Diritto

Categorie protette, niente assunzione se l’incorporazione di altra P.A. compensa la ”quota d’obbligo”

Categorie protette, niente assunzione se l'incorporazione di altra P.A. compensa la ''quota d’obbligo''
Qualora, a seguito di incorporazione di altra Amministrazione vi sia una sopravvenienza organizzativa incompatibile con l’assunzione di nuovo personale appartenente alle cc.dd. “categorie protette”, è legittimo il provvedimento con cui la P.A. ha comunicato al concorrente utilmente collocato in graduatoria (a seguito di scorrimento della medesima) che non si procederà più all’assunzione in servizio

Qualora, a seguito di incorporazione di altra Amministrazione vi sia una sopravvenienza organizzativa incompatibile con l’assunzione di nuovo personale appartenente alle cc.dd. “categorie protette”, è legittimo il provvedimento con cui la P.A. ha comunicato al concorrente utilmente collocato in graduatoria (a seguito di scorrimento della medesima) che non si procederà più all’assunzione in servizio.

Il Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce, con la sentenza breve 5 settembre 2013, n. 1816, ha stabilito che la sopravvenienza di una nuova situazione organizzativa che escluda la precedente “scopertura” della quota d’obbligo da destinare ai lavoratori appartenenti alle categorie protette ex L. n. 68/1999 legittima la P.A., che aveva indetto la selezione pubblica quando il quadro di riferimento era diverso, ad adottare un provvedimento che escluda l’assunzione in servizio del concorrente, benché questi si sia utilmente collocato nella graduatoria definitiva di un concorso pubblico.

ANALISI DEL CASO

A seguito della rinuncia del primo classificato e al conseguente scorrimento della graduatoria di un concorso pubblico per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di personale amministrativo, riservato ai soggetti appartenenti alle categorie di cui alla L. n. 68/1999, il ricorrente aveva trasmesso alla P.A. procedente tutta la documentazione richiesta ai fini dell’assunzione; con una successiva nota, però, era stato comunicato al medesimo che non sarebbe stato dato alcun seguito alla selezione, poiché, per l’avvenuta incorporazione di altra Amministrazione (nel caso di specie A.A.M.S. era stata fatta confluire nell’Agenzia delle Dogane), non vi era più la necessità, né la possibilità, di effettuare assunzioni di personale in quella speciale categoria.

Avverso tale atto, il ricorrente ha mosso le proprie censure, eccependo la violazione della stessa L. n. 68/1999, violazione degli artt. 7 e ss. della L. n. 241/1990, per vizi partecipativi, nonché dell’art. 3 della ridetta L. n. 241/1990, per difetto di motivazione, e chiedendo l’annullamento della nota con cui è stata comunicata la sopravvenuta insussistenza dei presupposti normativi per dar luogo all’assunzione.

Si è costituita la P.A. resistente che ha preliminarmente eccepito il difetto di giurisdizione del G.A., ritenendo che la controversia, riguardando l’instaurazione del rapporto di lavoro, rientrasse nella giurisdizione del G.O. in funzione, proprio, di Giudice del lavoro.

Il Collegio, in sede di discussione della domanda sospensiva cautelare, accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, dopo aver avvisato le parti, ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60, D.Lgs. n. 104/2010.

LA SOLUZIONE

La Sezione salentina ha preliminarmente rigettato l’eccezione processuale proposta dall’Amministrazione resistente preso atto che il ricorrente non aveva, infatti, domandato la condanna della P.A. alla costituzione del rapporto di lavoro, nel qual caso sarebbe restata ferma la giurisdizione del G.O. ex art. 63, D.Lgs. n. 165/2001, ma si è limitato a compulsare il Giudice per l’annullamento della nota e degli altri provvedimenti impugnati.

Il Collegio ha ricordato che, secondo la giurisprudenza amministrativa, i vincitori di un concorso pubblico non sono titolari di un diritto soggettivo all’assunzione, ma di un interesse legittimo, atteso che la loro aspettativa alla nomina in servizio può essere paralizzata da eventuali fatti – factum principis impeditivo – sopravvenuti, di natura normativa, organizzativa o finanziaria, che inducano la P.A. a non procedervi o, se del caso, ad annullare l’intera procedura di selezione (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 7 dicembre 2010, n. 2161; T.A.R. Campania, Salerno, 18 gennaio 2012, n. 51; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 29 settembre 2009; vd. anche Cass. civ. Sez. lav. 20 gennaio 2009, n. 1399; Trib. Foggia, 10 gennaio 2013, n. 193).

