Diritto

Cassazione: il possesso della laurea non obbliga il datore di lavoro ad assegnare mansioni superiori

Il possesso del titolo di laurea non conferisce il diritto al riconoscimento di qualifiche né di assegnazione a mansioni diverse da quelle conseguite nell'ambito del legittimo espletamento delle procedure di assunzione e di eventuale successiva assegnazione a qualifiche e mansioni superiori
Il possesso del titolo di laurea non conferisce il diritto al riconoscimento di qualifiche né di assegnazione a mansioni diverse da quelle conseguite nell’ambito del legittimo espletamento delle procedure di assunzione e di eventuale successiva assegnazione a qualifiche e mansioni superiori

Una dipendente della Regione Campania agisce avverso il proprio datore di lavoro contestando il mancato riconoscimento di adeguata posizione lavorativa, la quale non risulterebbe rapportata alle qualifiche professionali dallo stesso possedute. In primo grado il Tribunale, ex art. 2043 cod. civ., riconosce la lesione subita dal lavoratore e condanna la Regione al risarcimento del danno di circa 50mila euro, sul presupposto di aver subito un danno psicofisico per non essere stata assegnata a mansioni più consone al titolo accademico.

Di diverso avviso invece la Corte d’Appello, che ribalta la decisione di primo grado, affermando che «l’impiegata non poteva vantare alcun diritto in relazione al possesso della laurea».

Inevitabile l’approdo della vicenda in Cassazione (Sezione terza, sentenza n. 9240 del 17 Aprile 2013) che, con la suddetta sentenza, ha dato ragione alla Corte territoriale.

Gli Ermellini di piazza Cavour hanno precisato innanzitutto che «la domanda della ricorrente non configura una responsabilità contrattuale ma extracontrattuale, perché l’inquadramento non viene contestato sulla base delle previsioni contrattuali, bensì alla luce della sola qualificazione accademica rispetto alla quale il contratto stesso si pone come fatto ingiusto, generativo di responsabilità». Pertanto spettava alla dipendente provare la colpa dell’amministrazione.

Partendo dalla nozione di responsabilità extracontrattuale la Suprema Corte afferma come, ai fini della prova della colpa della resistente o dell’antigiuridicità del fatto dalla stessa posta in essere, non rilevi la circostanza che il ricorrente sia in possesso di diploma di laurea. Tale qualifica non può obbligare il datore di lavoro ad assegnare al dipendente mansioni differenti rispetto a quelle contrattualmente previste, nè conferirgli in automatico un grado superiore rispetto a quello previsto nel bando di concorso e ribadito in sede di accordo contrattuale. Sostiene la Corte che la qualifica accademica non può estendere il diritto all’inquadramento lavorativo al di là di quello contrattualmente previsto“, respingendo la pretesa del lavoratore ricorrente.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 9240/2013

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