava di centrare. E che adesso, dopo le resistenze dei medici di famiglia, sembra essere al sicuro. Come dimostra la rilevazione appena messa a punto dal Dipartimento per la digitalizzazione della Pa e l’innovazione tecnologica. L’ex ministero di Brunetta, appunto. Poi di Filippo Patroni Griffi (patron della rilevazione di aprile) e adesso di Giampiero D’Alia.

Risparmi milionari in cassaforte per tutti. Tonnellate di carta che non ci sono più. Volatilizzate, non acquistate. Dunque, non sprecate. Che a loro volta inducono altri possibili risparmi. Per i lavoratori che non inviano raccomandate postali a datori di lavoro e Inps: circa 70 milioni di minori spese per una massa di 24 milioni di certificati, si calcola. Per i datori di lavoro che possono fare un check costante e più sicuro sull’assenteismo: almeno altri 20 milioni di costi in meno poiché su 60 milioni di giornate di malattia che costano 1,9 miliardi (1,6 a carico delle imprese) grazie ai certificati on line si stima di abbattere dell’1-3% l’assenteismo. E risparmi per l’Inps, naturalmente, che azzerando i data entry dei certificati cartacei può recuperare a sua volta 500 milioni. E dare così fondo, con un’arma nuova e più munizioni in mano, ai controlli sui finti malati o su periodi di assenza ingiustificati. Se ce la farà, naturalmente. In linea teorica, infatti, grazie ai certificati in tempo reale, con l’addio alla massa di documenti polverosi da spulciare (e conservare), sarebbe possibile conoscere le cause che determinano le malattie, i settori, le età, le dimensioni aziendali dei casi di malattia, che finora erano sconosciute. Un grande fratello, si spera del tutto a prova di privacy, contro i finti malati.

Il boom di malattie della Calabria. Dai dati della rilevazione governativa, intanto, emergono numerose curiosità. Anche tic da malattia certificata che meritano di essere indagati. Nel quadrimestre gennaio-aprile di quest’anno sono stati inviati 9,1 milioni di certificati di malattia, che sommati ai 41 milioni degli anni prima, ha portato l’operazione a sfondare quota 50,108 milioni. Il 99% di certificati che viaggiano on line appunto. A fare la parte del leone sono naturalmente le Regioni più popolose, Lombardia e Lazio in testa. Mentre il grosso dei certificati on line riguarda il settore privato (7,7 milioni nei primi quattro mesi dell’anno), seguito dal settore pubblico (911mila) e da quello dei “privati non Inps”.
Ma a guardar bene dentro le cifre, e analizzandole mese per mese, si scoprono diverse “curiosità”. L’aumento delle certificazioni, e dunque delle assenze per malattia, almeno ad aprile non è stato più alto nelle grandi Regioni. In testa c’è la Calabria, dove solo il mese scorso sono stati collezionati il 21% del totale dei certificati del quadrimestre della Regione. E questo proprio in un mese, aprile, in cui tradizionalmente, calato il picco influenzale, si registra un calo delle assenze per malattia. Come infatti è accaduto in quasi tutte le altre Regioni. Un risultato anomalo che, d’altra parte, in Calabria s’è registrato per i certificati per i dipendenti dei privati (19,5%). Ma soprattutto nel settore pubblico, dove ad aprile i certificati di malattia sono stati pari al 33,5% di quelli collezionati nei primi quattro mesi dell’anno. Un vero e proprio boom. Tutto da analizzare.

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