Ha proseguito, poi, rilevando come dal contenuto motivazionale del provvedimento gravato emergesse inequivocabilmente che l’Amministrazione non avesse ricusato l’assunzione in violazione della richiamata normativa di cui alla L. n. 68/1999, ma si fosse venuta a trovare in una situazione tale per cui, proprio nel rispetto di quella medesima disciplina, le assunzioni di dipendenti appartenenti alle categorie protette risultavano impedite per la sopraggiunta “copertura totale” delle quote d’obbligo; sicché, il Collegio, dopo aver evidenziato che le condizioni normativamente previste per l’assunzione dei lavoratori diversamente abili devono sussistere tanto al momento dell’attivazione della procedura selettiva, quanto a quello dell’immissione in servizio del concorrente utilmente collocato in graduatoria, ha disatteso il primo motivo di ricorso, perché infondato.

Quanto ai vizi partecipativi, per la violazione degli artt. 7 e ss. della L. n. 241/1990, censurati dal ricorrente, il T.A.R. di Lecce ha considerato che, per il disposto dell’art. 21-octies, comma 2, secondo periodo, L. n. 241/1990, questi non avessero portata invalidante, posto che, anche ove il ricorrente fosse stato messo in condizione di partecipare al procedimento amministrativo, il relativo provvedimento finale avrebbe avuto identico tenore contenutistico (cfr. ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 21 giugno 2013, n. 3402; idem, Sez. VI, 4 settembre 2007, n. 4614; T.A.R. Basilicata, 20 dicembre 2012, n. 570).

Da ultimo, il G.A. ha rigettato anche il terzo motivo di ricorso, ravvisando la esaustività del provvedimento nella parte in cui l’Amministrazione resistente aveva assolto all’obbligo di motivazione, esternando compiutamente i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche poste a fondamento delle proprie determinazioni, con un percorso logico-interpretativo del quale era agevole cogliere i tratti rilevanti.

I PRECEDENTI E I POSSIBILI IMPATTI PRATICO-OPERATIVI

Le decisioni intervenute in molti casi analoghi non sono univoche nel riconoscere al vincitore di un concorso pubblico un vero e proprio diritto all’assunzione ovvero un mero interesse legittimo, corrispondente all’aspettativa alla stessa, che può essere anche disattesa nel caso in cui sopravvengano fatti impeditivi: da questa incertezza derivano, inoltre, dubbi anche sulla individuazione del Giudice munito di giurisdizione per la risoluzione delle relative controversie (cfr. Cass. civ. Sez. Un. 2 ottobre 2012, n. 16728; Cass. civ. Sez. VI, 14 giugno 2012, n. 9807; di diverso avviso, Cons. Stato, Sez. VI, 14 novembre 2012, n. 5).

La decisione segnalata aderisce a quell’indirizzo “pubblicistico” che ritiene prevalente l’interesse pubblico al buon andamento della P.A. e lascia regredire il diritto al lavoro, costituzionalmente garantito ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 e 97 Cost., del privato cittadino, vincitore di concorso, a semplice interesse legittimo all’assunzione, in tutti quei casi – e soltanto in quelli, aggiungeremmo – in cui intervengano fatti impeditivi che portino l’Amministrazione a non poter concludere la procedura selettiva con la sottoscrizione del contratto di lavoro; non si esclude, tuttavia, che in tali ipotesi possano sussistere ragioni legittimanti richieste di risarcimento del danno – a titolo di responsabilità precontrattuale – in favore dei concorrenti utilmente collocati nella graduatoria definitiva approvata e non assunti, in considerazione del fatto che questi ultimi, rispetto a quel preciso esito del concorso, si trovano in una situazione – quantomeno – di legittimo affidamento (cfr. Cass. civ. Sez. VI, 14 giugno 2012, n. 9807 citata).

TAR Lecce – Sentenza N. 1816/2013

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