Diritto

Cassazione: non utilizzabili i dati desunti dalla ‘navigazione’ abusiva del dipendente

Cassazione: non utilizzabili i dati desunti dalla ‘navigazione’ abusiva del dipendente
È legittimo il provvedimento del Garante della privacy che abbia vietato ad una azienda il trattamento di dati personali, concernenti l’accesso a internet, tratti dal computer di un proprio dipendente, nell’ambito di una procedura disciplinare volta al licenziamento

È legittimo il provvedimento del Garante della privacy che abbia vietato ad una azienda il trattamento di dati personali, concernenti l’accesso a internet, tratti dal computer di un proprio dipendente, nell’ambito di una procedura disciplinare volta al licenziamento. Dalla ‘navigazione’, infatti, si evincevano “dati sensibili” e cioè relativi a convinzioni religiose e politiche nonché alle tendenze sessuali del dipendente. Dati, fra l’altro, del tutto estranei rispetto alla finalità perseguita dall’azienda, alla quale sarebbe bastato dimostrare la connessione ad internet nei tempi di lavoro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18443/2013, respingendo il ricorso della società contro il provvedimento inibitorio del Garante.

La Suprema corte, infatti, ha ritenuto che correttamente il tribunale di merito ha considerato che “il trattamento dei dati sensibili era avvenuto in modo eccedente rispetto alla finalità del medesimo. In particolare, sempre con accertamento in fatto incensurabile in questa sede, il tribunale ha condiviso le argomentazioni del Garante secondo cui la ricorrente avrebbe potuto dimostrare l’illiceità del comportamento del dipendente, in rapporto al corretto uso degli strumenti affidati sul luogo dì lavoro, limitandosi a provare in altro modo l’esistenza di accessi indebiti alla rete e i relativi tempi di collegamento”.

Essa – prosegue la sentenza -, per contro, ha operato un trattamento diffuso di numerose altre informazioni indicative anche degli specifici ‘contenuti’ degli accessi dei singoli siti web visitati nel corso delle varie navigazioni, operando – in modo peraltro non trasparente – un trattamento di dati eccedente rispetto alle finalità perseguite, tenuto conto che, sebbene i dati personali siano stati raccolti nell’ambito di controlli informatici volti a verificare l’esistenza di un comportamento illecito, le informazioni di natura sensibile possono essere trattate dal datore di lavoro senza il consenso quando il trattamento necessario per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria sia “indispensabile” e tale indispensabilità, non ricorre nel caso di specie”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 18443/2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *